"Allah, san Gennaro e i tre kamikaze", il nuovo libro di Pino Imperatore

Tre militanti jihadisti in una Napoli caotica e disorganizzata, tra comicità e surrealismo
di Marina Indulgenza - 20 Maggio 2017

Scrivere un libro che affronti in chiave comica una tematica delicata e importante, come quella del terrorismo e che, soprattutto, lo faccia con intelligenza, attenzione e rispetto, può sembrare una sfida impossibile.

Eppure, nonostante le evidenti difficoltà, ha superato egregiamente la prova lo scrittore Pino Imperatore – noto al pubblico soprattutto per essere l'autore del grande successo letterario “Benvenuti in Casa Esposito”, edito da Giunti – nel suo ultimo lavoro dal titolo “Allah, san Gennaro e i tre kamikaze”, pubblicato da Mondadori. 

La storia è quella di tre kamikaze che arrivano a Napoli per compiere un attentato. Salim, Amira e Feisal sono tre ragazzi che hanno meno di trent’anni, hanno esperienze simili di vita e hanno fatto la stessa scelta, quella di entrare nella “milizia di Allah”, seppure per motivi differenti.

Salim, indicato dalla sua organizzazione come capo missione, è il più fanatico dei tre e anche il più testardo ed è quello che avrà più problemi a Napoli proprio per il suo modo di fare; Amira, è la più spietata e la più arrabbiata perché nel corso del tristemente noto bombardamento di Falluja da parte degli Americani ha perso i genitori e le due sorelline; Feisal, invece, è il primo esempio al mondo di terrorista raccomandato perché per entrare nell’organizzazione jihadista, dopo aver fallito vari tentativi, ha dovuto chiedere la raccomandazione a un suo zio, predicatore radicale, che lo segnala al capo dell’accampamento.

Ma la città di Napoli, altra indiscussa protagonista del romanzo dalla prima all’ultima pagina, così complessa, distruttiva, tentacolare, metterà a dura prova la pazienza dei tre kamikaze. È la Napoli dei piccoli traffici quotidiani, un grande bazar in cui si vende tutto e tutti vendono qualcosa ed è una città dal forte potere dissuasivo nei confronti della violenza perché caotica e disorganizzata. Napoli è tutto e il contrario di tutto, è una città difficile da vivere per i suoi stessi abitanti e, nel corso della narrazione, cambierà profondamente i tre ragazzi, motivo per cui, per certi versi, si potrebbe definire questo un romanzo di formazione con una struttura episodica in cui sono presenti elementi picareschi, surreali – dove addirittura prendono vita personaggi inimmaginabili, come gli animali – e, soprattutto, comici, ma di quella comicità empatica, che avvicina, unisce e diventa una forma alternativa di conoscenza per arrivare nella profondità delle situazioni e delle persone.

Un libro, al di là della natura comica e dell’argomento che affronta, pacifico e pacifista per un tempo, il nostro, che è straordinariamente ricco, ma anche straordinariamente pericoloso; un libro che spinge il lettore a farsi delle domande – se non fosse altro per i cinque finali che l’autore propone – e che, con estrema leggerezza, ci racconta un dramma dell’epoca contemporanea in cui, soprattutto dopo gli episodi di Parigi, la logica del terrore è quella di colpire in qualsiasi momento, ovunque e chiunque, a prescindere dalle proprie colpe personali solo perché fa parte dell’Occidente, questo nemico da odiare per diverse motivazioni dove quella religiosa non è mai in cima alla lista.

Un libro necessario che guarda in modo diverso un aspetto “grave” dei giorni nostri avvalendosi di un surrealismo molto napoletano dove la promiscuità di questa città che fagocita tutto e mischia le carte ci fa, in qualche modo, perdere la nostra stessa identità, ma ci rammenta che, come afferma lo stesso Pino Imperatore nella postfazione, “chi decide per la morte, sta sempre dalla parte del torto”

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