Napoli Teatro Festival 2019: il programma della sezione Italiana

La lunga edizione 2019 del Napoli Teatro Festival accoglierà 25 prime nazionali
di Redazione Ecampania.it - 14 Marzo 2019
Napoli Teatro Festival 2019: il programma della sezione Italiana

La lunga edizione 2019 del Napoli Teatro Festival accoglierà 25 prime nazionali nella sezione italiana. Tra i tanti titoli che si avvicenderanno sui palcoscenici del NTFI, Arturo Cirillo porta in scena il capolavoro di Jane Austen Orgoglio e pregiudizioRoberto Latini che nello spettacolo In exitu dà vita alle parole dell’omonimo romanzo di Giovanni Testori. Debutta anche Enzo Moscato con il suo nuovo lavoro Ronda degli Ammoniticoprodotto da Compagnia Enzo Moscato e Fondazione Campania dei Festival. Marco Baliani presenta lo spettacolo Una notte sbagliata, per la regia di Maria MagliettaWanda Marasco porta in scena il suo lavoro Giulietta e le altre; mentre Ted Keijser realizza Leonardo e la colomba, un circo senza tempo, un progetto in cui si intrecciano i diversi generi espressivi del teatro, del circo, della danza e della musica. Debutto nazionale anche per Erodiade di Carlo Cerciello, nella riscrittura di Giovanni Testori, che vede in scena Imma Villa. Mentre Angelo Savelli porta a Napoli Tre rotture, testo del francese Rémi De Vos, tra i più interessanti autori della nuova drammaturgia europea. Il Teatro dell’Elfo sceglie di riallestire il testo teatrale che nella storia di Broadway ha ottenuto il maggior numero di nomination ai Tony Award, Angels in America (Si avvicina il millennio e Perestroika) di Tony Kushner, per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, coprodotto con la Fondazione Campania dei Festival.

Lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni è autore di un’inedita commedia in due atti, diretta da Alessandro Gassmann, dal titolo Il Silenzio grande. In scena al Festival anche il grande capolavoro di Brecht Madre Coraggio e i suoi figli, che presenta i celebri songs del drammaturgo tedesco e la musica di Paul Dessau, con la  drammaturgia musicale e la regia Paolo Coletta.

Si prosegue con le prime nazionale, con Non farmi perdere tempo, nuovo lavoro di Massimo Andrei; e ancora con 629 - Uomini in gabbia, progetto di Mario Gelardi che mette insieme più di 20 autori, provenienti da tre diversi paesi (Spagna, Grecia e Italia) che affrontano insieme un viaggio verso la diversità, attraversando il clima di odio violento cui è approdata oggi l’Europa.

Il Teatro Franco Parenti e la Fondazione Campania dei Festival presentano Coltelli nelle galline, il primo testo del pluripremiato drammaturgo scozzese David Harrower, diretto da Andrée Ruth Shammah. Si segnalano ancora tra i debutti nazionali, Il Tempo è veleno, commedia amara e melanconica di Tony Laudadio, per la regia di Francesco Saponaro, coprodotta da Teatri Uniti e Fondazione Campania dei Festival; la surreale commedia dal sapore pirandelliano scritta da Edoardo Erba Maurizio IV - Pirandello Pulp, per la regia di Roberto Valerio; e ancora Nella lingua e nella spada, progetto ispirato alla storia d’amore e alle vite di Oriana Fallaci e Alekos Panagulis, elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione di Elena Bucci, una coproduzione Ravenna Festival, Fondazione Campania dei Festival e Compagnia Le belle bandiere; Fatemi uscire di Jean Marie Chevret per la regia di Diego Puerta Lopez; il lavoro liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville, Bartleby lo scrivano di Francesco Niccolini diretto da Emanuele Gamba; lo spettacolo di Antonio Marfella e Giovanni Esposito intitolato Exit, che racconta la difficoltà di comunicare, interpretato da Simona Marchini e Susy Del Giudice.

Avviato nella scorsa edizione del NTFI, grazie a un laboratorio tenuto all’Accademia di Belle Arti di Napoli, trova compimento in forma scenica La luna, il nuovo processo di indagine antropologica, sociologica e poetica ideato e diretto da Davide Iodice; nell’anno del decimo anniversario dalla scomparsa di Mario MonicelliGeppy Gleijeses riprende Arsenico e vecchi merletti, commedia teatrale di Joseph Kesselring, resa nota al pubblico del grande schermo dalla trasposizione cinematografica di Frank Capra, e prima regia teatrale del grande regista italiano; dall’atto unico Tornò al nido di Titina De Filippo nasce Le Titine lab, un progetto a cura di Antonella Stefanucci; ancora in prima nazionale, Vita a rate, scritto e diretto da Riccardo Caporossi.

