Napoli Teatro Festival 2019: il programma della sezione Internazionale

Tra debutti e graditi ritorni. Dieci appuntamenti lungo tutta la kermesse
di Redazione Ecampania.it - 14 Marzo 2019
Napoli Teatro Festival 2019: il programma della sezione Internazionale

La sezione del Napoli Teatro Festival 2019 dedicata al teatro internazionale accoglie debutti e grandi nomi. L’artista canadese Robert Lepage porta in Italia, in prima nazionale, Kanata – Épisode I – La controverse con gli attori del Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine, che per la prima volta, in cinquantaquattro anni di storia, affida la sua compagnia a un regista esterno. Torna al NTFI anche Martin Zimmermann, con lo spettacolo Eins Zwei Drei, un confronto tra tre personaggi su temi forti come l’autorità, la sottomissione e la libertà, sia dell’infanzia che della follia, che “sprigiona tutta la poesia, la violenza e la complessità delle relazioni umane”.

Dal Libano, il Festival ospita il teatro indipendente di Issam Bou Khaled, che porta in scena a Napoli lo spettacolo Carnivorus, dopo una fortunata tournée europea. In prima assoluta, arriva in Italia, anche Sous un ciel bas di Wael Ali, scrittore e regista siriano classe 1979, che presenta al NTFI uno spettacolo di teatro documentario, in cui emergono due percorsi, due registri, l’intimo e il politico, che mettono in dialogo una moltitudine di sguardi e temporalità convergenti verso uno stesso oggetto: un territorio sempre in fuga, visto attraverso lo sguardo di un uomo diviso tra perdita del passato e vita presente. Dedicato ancora alle nuove visioni della scena artistica post-migratoria, è Chroniques d’une ville qu’on croit connaître di Wael Kadour, drammaturgo e regista siriano oggi rifugiato in Francia, che racconta la storia vera di una donna suicidatasi a Damasco nel 2011, mettendo in luce la violenza intrinseca a un sistema politico, economico, religioso, instaurato e perpetuato da decenni. Ancora dalla Francia, arriva a Napoli, dopo la rivelazione al Festival di Avignone 2015, Finir en beauté di Mohamed El Khatib, artista francese di origini marocchine ideatore del collettivo Zarlib, luogo di incontro e ricerca di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi. Mentre dalla Germania, con il suo Theater an der Ruhr, ritorna anche quest’anno al NTFI Roberto Ciulli, per presentare il suo nuovo spettacolo Clown in sturm, che prosegue con la consueta ironia l’indagine sui problemi della vecchiaia attraverso lo sguardo di un clown.

Dalla Spagna arriva la proposta del Teatro de los Sentidos, compagnia fondata dal poeta del teatro contemporaneo Enrique Vargas, che presenta Reneixer (Rinascere), un lavoro che conduce il pubblico a vivere e partecipare a un’esperienza tattile, gustativa, uditiva, sensoriale, intorno al mondo simbolico del vino. Per la prima volta a Napoli, l’eclettica artista francese Phia Ménard, fondatrice della compagnia Non Nova, presenta la sua nuova performance Contes Immoraux, Parte 1: Maison mère, commissionata da Documenta 14 di Kassel, che ispirandosi alla casa di Atena, il Partenone, che proteggeva il tesoro della città, immagina una casa di protezione per l’Europa e costruisce un “Villaggio Marshall” a dimensioni reali, in cartone. In prima nazionale anche lo spettacolo Les Italiens di Massimo Furlan, dopo il debutto a Losanna a gennaio scorso, arriva a Napoli, per raccontare i mille volti della migrazione italiana in Svizzera attraverso aneddoti di vita vera che i protagonisti snocciolano uno dopo l'altro dal palcoscenico.