Nel programma della prosa italiana anche Otello Circus, opera lirico-teatrale ispirata ai lavori di Giuseppe Verdi e William Shakespeare, di Antonio Viganò e Bruno Stori4.48 Psychosis, la messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane in forma di “sinfonia per voce sola”, che vede le elaborazioni musicali, video, scena e regia di Enrico Frattaroli; il progetto In flagrante delictoGesualdo da Venosa principe dei musici, ideazione e regia Roberto Aldorasi, testi di Francesco Niccolini; Schiaparelli life per la regia di Carlo Bruni, che rivela la vita di Elsa Schiaparelli, fra le più grandi stiliste di tutti i tempi; il lungo, intenso e per tanti versi doloroso rapporto tra Luigi Pirandello e la sua attrice musa Marta Abba, è raccontato in Non domandarmi di me, Marta mia, dalle lettere di Luigi Pirandello e Marta Abba di Katia Ippaso, diretto da Arturo Armone CarusoL’Anno del Pensiero Magico (The Year of the Magical Thinking), tratto da un testo della scrittrice statunitense Joan Didion per la regia di Enrico Maria Lamanna; e il lavoro della giornalista Emilia Costantini che immagina una intervista impossibile con Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, nel suo I De Filippo - La commedia della loro vita, diretto da Armando Pugliese e coprodotto da Elledieffe e Fondazione Campania dei Festival. Anna Foglietta sarà inoltre protagonista dello spettacolo Storie dal Decamerone – Una guerra di Michele Santeramo, accompagnata dal violinista Luigi Gagliano, con le musiche originali di Francesco Mariozzi.

Ecco il programma dettagliato:

4 e 5 giugno
Napoli
Teatro Mercadante
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen
adattamento Antonio Piccolo
regia Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo, Riccardo Buffonini, Alessandra De Santis, Rosario Giglio, Valentina Picello, Sara Putignano, Giulia Trippetta, Giacomo Vigentini
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Camilla Piccioni
musiche Francesco De Melis
assistente alla regia Mario Scandale
assistente scenografo Eleonora Ticca
assistente costumista Nika Campisi
produzione Marche Teatro, Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale
prima assoluta
Perché Arturo Cirillo sceglie di portare a teatro Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen?
«Perché penso – scrive nelle note di regia – che sia una scrittrice con un dono folgorante per i dialoghi. Perché sono affascinato dall’ottocento, e dal rapporto fra i grandi romanzi di quell’epoca e la scena. Infatti provai un raro piacere, svariati anni fa, ad affrontare uno strano testo di Annibale Ruccello (strano perché al confine tra il musical e la commedia, tra la parodia e la ri-scrittura) ispirato a Washington Square di Henry James.
Perché l’ironia di questa scrittrice, il suo sguardo acuto ma anche distaccato sui suoi personaggi l’amo molto. Perché il mondo della Austen dove apparentemente non accade mai nulla di eclatante, abitato per la maggior parte da creature che stanno abbandonando la fanciullezza per diventare ragazze da marito o giovani scapoli da sposare, mi affascina; con tutto il pudore, i turbamenti, le insicurezze, e anche l’orgoglio e i pregiudizi che la giovinezza porta con sé.
Perché questo mondo sociale dove ci si conosce danzando, ci si innamora conversando, ci si confida con la propria sorella perché i genitori sono, ognuno a suo modo, prigionieri del proprio narcisismo, non mi sembra così lontano da noi. La povera e zitella Jane Austen si divertì a sottrarsi a tutto questo mettendolo in scena nei suoi romanzi, che sono una spietata critica e allo stesso tempo un’amorosa dichiarazione d’appartenenza alla propria epoca. Per fare questo si cala nei suoi personaggi/alter ego amandoli e prendendoli un po’ in giro, magari standosene nascosta dietro una tenda ad osservarli, ridacchiando tra sé. Da dietro quella tenda, come nel buio di una quinta, celata agli sguardi altrui ma attenta a non farsi sfuggire nulla di ciò che accade, Jane Austen reinventa la realtà attraverso la sua rappresentazione, ma mai smettendo di essere vera. Come avviene in teatro».

8 e 9 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
IN EXITU
interpretazione e regia Roberto Latini
dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori
musiche e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
produzione Compagnia Lombardi ­ Tiezzi
prima assoluta
Roberto Latini affronta la furente inventività linguistica di In exitu, e dà vita alle parole dell’omonimo romanzo di Giovanni Testori (1988). Il testo racconta l’uscita di scena di una vita consumata in evasione, in eversione. La vita di Gino Riboldi, un giovane tossico ridotto alla prostituzione, in una Milano intrisa di dolore e solitudine.  La narrazione cede il passo alla forma e si sostanzia su un piano raffinatamente linguistico.
«Testori è il pusher di un la lingua teatrale che si fa linguaggio. Drogato è il testo e le parole sfidano il pensiero e la sintassi, come l’Ulisse di Joyce, il Lucky di Beckett, come agli orli della vita, direbbe Pirandello – si legge nelle note di In Exitu. La parabola parabolica di vita vissuta da Riboldi Gino è quella di un povero Cristo tenuto in braccio da Madonne immaginate, respirate, disarticolate, nella fonetica di una dizione sollecitata fino all’imbarazzo tra suono e senso, come fossero le parole ad essere infine deposte dalla croce sulle quali Testori le ha inchiodate».

9 e 10 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
IL SILENZIO GRANDE
di Maurizio De Giovanni
regia Alessandro Gassmann
con Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini
con la partecipazione di Stefania Rocca
aiuto regia Emanuele Maria Basso
scene Gianluca Amodio
costumi Mariano Tufano
light designer Marco Palmieri
elaborazioni video Marco Schiavoni
musiche originali Aldo e Pivio De Scalzi
produzione Diana OR.I.s.
prima assoluta
Lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni è autore, per la prima volta, di un’inedita commedia in due atti, diretta da Alessandro Gassmann, dal titolo Il Silenzio grande. Dopo l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo, De Giovanni e Gassmann portano in scena la complessità dei rapporti familiari, del tempo che scorre, nel luogo dove le nostre vite mutano negli anni: la casa.
«Quando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de Il silenzio grande vidi l'idea nascere lì in pochi minuti.  Ebbi subito la sensazione che, nelle sue mani, temi così importanti avrebbero avuto una evoluzione – scrive Gassmann nelle note di regia. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo. Per rendere al meglio, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità».

9 e 10 giugno
Napoli
Sala Assoli
RONDA DEGLI AMMONITI
testo e regia Enzo Moscato
con Benedetto Casillo e Enzo Moscato
coproduzione Compagnia Enzo Moscato – Casa del Contemporaneo e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
prima assoluta
Enzo Moscato porta in scena per il Napoli Teatro Festival Italia un nuovo testo che affronta il tema della condizione del bambino e dell’adulto prendendo spunto da un fatto di cronaca.
«Condizione, fisica e metafisica, dei tempi e degli spazi. Bambini che, di botto, diventano adulti e adulti che, alla stessa identica maniera, ri-diventano bambini, ritornando così nella loro antica classe elementare. Tra l’una e l’altra condizione, da bambini oppure da adulti, il tratto comune che le lega è la Morte. La Morte degli adulti ex-bambini, causata dalla guerra mondiale in atto e la Morte dei bambini – in quanto tali (perché, per crescere, per essere soldati e, quindi, anche per andare in guerra e là morirvi, bisogna prima farla finita con l’esser bambini!). Dimodoché, poi, morire in guerra, da soldati, non sia la prima bensì la seconda morte, che gli accada di sperimentare. Ma ci sono anche bambini che questa “seconda” Morte se la danno da soli – e liberamente – suicidandosi per il terrore di crescere e crepare senza scopo, da soldati, durante una battaglia. E questo è il caso dei bambini che, nel tardo autunno del 1917, si lanciano nel vuoto, orribilmente, spiccando il salto dalle ringhiere interne dei piani alti del complesso scolastico elementare-municipale “Emanuele Gì”, arroccato sui quartieri più poveri e spettrali della popolosa città di “N”. La Ronda degli Ammoniti, nella suddetta scuola, allora è proprio questo. Questo grottesco ritorno in vita, da fantasmi, di ex-bambini divenuti adulti solo per servire, da soldati, come concime continuato per la guerra e di morti–da bambini, suicidi-da bambini, che hanno “preferito” anzitempo, “manu propria”, porre termine all’esistenza loro, per null’altro che l’angoscia di crescere e finire sotto terra per i cinici decreti burocratici di altrui: i signori della guerra. I gelidi, disincantati macellai di sogni e giovinezza dell’Europa di cento anni fa».

12 e 13 giugno
Napoli
Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale
TRE ROTTURE
di Rémi De Vos
traduzione e regia Angelo Savelli
scene Federico Biancalani
musiche Federico Ciompi
con Monica Bauco e Riccardo Naldini
produzione Centro di Produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze
prima assoluta
Tre rotture è un testo, mai tradotto e rappresentato in Italia, del francese Rémi De Vos, uno dei più interessanti autori della nuova drammaturgia europea, ma ancora sconosciuto da noi. Di questo autore, il centro di produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze ha già tradotto e messo in scena nel 2017, in prima nazionale e con grande successo, Alpenstock, uno scioccante e grottesco testo sul razzismo e la xenofobia. Rèmi De Vos, le cui opere sono tradotte e rappresentate in quindici nazioni, è uno dei rari autori drammatici a essersi interessato con pertinenza ed esperienza diretta al mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione. Il suo teatro è in presa diretta con la realtà sociale e politica che, però, passa al setaccio dell'umorismo, del comico, dell’assurdo. Il comico è connaturato alla sua scrittura, trasgredisce la linea delle buone maniere, sbriciola i tabù del politicamente corretto, rivela l’assurdità delle convenzioni, dei discorsi dominanti o normativi. Per lui “il comico è un mezzo per sbarazzarsi di qualcosa che non è affatto comico”. Le storie d’amore finiscono generalmente male. Ma ci sono talmente tanti modi di farle finire...
«Tre rotture, tre quadri, tre coppie – si legge nelle note di regia. Lei gli prepara una deliziosa cenetta prima di lasciarlo perché non sopporta più il suo cane. Ma a lui la cena resta in gola e non vuole rinunciare ad essere lui a dire l’ultima parola. Lui ha incontrato un pompiere e vuole farla partecipe del suo “ardente” desiderio. Lei questo non lo può proprio accettare ma deve fare i conti con le inarrestabili fiamme della passione. Loro hanno un “complicato” bambino e cercano di condividerne la gestione. Ma il piccolo dittatore manderà all’aria il loro rapporto. Tre rotture, tre coppie, tre quadri. Uno di Edward Hopper, uno di Francis Bacon, uno di Piet Mondrian. L’incomunicabilità, l’angoscia, l’astrattezza della vita sociale contemporanea raccontate attraverso la lente d’ingrandimento di un entomologo o di un medico legale che analizza le sottili dinamiche dei rapporti interpersonali e, più specificatamente, di coppia con esiti comicamente paradossali e grotteschi».