Ecco il programma dettagliato:

8 e 9 giugno
Napoli
Teatro Politeama
ZINC
di Eimuntas Nekrošius
composizione Algirdas Martinaitis
scenografia Marius Nekrosius
costumi Nadezda Gultiajeva
disegno luci Audrius Jankauskas
suono Arvydas Duksta
aiuto regia Tauras Cizas
prima nazionale
Zinc ha debuttato a Vilnius allo State Youth Teatras nel novembre del 2017, il teatro dove 26 anni prima il grande regista lituano Eimuntas Nekrošius, scomparso recentemente, aveva dato avvio alla sua carriera. Il lavoro, ispirato ai romanzi premio Nobel per la letteratura nel 2015, Svetlana Aleksievič, traccia la storia degli ultimi decenni del ‘900 attraverso il racconto della guerra che l’URSS ha combattuto in Afghanistan e l’esplosione dei reattori a Černobyl’. Nekrošius offre ancora una volta uno sguardo del presente attraverso il passato, cercando di fotografare un’epoca: protagonista dello spettacolo è la stessa scrittrice (interpretata da Aldona Bendoriūtė), che si muove attraverso il tempo e lo spazio scrivendo un diario di viaggio. Le casse di zinco, che trasportano le vittime dall’Afghanistan alle loro case, segnano la fine di un’era. L’elemento chimico necessario per la vita umana, diventa così simbolo della morte durante la guerra. L’inizio e la fine convergono nel simbolo Zn.

15 e 16 giugno
Napoli
Mercadante
EINS ZWEI DREI
creazione Martin Zimmermann
co-creato e interpretato da Tarek Halaby, Dimitri Jourde, Romeu Runa, Colin Vallon
creazione musicale Colin Vallon
prima nazionale
Dopo aver partecipato al Napoli Teatro Festival Italia nel 2010 e nel 2015 insieme a De Perrot e averci fatto conoscere il loro mondo fatto di circo e acrobazia, quest’anno Martin Zimmermann torna a Napoli con uno spettacolo da lui diretto.
«In questo spettacolo affronto, attraverso tre personaggi, temi forti come l’autorità, la sottomissione e la libertà, sia dell’infanzia che della follia. Inserisco questo trio e le sue tensioni all’interno di un mondo asettico, sottomesso a strette convenzioni e precisi codici sociali. Un museo è infatti una istituzione pubblica che tutti conosciamo, ma è anche la quintessenza dell’eleganza, del buon gusto, dell’ordine e della memoria collettiva che una società ha creato. È un luogo che pullula di regole e di divieti, con un proprio sistema di valori che determina cosa viene consentito e cosa no.
A mio avviso i visitatori di un museo sono esattamente come le opere che si vengono ad ammirare. Nel mio lavoro, i corpi hanno una qualità materiale e gli oggetti una dimensione umana. Amo la collisione dei doppi e i possibili multipli drammatici che questo incontro genera. Da diverso tempo sono interessato a comprendere la figura del clown all’interno del teatro contemporaneo. Un clown non è un attore, non ha un genere. La sua figura ruota attorno alla questione dell’esistenza. Per i tre personaggi di Eins Zwei Drei, la domanda centrale che ci si pone è “Come faranno a sopravvivere?”. Questa triangolazione sprigiona tutta la poesia, la violenza e la complessità delle relazioni umane».

20 e 21 giugno
Napoli
Galleria Toledo
CHRONIQUES D’UNE VILLE QU’ON CROIT CONNAÎTRE
testo Wael Kadour
regia Mohamad Al Rashi e Wael Kadour
con Mohamad Al Rashi, Ramzi Choukair, Hanane El Dirani, Amal Omran, Mouiad Roumieh, Tamara Saade
suono Vincent Commaret
luci Franck Besson
scenografia Jean-Christophe Lanquetin
amministrazione Estelle Renavant
traduzione Nabil Boutros
produzione Perseïden
in coproduzione con La Filature - Scène Nationale de Mulhouse, Kunstfest Weimar, Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Le POC – Alfortville, Tandem - Scène Nationale Arras Douai, Théâtre Jean-Vilar de Vitry-sur-Seine
con il sostegno di AFAC - The Arab Fund for Art and Culture, Citizen Artists – Beyrouth, Heinrich-Böll-Stiftung, Middle East Office (Beirut), Maison Antoine Vitez, L’Onda - aide à la traduction et au surtitrage, Sundance Institut, La Spediam, Fonds Transfabrik - Fonds franco-allemand pour le spectacle vivant
prima nazionale
Chroniques d’une ville qu’on croit connaître (Cronache di una città che crediamo di conoscere) si basa su una storia vera, avvenuta a Damasco all’inizio della rivoluzione: il suicidio di una giovane donna in una notte d’estate del 2011. La pièce non documenta l’incidente, ma si pone una domanda: come ha potuto una siriana, qualunque sia la sua appartenenza politica, non sapere ciò che stava succedendo nel suo paese mentre il movimento rivoluzionario rischiava di far cadere il regime da un giorno all’altro? Un avvenimento che nessuno, nemmeno abbandonandosi alla fantasia più sfrenata, avrebbe potuto immaginare qualche mese prima. Che tragedia ha vissuto questa giovane donna per voltare le spalle a tutto ciò che succedeva intorno a lei?
Il testo va a indagare questi temi. Evocando certi aspetti della società siriana prima e dopo lo scoppio della rivoluzione, mette in luce la violenza intrinseca a un sistema politico, economico, religioso instaurato e perpetuato da decenni. Una violenza esercitata quotidianamente sia nella sfera privata che in quella pubblica. Esplora le profonde e repentine fratture che ha conosciuto la società siriana durante i primi mesi della rivoluzione fino alla lotta armata. In filigrana, riflette sull’ipotesi spesso evocata, di una transazione graduale e inevitabile di un movimento rivoluzionario pacifico verso il conflitto armato. Riferendosi al passato, vicino ma anche lontano, Chroniques d’une ville qu’on croit connaître mostra il tentativo di comprendere ciò che sta accadendo oggi in Siria, di analizzare i modelli che dominano le relazioni tra i diversi ceti della società siriana.
Wael Kadour è autore, drammaturgo e regista, formatosi all’Istituto superiore di arti drammatiche di Damasco. Oggi rifugiato in Francia, è caporedattore del sito ARCP (Cultural Policy in the Arab World). Il suo teatro unisce la sfera privata a quella politica attraverso lo studio di testi di Sofocle, Dario Fo, Brecht, Sartre, Genet. In questa prospettiva si inserisce Chroniques d'une ville... Wael Kadour conosceva la giovane donna protagonista dello spettacolo. E per questa ragione si chiede: perché suicidarsi proprio quando il paese è attraversato da un nuovo vento? Per sfuggire alla sanguinosa repressione di Bachar el-Assad, Wael Kadour ha lasciato il proprio paese per rifugiarsi in Francia quando il suo amico attore Mohamad Al Rashi, è stato imprigionato. Una volta liberato, insieme realizzano lo spettacolo a partire da ricerche e testimonianze che rivelano un regime violento che annichilisce qualsiasi speranza di sogno o di futuro.

21 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
CLOWN IN STURM
con Roberto Ciulli, Simone Thoma, Rupert Seidl, Fabio Menéndez, Steffen Reuber, Dagmar Geppert, Klaus Herzog, Petra von der Beek, Volker Roos, Matthias Flake, Albert Bork
regia Roberto Ciulli, Matthias Flake
scenografia Gralf-Edzard Habben
costumi Elisabeth Strauss
compositore Matthias Flake
drammaturgia Helmut Schäfer
con la collaborazione di Dijana Brnic
produzione Theater an der Ruhr
prima nazionale
Presentato durante la scorsa edizione del Napoli Teatro Festival Italia, Clowns 2 ½ nasceva dalla fantasia di Roberto Ciulli e dalle musiche di Matthias Flake e si proponeva di trattare con ironia i problemi della vecchiaia attraverso lo sguardo di un clown. Da allora, la nostra società globalizzata è cambiata drammaticamente; il mondo sembra essersi capovolto. Come può il clown anziano rispondere a questo cambiamento di situazione?
Roberto Ciulli, nasce a Milano nel 1934, studia filosofia e scrive una tesi di dottorato su Hegel. Nel 1960 fonda Il Globo, un teatro tenda alla periferia di Milano.
Come regista ha lavorato a Göttingen, Colonia, Berlino, Monaco, Amburgo, Düsseldorf, Madrid, Istanbul e Tehran. Dopo aver diretto lo Schauspiel Köln dal 1972 al 1979, nel 1980 ha fondato il Theater an der Ruhr a Mülheim insieme con il drammaturgo Helmut Schäfer e lo scenografo Gralf-Edzard Habben.
Fin dalla sua nascita, Theater an der Ruhr si è occupato di produzione culturale internazionale.