13 e 14 giugno
Napoli
Sala Assoli
GIULIETTA E LE ALTRE
di e con Wanda Marasco
regista assistente Ettore Nigro
costumi Annalisa Ciaramella
disegno luci Arturo Scognamiglio
assistente alla regia Anna Bocchino
consulenza musicale Mario Autore
regia Wanda Marasco
produzione Unaltroteatro
prima assoluta
Una nutrice, metafora del teatro, annuncia che interpreterà la storia di quattro donne. Le definisce bambine invecchiate e mai morte. Sono Giulietta, Medea, Filumena e Nora, evocate perché raccontino incanti e illusioni del proprio destino. Confesseranno le verità più segrete, smontando la tradizione dei racconti. Nelle loro parole un’eterna perdita, paradossalmente unificata a un’ostinata ricreazione delle passioni. Maschere in autogenesi, nel monologo scritto e interpretato da Wanda Marasco realizzano sulla scena “il punto di sutura tra poesia e teatro”.

13 e 14 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
LEONARDO E LA COLOMBA
Un Circo senza Tempo
ideazione e regia di Ted Keijser
con Emmanuelle Annoni, (attrice e acrobata) Benoit Roland (attore), Emanuele Pasqualini (attore) e altri artisti (cast in definizione)
direzione artistica ed organizzativa Emanuele Pasqualini
musiche originali Andrea Mazzacavallo
ideazione costumi Pina Sorrentino
assistente alla produzione Irene Silvestri
consulente circense Paolo Stratta – Scuola di Cirko Vertigo
responsabile organizzativo e tecnico per la Campania Orazio De Rosa
responsabile amministrativo Flavio Costa
coproduzione Pantakin Circoteatro, La Baracca dei Buffoni, Operaestate Festival di Bassano
prima assoluta
Leonardo e la Colomba è uno spettacolo sull’opera di Leonardo Da Vinci, in particolare sulle sue invenzioni legate al sogno di volare dell’uomo. Un desiderio che ha sempre fatto parte dell’immaginario umano, il cui significato simbolico è spesso legato alla volontà di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana per aprirsi a nuove prospettive. Il lavoro osserva da vicino la complessità dell’opera di Leonardo, la matassa inestricabile di codici, opere artistiche e invenzioni del genio instancabile, ponendo l’accento non solo sull’opera, ma anche sul suo aspetto più umano: quello dello scienziato artista che ha posto al centro del suo pensiero proprio l’uomo, con la sua fragilità fisica, ma soprattutto con la sua capacità di saper immaginare, di saper vedere oltre. Per realizzare le sue macchine per il volo Leonardo studiò la meccanica, l’anatomia degli uccelli e il comportamento dell’aria, diventando, secondo una felice espressione di un noto studioso vinciano, “aerologo, aerodinamico, aerotecnico e osservatore del volo degli uccelli”.  Così come Leonardo utilizza tutte discipline diverse per portare a compimento la sua invenzione, in questo spettacolo di circo contemporaneo si intrecciano invece i diversi generi espressivi del teatro, del circo, della danza e della musica.  «Leonardo è il nome del clown. Il clown Leonardo.... da Vinci! La colomba…beh, è la colomba! – si legge nelle note di Ted Keijser. Solo il clown possiede l’immaginazione di Leonardo Da Vinci, e solo Leonardo Da Vinci sa credere fino in fondo all’impossibile, sa volare pur restando con i piedi per terra: esattamente come il clown. Che cosa ha fatto saltare in mente al nostro Leonardo che gli uomini possano volare? Risposta: La colomba, certo!».

14 e 15 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
MADRE CORAGGIO E I SUOI FIGLI
di Bertolt Brecht
con Maria Paiato, Mauro Marino, Andrea Paolotti, Mario Autore, Tito Vittori (e cast in via di definizione)
musica Paul Dessau
scene Luigi Ferrigno
drammaturgia musicale e regia Paolo Coletta
produzione Società per Attori e Fondazione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia
prima assoluta
Uno spettacolo visionario, in cui i celebri songs di Brecht e la musica di Paul Dessau sono trasformati in una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico – dal suono classico contemporaneo all'elettronica – con l'intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista. Un titolo brechtiano, che, pur offrendo un argomento di eterna attualità quale quello della vita e della morte ai tempi della guerra, prevede forti componenti musicali. Brecht scrisse il testo quando era già in esilio nel 1938 alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Ma l’opera ha assunto il suo vero significato forse solo dopo la guerra, sottolineando implicitamente che l’umanità non riuscirà mai a imparare dai propri errori. Un lavoro ricco di contraddizioni e antinomie, a partire dalla principale, secondo cui Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. In che modo è responsabile di ciò? Anna Fierling si chiama Courage: ma è davvero una donna coraggiosa o, piuttosto, una codarda? Brecht, nutrito anche dai ricordi della Grande Guerra del secolo XX, compone un’opera definitiva sulle guerre di tutti i tempi. In una nota del ’49, alla vigilia della storica messinscena di Berlino, Brecht precisa i punti essenziali che una rappresentazione di Madre Courage deve mettere in luce: «Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra - che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è troppo grande per combatterla comunque». In quella stessa occasione aggiunse: «Se Madre Courage non ricava nessun insegnamento da ciò che le succede, penso che il pubblico, invece, può imparare qualcosa osservandola». Zurigo 1941. Napoli 2019. La dichiarazione di Brecht è ancora attuale. Lo stato di guerra è uno dei pilastri su cui il Potere, dalla notte dei tempi, fonda la sua stessa ragion d’essere. E al mantenimento di questa eterna macchina da guerra partecipiamo tutti, volenti o nolenti.