21 e 22 giugno
Napoli
Sala Assoli
SOUS UN CIEL BAS
testo e regia Waël Ali
scenografia Bissane Al Charif
suono e musiche Khaled Yassine
luci Hassan Al Balkhi
prima assoluta
Sous un ciel bas è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito di Europa Creativa. Les Bancs Publics è capofila del progetto Performances Beyond Two Shores
Partner Les Bancs Publics (Marsiglia), Palais des Beaux Arts BOZAR (Bruxelles), Shubbak (Londra), Dancing on the Edge (Amsterdam), Weimar festival of arts (Weimar), Napoli Teatro Festival Italia (Napoli)
Partner associati One Week Dance Fondation (Plovdiv), LOOP (Atene), SEE Foundation (Stoccolma), Suède avec D-CAF Festival (Il Cairo)
Come si può fare teatro quando la realtà che si tenta di cogliere è affetta da perpetui e violenti cambiamenti? Come fare teatro in tempi di guerra? Per chi fare teatro?
È ciò che si chiede Wael Ali, scrittore e regista siriano, classe 1979. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Damasco, prosegue i propri studi a Lione con un master in arti dello spettacolo. Tra il 2003 e il 2006 lavora come drammaturgo a Damasco dove codirige e anima diverse comunità teatrali, principalmente con il collettivo Studio Théâtre.
Sous un ciel bas (Sotto un cielo basso) è uno spettacolo di teatro documentario che si sviluppa in un’andata e un ritorno tra due percorsi, tra due viaggi.
Waël Ali fa coabitare due scritture, due registri, l’intimo e il politico, che mettono in dialogo una moltitudine di sguardi e temporalità convergenti verso uno stesso oggetto: un territorio sempre in fuga.
Sous un ciel bas mette in scena la figura di Jamal, un documentarista siriano quarantenne, che vive in Francia da diversi anni. Si sente intrappolato in una situazione che gli impedisce di creare immagini: “come posso guardare, semplicemente guardare, il presente ora che non ho più un passato al quale appartenere?”.
Ossessionato dall’idea della perdita del proprio passato, impotente di fronte alla scomparsa di luoghi abbandonati o distrutti dalla sua memoria, vede i suoi amici girovagare un po’ ovunque nel mondo. I luoghi della sua giovinezza sono scomparsi, le case che frequentava sono deserte e coloro che componevano il suo piccolo mondo a Damasco si sono ormai trasferiti in altri paesi. Interpretata come una crisi generazionale, l’impasse di sentirsi a metà strada della vita lo conduce a intraprendere un viaggio alla ricerca di un mondo in frantumi. Parte così alla ricerca del passato e documenta un viaggio che, come un’odissea in diverse città europee, è il tentativo di restaurare la sua storia e di sopravvivere come creatore di immagini e storie.
Sous un ciel bas è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto Performances Beyond Two Shores promosso da Europa Creativa di cui fa parte il Napoli Teatro Festival Italia.