14, 15 e 16 giugno
Napoli
Teatro Elicantropo
ERODIADE
di Giovanni Testori
con Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
trucco Vincenzo Cucchiara
aiuto regia Aniello Mallardo
produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo
prima assoluta
Per questa edizione del Napoli Teatro Festival Italia Carlo Cerciello porta in scena l’Erodiade nella riscrittura di Giovanni Testori e l’interpretazione di Imma Villa.
«Continuando a seguire – scrive il regista – quel filo invisibile e misterioso, rituale e irrituale, poetico e perciò eretico, quello sguardo oltre ciò che vediamo o che siamo assuefatti a vedere, quello sguardo, come affermava Heiner Müller, dentro le nostre stesse vene, che scorra con il sangue fino alla verità ultima, fino all’estremo teatrale, ho incontrato stavolta il linguaggio di Giovanni Testori e la sua Erodiade, nonché il meraviglioso componimento poetico Nel tuo sangue, che ben mi ha fatto comprendere il senso profondo della prima. Testori attraverso Erodiade, tenta di dire l’indicibile. L’indicibile conflitto tra umanità e divinità, tra religiosità e religione, tra desiderio e peccato, nonché il conflitto tra rappresentabilità e irrappresentabilità stessa del teatro, tra forma drammatica e forma poetica. Erodiade è solo un pretesto, lo sa persino la stessa attrice che accetta di interpretarne il ruolo, nel disperato tentativo di ribellarsi all’ideologia del nulla impostale, come donna da Dio e come personaggio dalla logica dell’autore, ma ciò facendo, il suo destino non potrà che essere: “l'ombra; l'umana bestemmia, l'inesistenza, la cenere, il niente.” Erodiade fa a pezzi, infatti, non solo la inutile santità di Giovanni, morto casto per un Dio che lo ignora e lo abbandona, ma soprattutto il concetto di “incarnazione”; quella di Dio nel Cristo di Giovanni, che introduce il peccato e impedisce all’uomo ogni aspirazione al divino, ma anche “l’incarnazione del testo” pretesa e imposta dall’autore all’attrice-personaggio, mostrando così, quanto sia umanamente inevitabile il fallimento di qualsiasi dogma».

16 e 17 giugno
Napoli
Cortile d’Onore di Palazzo Reale
OTELLO CIRCUS
di Antonio Viganò e Bruno Stori
orchestrazione e direzione musicale Marco Sciammarella, Pilar Bravo
con Rodrigo Scaggiante, Mirenia Lonardi, Matteo Celiento, Maria Magdolna Johannes, Jason De Majo, Michael Untertrifaller, Daniele Bonino, Rocco Ventura
con l’Orchestra Luca Baldan - Davide Bagliani - Mirko Sabini (percussioni), Alice Catania (flauto), Miriam Marcone (clarinetto), Alessio De Paoli e Riccardo Masciadri (contrabbasso), Christian Mascheroni (piano), Maria Press - Marco Sicca - Maria Pia Abate - Pietro W. Di Gilio, Pasquale Prestinice - Jacopo Wiquel (violini), Andrea Stringhetti - Eliana Gintoli - Pinuccia Gelosa - Giulia Garrita - Bianca Sannino - Pinuccia Gelosa (violoncello), Marco Sciammarella (xylofono), Carlo Pensa (glockenspiel)
con i cantanti Paolo Cauteruccio (tenore), Raffaele Facciola (baritono), Francesca Pacileo (soprano)
scene e regia Antonio Viganò
collaborazione artistica Antonella Bertoni
costumi Roberto Banci - Sartoria teatrale Tirelli
light design Michelangelo Campanale
direzione tecnica Andrea Venturelli
direzione di produzione Paola Guerra
produzione Teatro la Ribalta - Kunst der Vielfalt in collaborazione con l’Orchestra AllegroModerato
in collaborazione con Lebenshilfe Südtirol, Res. artistiche “Olinda” - Festival “Da vicino nessuno è normale” - Milano
con il sostegno di Fondazione Altamane Italia
Otello Circus è un'opera lirico-teatrale ispirata ai lavori di Giuseppe Verdi e William Shakespeare. In un vecchio circo, dove tutto sembra appassito, Otello è costretto a rappresentare la sua personale tragedia: è la sua condanna, la pena che deve scontare per il suo gesto efferato ed omicida. Gli altri personaggi dell’Opera di Verdi e Sheakespeare – Desdemona, Cassio, Jago, Roderigo ed Emilia – si spartiscono i vari mestieri: l’acrobata, il lanciatore di coltelli, l’equilibrista, l’inserviente, il domatore. Ogni giorno, da anni, più volte al giorno, quella tragedia della gelosia si ripete e gli interpreti, oramai diventati personaggi consumati, deboli e fragili, sono incapaci di fermare la parabola. I fantasmi delle vittime di femminicidio vagano invano per cercare di interrompere quella giostra e ricordare, a chi guarda, che l’amore che uccide è contro natura. Il progetto nasce dall’incontro tra il Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt di Bolzano e l’Orchestra Allegromoderato di Milano, e dalla volontà di costruire insieme, valorizzando le proprie specificità e alterità, un percorso artistico e musicale. Gli attori ed i musicisti “di-versi” restituiscono l'Opera, con una propria personale visione, una propria singolare poetica, mettendo in scena un grande circo dei sentimenti umani dove tutto è dominato dalle passioni e dalle ambizioni dei personaggi.