25 e 26 giugno
Napoli
Sala Assoli
FINIR EN BEAUTÉ
testo e ideazione Mohamed El Khatib
ambiente visivo Fred Hocké
ambiente sonoro Nicolas Jorio
Dopo la rivelazione al Festival di Avignone 2015, Finir en beauté arriva a Napoli. Dopo gli studi di teatro e sociologia, l’artista francese di origini marocchine El Khatib fonda nel 2006 il collettivo Zarlib, luogo di incontro di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi.
In questo lavoro, prendendo spunto da interviste, email, sms, documenti amministrativi e altre fonti “reali”, Mohamed El Khatib (ri)costruisce, solo in scena, il racconto di un lutto, la morte della madre.
«Ho sviluppato un lavoro di scrittura intima che tenta di esplorare differenti modi di esposizione anti-spettacolari. Durante la mia ricerca, originariamente intitolata Conversazione, dovevo indagare il passaggio dalla lingua madre (l’arabo) alla lingua teatrale, a partire da interviste realizzate con mia madre.
Il 20 febbraio 2012, il suo decesso (dovuto a un cancro del fegato), ha sconvolto le mie intenzioni. Questo “incidente” ha creato un corto-circuito nel lavoro teatrale fino a confondere vita e opera. Finir en beauté tenta di esplorare le modalità di dialogo a partire dalla nozione di “maceria”: le macerie di una relazione, di una storia, di un paesaggio, di tutto quello che resterà di noi (“noi” in questo caso sono una madre e un figlio dopo un evento definitivo come la morte); macerie della lingua madre, macerie del linguaggio teatrale, macerie di scrittura (sia come contenuto che come principio di organizzazione dell’atto di scrivere).
Non ho mai potuto separare la mia scrittura dalla scena, così come non ho mai potuto evitare di inserire il reale sia sulla scena che nel mio lavoro di autore.
Nel mio teatro il documento è uno strumento fondamentale, l’essenza stessa di ciò che diventerà la scrittura. È il caso, per esempio di Moi, Corinne Dadat, pièce a cui partecipa realmente una donna delle pulizie incontrata per caso. Qui, con Finir en beauté, questa logica è spinta fino all’esasperazione perché il materiale principale è un evento allo stesso tempo eccezionale e banale, in ogni caso universale: la morte di mia madre. È così che ho quindi iniziato un lavoro di memoria, di lutto, di introspezione e di osservazione».

26, 27, 28 e 29 giugno
Napoli
Palazzo Fondi
RENEIXER
drammaturgia Enrique Vargas & Teatro de los Sentidos
regia Enrique Vargas
prima nazionale
Il Teatro de los Sentidos – noto al pubblico di Napoli per aver partecipato più volte con grande successo al NTFI – ha iniziato la propria ricerca intorno al mondo simbolico del vino nel 1998 producendo diversi lavori tra cui RENEIXER (Rinascere) del 2014. Ma perché il vino?
«La ricerca sul mondo del vino ci ha permesso di utilizzare tutti gli strumenti del linguaggio artistico che abbiamo creato in questi 25 anni, il linguaggio sensoriale. Toccare, annusare, gustare, vedere, udire, tutto mescolato nell’esperienza sinestesica che solo qualcosa di così potente e misterioso come il vino può permettere.
Dioniso, dio del vino, dell’ebbrezza, ma anche il dio del teatro, è stata l’altra importante linea di ricerca; il rituale, il mistero ancestrale, la festa, tutti elementi che si accompagnano al mondo simbolico del vino
Il concetto di fermentazione/trasformazione, già affrontato nei progetti precedenti, si arricchisce in
RENEIXER dell’elemento simbolico della “rinascita”, un percorso di “morte-rinascita” che ha portato a lavorare sulla possibilità di reinventarsi, sul potenziale e sull’esigenza di cambiamento continuo. L’uva pigiata sparisce, in qualche modo possiamo dire che muore nella sua essenza di frutto, ma si tratta in realtà di una trasformazione che porta a rinascere nel ben più prezioso e misterioso liquido. Da questo livello metaforico parte il viaggio che offre la possibilità di mettersi in gioco attraversando e vivendo con il corpo e i sensi i diversi passaggi che portano alla creazione del vino, dalla trasformazione ad una possibile rinascita».
In RENEIXER il pubblico entra in un luogo magico dove non assiste ad uno spettacolo, ma vive e partecipa direttamente ad un’esperienza tattile, gustativa, uditiva, sensoriale. Tutti gli spettacoli di Teatro de los Sentidos sono viaggi, dove attori/abitanti e spettatori/viaggiatori creano insieme il percorso.