17 e 18 giugno
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
VITA A RATE
scritto e diretto da Riccardo Caporossi
con Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa
luci di Nuccio Marino
produzione Club teatro – Rem & Cap Proposte
prima assoluta
Due personaggi: Modì e Madì; un uomo e una donna, in età. Vivono da pagliacci, infilati in due comignoli antivento a pappagallo. I volti anneriti come gli spazzacamini, con i quali, però, non hanno alcuna relazione e tanto più con quelli sognatori di Mary Poppins. Insieme tentano di condividere il loro disarmante isolamento e abbandono da quella umanità cui credono di appartenere. Parlano di diverse storie, della loro storia, interrotti periodicamente dal vento che muta la direzione dei comignoli, che lascia andar via le loro parole. La loro prigionia non ha alcun valore simbolico. È un pretesto. «Modì e Madì, il loro tempo e il loro spazio, li ho potuti conoscere soltanto un po’, senza sentire affatto il bisogno di comprenderli – scrive il regista. Quello che ho potuto ascoltare da loro l’ho messo in scena. È possibile anche che siano soltanto una invenzione, materializzata attraverso il fumo della canna fumaria, che azzarda a comporre, a contatto con l’aria, le infinite particelle di una forma finita: il loro volto e parte del corpo. Non so niente di più di quanto non ne sappia il futuro spettatore che si applichi attentamente alla visione».

20 e 21 giugno
Napoli
Teatro Politeama
ANGELS IN AMERICA
Si avvicina il millennio e Perestroika
di Tony Kushner
regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Angelo Di Genio, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Ida Marinelli, Marco Del Gaudio, Sara Borsarelli, Alessandro Lussiana, Giusto Cucchiarini, Giulia Viana
scene Carlo Sala
video Francesco Frongia
costumi Ferdinando Bruni
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia
prima assoluta
Il Teatro dell’Elfo sceglie di riallestire il testo teatrale che nella storia di Broadway ha ottenuto il maggior numero di nomination ai Tony Award: Angels in America di Tony Kushner. Lo spettacolo, coprodotto da Fondazione Campania dei Festival, porta in scena, nella regia firmata a quattro mani da Bruni e De Capitani, il pluripremiato bestseller che racconta la discesa nelle contraddizioni dell’America di fine millennio.
Nel suo capolavoro Tony Kushner ha dipinto un inquieto ritratto della New York anni Ottanta, febbrile e onnivora, contenitore ideale delle contraddizioni di un’epoca che prolunga le sue inquietudini fino ai nostri giorni, dall’America reaganiana a quella dominata da Trump. Roy Cohn, il villain shakespeariano che domina la pièce, poteva sembrare un personaggio del passato: mitico avvocato e faccendiere, morto di AIDS nel 1986, considerato un mostro dalla stampa liberal e un fulgente eroe da quella di destra, era stato infatti il pupillo del senatore McCarthy. Invece è emersa tutta la sua attualità: “Roy Cohn was the original Donald Trump” ha scritto Frank Ritch sul New York Magazine. La rilettura dell’Elfo segue la struttura originale, divisa in due parti: Si avvicina il millennio e Perestroika. I due spettacoli hanno conquistato nel 2007 e nel 2009 tutti i maggiori riconoscimenti teatrali: premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro), Miglior regia e Miglior spettacolo di prosa ai premi Eti - Gli Olimpici per il Teatro, Premi Ubu a Elio De Capitani come Attore non protagonista (nel ruolo dell’avvocato Roy Cohn), Premio Hystrio alla regia, premio Ubu a Ida Marinelli come Attrice non protagonista.
«”Where’s my Roy Cohn?” ha esclamato Donald Trump alla notizia che il suo Procuratore Generale, Jeff Sessions, si era dovuto dimettere per false comunicazioni al Senato e non avrebbe potuto proteggerlo dal Russiagate – si legge nelle note di regia -  E dov’è il suo Roy Cohn, l’avvocato pescecane temuto e potentissimo che lo aveva salvato molte volte negli anni ottanta, con mille raggiri, da tante pesanti accuse? Dov’è il suo mentore, il suo amico e consigliere, il suo salvatore? È riapparso, con grande successo e timing perfetto, a teatro: perché è tornato in scena il bestseller del teatro americano, Angels in America. E riapparirà anche in Italia».

22 e 23 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
UNA NOTTE SBAGLIATA
di e con Marco Baliani
regia Maria Maglietta
scene e luci Lucio Diana
musiche Mirto Baliani
produzione Marche Teatro
prima assoluta
«Come si manifesta l’Assurdo? – si chiede Marco Baliani nelle note di regia – Ci sono segnali che possano mettere in allarme prima che la terribilità del caso si metta in moto e precipiti negli eventi? Forse sì, ci sono, ma sono accenni, avvertimenti che l’anima non coglie. Presi come siamo dall’immanenza del reale, quei piccoli, minuscoli segnali di allarme vengono trascurati. Eppure, quella notte, notte che solo dopo che tutto è avvenuto, chiameremo notte sbagliata, Tano, l’uomo della nostra storia, aveva avvertito qualcosa. […] Dopo il successo dello spettacolo Trincea, vorrei sperimentare un’altra tappa di ricerca di quello che mi piace chiamare teatro di post-narrazione. Una narrazione dove il linguaggio orale del racconto non riesce più a dispiegarsi in un andamento lineare, ma si frantuma, produce loop verbali in cui il Tempo oscilla, senza obbligati nessi temporali. Flussi di parole che prendono strade divaricanti mentre cercano disperatamente di circoscrivere l’accadimento di quella “notte sbagliata”. Quella manciata di minuti, che tanto durerebbe nel Reale il puro accadere dell’evento, si amplifica e diviene big bang di quell’universo di periferia, si espande nelle teste dei partecipanti all’evento, compreso il cane, risucchiando come un buco nero anche chi non è lì su quel pratone d’erba polverosa, ma vicino ai cuori e alle coscienze di chi sta agendo. Un turbine linguistico sostenuto da un corpo che agisce l’evento in maniera performativa, un corpo che si metamorfizza a mano a mano che l’azione prosegue, con gesti che richiamano le esperienze della body art degli anni settanta, marchiando il corpo come fosse la tela dove l’Assurdo si mostra pienamente, al di là perfino delle parole».