28 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
CARNIVOROUS
regia Issam Bou Khaled
in collaborazione con Sarmad Louis
con Bernadette Houdeib, Said Serhan & Issam Bou Khaled
testo Issam Bou Khaled e Said Serhan
disegno luci Sarmad Louis
scenografie Hussein Baydoun
costumi Zeina Saab Demelero
produzione Sawsan Chawraba
prima nazionale
Attore, drammaturgo, regista libanese, Issam Bou Khaled fa teatro per raccontare “tutto ciò che gli sta a cuore”. Per lui infatti uno spettacolo è uno strumento politico attraverso cui potersi esprimere liberamente.
Nel suo nuovo lavoro, che arriva a Napoli dopo una fortunata tournée europea, una coppia conduce una noiosa e monotona vita in città. I giorni, tutti identici, sembrano un’unica infinta giornata: gli stessi dialoghi ripetuti come una cantilena, i bambini a cui badare, un nuovo attentato sucida non diverso dai precedenti, seguito dalla diffusione della notizia sui social media. Tutto come sempre. Eccetto che per una piccola informazione, abbastanza grande però da far esplodere la relazione della coppia tanto da condurre i due verso la scoperta di un nuovo significato della felicità eterna. Carnivorous non può essere raccontato, ma deve essere vissuto abbandonandosi alle sue intrinseche sensazioni di terrore. Lo spettacolo immerge il pubblico nell’assurdità di una realtà che ci colpisce ogni giorno, fino al fenomeno delle continue esplosioni suicide nella società.

28, 29 e 30 giugno
Napoli
Teatro Politeama
KANATA – ÉPISODE I – LA CONTROVERSE
regia Robert Lepage
con gli attori del Théâtre du Soleil Shaghayegh Beheshti, Vincent Mangado, Sylvain Jailloux, Omid Rawendah, Ghulam Reza Rajabi, Taher Baig, Aref Bahunar, Martial Jacques, Seear Kohi, Shafiq Kohi, Duccio Bellugi-Vannuccini, Sayed Ahmad Hashimi, Frédérique Voruz, Andrea Marchant, Astrid Grant, Jean-Sébastien Merle, Ana Dosse, Miguel Nogueira, Saboor Dilawar, Alice Milléquant, Agustin Letelier, Samir Abdul Jabbar Saed, Arman Saribekyan, Wazhma Totakhil, Nirupama Nityanandan, Camille Grandville, Aline Borsari, Luciana Velocci Silva, Man Waï Fok, Dominique Jambert, Sébastien Brottet-Michel, Eve Doe Bruce, Maurice Durozier
drammaturgia Michel Nadeau
direzione artistica Steve Blanchet
scenografia e accessori Ariane Sauvé, con Benjamin Bottinelli, David Buizard, Kaveh Kishipour, Claude Martin
pitture e patinature Elena Antsiferova, Xevi Ribas
luci Lucie Bazzo, con Geoffroy Adragna, Lila Meynard
musica Ludovic Bonnier, con Marie-Jasmine Cocito, Yann Lemêtre, Thérèse Spirli
immagini e proiezioni Pedro Pires
costumi Marie-Hélène Bouvet, Nathalie Thomas, Annie Tran
acconciature e parrucche Jean-Sébastien Merle
assistente alla regia Lucile Cocito
co produzione Théâtre du Soleil, Festival d’Automne à Paris e Fondazione Campaia dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
prima nazionale
È la prima volta, in cinquantaquattro anni di storia, che Ariane Mnouchkine affida la compagnia del Théâtre du Soleil a un regista esterno, Robert Lepage, artista canadese più volte apprezzato al NTFI. La pièce immaginata dal regista unisce frammenti di una vasta epopea che ripercorre duecento anni della storia del suo paese – “kanata” è la parola irochese che significa “villaggio, paese” e che ha dato origine al termine Canada – e sancisce l’incontro, attraverso gli attori, tra due registi convinti che l’artista può essere testimone del proprio tempo.
«È stato l’incontro con Ariane che mi ha spinto ad approfondire il tema delle presenze di indigeni in Canada. L’idea è nata naturalmente perché è vero che da diverso tempo avevo voglia di trattare questo argomento, ma ero in attesa dell’occasione giusta. Si tratta di un tema che nasconde tantissimi preconcetti – e non parlo solo dello sguardo francese sulla cosa, ma più in generale europeo: esiste una sorta di illusione secondo cui dato che noi canadesi viviamo accanto alle comunità indigene dobbiamo per forza conoscere intimamente la loro storia e i loro problemi attuali. Ma non è affatto così! L’intenzione è stata quella di unire le nostre due compagnie e di realizzare questo spettacolo […].»
Nel luglio 2018, mentre Robert Lepage sta preparando Kanata, una lettera firmata da 18 artisti e intellettuali autoctoni e da 12 non autoctoni, scatena una clamorosa polemica. Lo spettacolo, recitato dagli attori del Théâtre du Soleil diretto da Ariane Mnouchkine, deve attraversare la storia del Canada per raccontare le oppressioni subite dagli indigeni canadesi. Vista la mancanza in scena di attori provenienti dalle loro comunità, alcuni rappresentanti degli indigeni hanno denunciato un’appropriazione culturale. Sulla scia della polemica, un coproduttore decide di ritirare il proprio contributo, rischiando di annullare la creazione di Kanata. Ma nessuno degli oppositori aveva fatto i conti con la determinazione di Ariane Mnouchkine, della sua compagnia e alla tenacia di Robert Lepage.