22 e 23 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
4.48 PSYCHOSIS
di Sarah Kane
in forma di “sinfonia per voce sola” di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale
soprano (live/in audio) Patrizia Polia
pianoforte (live/in audio) Diego Procoli
musiche da Gustav Mahler e P. J. Harvey
elaborazioni musicali, video, scena, regia Enrico Frattaroli
responsabile tecnico Renato Barattucci
produzione Frattaroli-Pascale
in collaborazione con Florian Metateatro
con il sostegno del Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi
Sinfonia per voce sola è una messa in concerto dell’ultimo testo di Sarah Kane: la musica dei suoi versi in risonanza con musiche di Gustav Mahler e P. J. Harvey. In scena, protagonista è la poesia stessa, variegata nelle forme liriche, narrative, dialogiche, grafiche della sua scrittura, testualmente e scenicamente affidata alla voce sola di Mariateresa Pascale.
«Scriverlo mi ha uccisa» annota Sarah Kane sul biglietto allegato alla copia di 4.48 Psychosis lasciata a Mal Kenyon, la sua agente letteraria, il giorno del suo suicidio. Il suo ultimo dramma, perfezionato fino all’ultimo istante della sua vita, è anche il suo testamento poetico.
«Addio! Addio!» scrive Mahler sui pentagrammi vuoti delle pagine manoscritte dell’Adagissimo. Ventisette misure i cui pianissimo conducono la Nona Sinfonia alle soglie del silenzio e che qui si intonano con le parti più liriche del poema, mentre Rid of me, To bring you my love, The slow drug, le composizioni di P.J. Harvey – coeve alla scrittura drammaturgica di Sarah Kane e dal sapore decisamente rock – ne sostengono le invettive più aspre e graffianti. Una distanza che non ha escluso simmetriche intersezioni, contaminazioni, convergenze.
Le parti dialogiche del poema – le cui voci rinviano, implicitamente, alla stessa Kane e al suo psichiatra – hanno, paradossalmente, valore di tacet. Sono momenti in cui l’opera si sospende ed il regista si rivolge, letteralmente, all’attrice, che al regista risponde. Ed è proprio per il loro valore di pausa, di silenzio che sono parte dell’opera teatrale, del concerto, della poesia, come bianchi di scena.
Non la musica soltanto è chiamata a fare parte della concertazione. Un flusso di immagini tratte dalla disposizione grafica del testo, o ad essa ispirate, si attengono al poema seguendo le variazioni agogico-dinamiche dell'intera partitura verbale e musicale.

27 e 28 giugno
Napoli
Teatro San Ferdinando
I DE FILIPPO
La commedia della loro vita
di Emilia Costantini
regia Armando Pugliese
coproduzione Elledieffe e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
debutto nazionale
Per il NTFI 2019, la giornalista Emilia Costantini immagina un’intervista impossibile con i fratelli De Filippo, una famiglia di artisti, che con la scomparsa di Luca, figlio di Eduardo, nel 2015 e del cugino Luigi, figlio di Peppino, nel 2018, si è estinta dalla scena teatrale. Non c’è più nessuno in palcoscenico che si chiami De Filippo.
«Titina, Eduardo e Peppino si incontrano di nuovo — racconta Emilia Costantini —,  per rispondere alle domande di una giornalista che li ha evocati e che li riporta alla ribalta, per farli recitare, dopo tanti anni, di nuovo insieme, ma stavolta nella commedia della loro vita: un percorso di più di ottant’anni di gloriosa storia del teatro. I tre personaggi, costretti a emergere dalla loro solitudine e sollecitati dalle scomode domande dell’invadente intrusa, vengono interrogati e si interrogano ripercorrendo fatti e misfatti della loro vita privata e pubblica. Si accende così un ipotetico contraddittorio, dove sono indotti a spiegare il perché dei loro dissidi, il motivo delle loro reciproche chiusure e improvvise generose aperture, delle liti e riappacificazioni».
L’immaginaria intervista punta a far affiorare dettagli delle loro biografie, lampi delle loro celebri interpretazioni, frammenti delle loro opere e a frugare tra ricordi e improvvise amnesie, ammissioni e improvvisi omissis, cogliendo spunti, rintracciando indizi, intercettando soprattutto emozioni e sentimenti inediti, per ricomporre le tappe fondamentali del loro tragitto esistenziale e artistico. Un percorso tutt’altro che semplice, a cominciare dalla loro nascita: i fratelli De Filippo sono infatti tra i protagonisti del nostro teatro più difficili da raccontare e da rappresentare, perché essi stessi sono stati narratori e interpreti degli avvenimenti, familiari e artistici.