3 luglio
Napoli
Teatro Politeama
CONTES IMMORAUX
PARTE 1: MAISON MÈRE
scrittura e drammaturgia Phia Menard e Jean-Luc Beaujault
scenografia Phia Menard
interpretazione Phia Menard
composizione sonora e suono Ivan Roussel
direttore di scena Pierre Blanchet e Rodolphe Thibaud
costumi e accessori Fabrice Ilia Leroy
fotografie Jean-Luc Beaujault
codirezione, amministrazione e distribuzione Claire Massonnet
direttore generale Olivier Gicquiaud
responsabile produzione Clarisse Merot
responsabile comunicazione Adrien Poulard
addetto alla distribuzione Ana.s Robert
produzione Compagnie Non Nova.
in coproduzione con documenta 14 - Kassel et Le Carré, Scène nationale et Centre d’Art contemporain de Château-Gontier.
prima nazionale
Dopo la formazione in giocoleria con Jérôme Thomas, Phia Ménard fonda la compagnia Non Nova nel 1998. I suoi spettacoli affrontano questioni sociali che le stanno a cuore e per le quali si impegna apertamente: l’identità, il genere, la difesa dei diritti dell’uomo. Le sue esplorazioni artistiche si concentrano sulla materia, sul modo in cui si può plasmare e trasformare, sulle emozioni che ciò produce sul nostro corpo e sul nostro spirito: il ghiaccio (P.P.P.), l’aria (L’après-midi d’un foehn, VORTEX), l’acqua il vapore (Belle d’Hier créé nel 2015 a Montpellier Danse). Nella sua nuova performance, commissionata da Documenta 14 di Kassel, ha risposto al tema proposto dalla manifestazione: “Imparare da Atene/Per un parlamento del corpo”. Ispirandosi alla casa di Atena, il Partenone, che proteggeva il tesoro della città, immagina una casa di protezione per l’Europa. In questa prima parte di Contes Immoraux, Maison mère, (Racconti Immorali, Casa madre) Phia Ménard costruisce un “villaggio Marshall” a dimensioni reali, in cartone.
Perché un “villaggio Marshall”? Il nonno paterno di Phia Ménard fu una delle numerose vittime del bombardamento che devastò la città di Nantes nel settembre 1943. Affinché gli Alleati potessero impegnare le loro truppe sul suolo europeo, la strategia del bombardamento a tappeto fu, per tutta l’Europa occidentale, un dramma umano senza precedenti. Intere città furono distrutte seppellendo i loro abitanti. Una volta adulta, Phia Ménard ha capito che quando la sua famiglia si recava al cimitero, non era per andare a onorare la tomba del nonno, bensì una fossa comune. Ha così fatto i conti con l’infamia della guerra e l’assurdità del famoso piano Marshall: organizzare una distruzione e gestire la ricostruzione seguendo modelli di case prefabbricate e riscritture di piani di sviluppo urbano. È così che, in questa performance, Phia Ménard costruisce da sola sulla scena un Partenone di cartone. Stende, disegna, taglia, assembla, monta. Tutto sembra perfetto se non fosse per una nuvola che oscura la scena…

9 e 10 luglio
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
LES ITALIENS
un progetto di Massimo Furlan
drammaturgia Claire de Ribaupierre
con Miro Caltagirone, Giuseppe Capuzzi, Alexia Casciaro, Nadine Fuchs, Vincenzo Di Marco, Silvano Nicoletti, Francesco Panese, Luigi Raimondi
luci Antoine Friderici
suono Aurélien Godderis-Chouzenoux
trucco e parrucche Julie Monot
costumi Anna van Bree
ideazione voli Jean-Claude Blaser – Scène Concept
direzione tecnica e video Jérôme Vernez
direzione di scena Benjamin Surville
assistente Floriane Mésenge
amministrazione e produzione Claudine Geneletti
responsabile distribuzione Jérôme Pique
produzione Théâtre de Vidy
con il sostegno di Pro Helvetia - Fondation Suisse pour la Culture, Loterie Romande, Fondation Ernst Goehner, Fondation Leenaards, Fondation du Casino Barrière
prima nazionale
Questo progetto nasce dalla performance Blue Tired Heroes presentata nell’ambito di Slow Life al Théâtre Vidy Lausanne nel giugno 2016. In quel progetto la compagnia ha lavorato con otto pensionati italiani che ogni giorno si ritrovavano nel foyer o sulla terrazza del teatro per giocare a carte. La performance sperimentava il processo di incarnazione dell’eroica figura di Superman attraverso un costume estremamente semplice: pigiama blu, slip e calze rosse. Gli interpreti – più o meno sulla settantina – avevano in effetti l’età reale del personaggio di Superman. Lo scopo del lavoro era quello di mostrare dei corpi ordinari in posture e composizioni stra-ordinarie, esplorando i limiti tra “super-visibilità” e “invisibilità”.
A partire da quel momento, la compagnia ha mantenuto i contatti con questo gruppo e ha deciso, con alcuni di loro, di continuare l’avventura in scena. Il progetto Les Italiens ha debuttato nell’autunno 2017. «Abbiamo lavorato con tre giocatori di carte, nati negli anni ’40, Giuseppe Capuzzi, Silvano Nicoletti, Luigi Raimondi; tre figli di immigrati, nati tra gli anni ’60 e ’70, Francesco Panese, Vincenzo di Marco, Miro Caltagirone, e due ballerine Alexia Casciaro e Nadine Fuchs. Con ciascuno di loro abbiamo realizzato delle interviste individuali e abbiamo raccolto dei racconti, dei ricordi personali o collettivi, i loro punti di vista sul mondo, degli aneddoti familiari.
Negli anni ’50 e ’60, molti italiani hanno dovuto lasciare il proprio paese per emigrare negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Svizzera per trovare lavoro. Gli immigrati provenivano da tutte le regioni d’Italia, molti dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Puglia, ma anche dal centro e dal nord del paese. Le loro origini, il contesto sociale ed economico di provenienza, le loro tradizioni, i loro costumi, le lingue e la loro cucina erano diversi. Eppure, quando arrivavano in Svizzera, erano semplicemente “gli Italiani”.

avellino, benevento, caserta, napoli, salerno Data/e: da 08 Giugno 2019 a 10 Luglio 2019