27 e 28 giugno
Napoli
Teatro Sannazaro
NON FARMI PERDERE TEMPO
di Massimo Andrei
con Lunetta Savino
regia Massimo Andrei
scenografia Luigi Ferrigno
produzione Maurizio Marino per Arteteca, Stefano Sarcinelli per LaprimAmericana
prima assoluta
Tina ha più o meno ventisette anni, ma ne dimostra precisamente una trentina in più perché è affetta dalla Sindrome di Werner, o di invecchiamento precoce. Come tante donne al mondo ha alcuni sogni irrealizzabili e necessita di altrettanti bisogni concreti: un forte senso di maternità che sprigiona in modo esasperante su qualsiasi bambino incontri, un amore passionale per un uomo che non ricambia, l’aspirazione di lavorare come showgirl. Quando comincia a rendersi conto della gravità della sua malattia, anziché dannarsi, inizia una corsa con il tempo per cercare di realizzare i suoi pur semplici desideri. Il tempo le darà conferma di quanto i familiari, unici eredi delle sue proprietà, le siano indifferenti, o meglio interessati unicamente al fatto che muoia presto. E allora comincia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa.  Per farlo Tina trova la complicità di un giovane volontario, di nome Marco, conosciuto nell’associazione di malati di patologie genetiche. Il ragazzo l’assiste, ma soprattutto la sostiene nella sua perdente storia d’amore con Giuliano, e nella preparazione di un numero tutto suo come cantante. Tina alla fine riesce in tutto. In modo grottesco, ma ci riesce. E quando capisce che la sua malattia è arrivata a uno stato irreversibile trova anche la forza di combattere i suoi nipoti, intestando i suoi beni immobili all’unica persona che le è stato sempre vicino: Marco. Tina non è una vittima, bensì un’eroina. Le sue sono tutte gesta comuni, risultano grandi perché ha fatto della vita e nella vita ciò che voleva. Individuato il tempo a sua disposizione come risorsa-energia-fortuna-possibilità, se ne è impadronita totalmente e produttivamente: lo ha conquistato

29 e 30 giugno
Napoli
Teatro Nuovo
COLTELLI NELLE GALLINE
di David Harrower
traduzione Monica Capuani
regia Andrée Ruth Shammah
scene Margherita Palli
luci Camilla Piccioni
con Eva Riccobono, Alberto Astorri, Pietro Micci
coproduzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, e Spoleto 62 Festival dei Due Mondi
prima assoluta
Il primo testo del pluripremiato drammaturgo scozzese David Harrower racconta di un triangolo sentimentale ambientato in un contesto rurale e primitivo attorno a cui ruotano gli intimi interrogativi di una donna, della quale non verrà mai pronunciato il nome, alle prese con le scoperte della vita.
Una scrittura selvaggia e spezzettata frattura il mondo in cui sono calati i tre personaggi protagonisti della storia. L’incontro con Gilbert Horn, l’emarginato mugnaio del villaggio, diviene decisivo per la giovane, che (ri)scopre, anche attraverso la scrittura, una maniera inedita di affrontare il proprio percorso di conoscenza. Il mugnaio si insinua nelle convinzioni preconcette della donna, gettando nuova luce sul suo matrimonio e sulla possibilità di costruirsi una vita al di fuori dei confini fisici e sociali di un villaggio “muto”, privo di parole.
«Quando mi è giunto questo testo ho provato subito una forte fascinazione per la potenza della scrittura e per il disegno dei personaggi, di tre vite autonome, di tre solitudini a confronto così primitive ed originali. Mai come in questo caso ritengo che la regia di una donna sia indispensabile per cogliere la densità passionale di cui l’opera è pervasa – scrive Andrée Ruth Shammah. Non a caso, lo spazio scenico sarà affidato a Margherita Palli, una delle più importanti scenografe del panorama teatrale e le luci, a Camilla Piccioni, solida light designer dei miei ultimi spettacoli.
Eva Riccobono, l’immagine femminile per eccellenza, è stata per me una vera rivelazione, una messa alla prova di una reciproca sensibilità femminile che nella mia storia ha più volte dato vita ad esperienze e produzioni di successo».

29 e 30 giugno
Napoli
Campetti calcio Sanità
629
Uomini in gabbia
un progetto di Mario Gelardi
testi spagnoli di Marc Angelet, Gemma Brió, Marta Buchaca, Jordi Casanovas, Clàudia Cedó, Cristina Clemente, Guillem Clua, Daniela Feixas, Marta Galán, Llàtzer Garcia, Josep Maria Miró, Pau Miró, Anna Maria Ricart, Pere Riera, Marc Rosich, Jordi Oriol, Marilia Samper, Mercè Sarrias, Victoria Szpunberg, Joan Yago
traduzione Alessio Arena
testi greci di Yannis Papazoglou, Giorgio Maniotis, Maria Yiayiannou, Konstantinos Bouras
traduzione Giorgia Karvunaki
testi italiani di Emanuele Aldovrandi, Alessio Arena, Tino Caspanello, Mario Gelardi, Domenico Loddo
con Vincenzo Antonucci, Alessio Arena, Simone Borrelli, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Carlo Geltrude, Marcello Gravina, Davide Mazzella, Alessandro Palladino
regia Mario Gelardi
drammaturgia scenica Costantino Raimondi
musiche Tommy Grieco
costumi Alessandra Gaudioso
produzione Nuovo Teatro Sanità
prima assoluta
Domenica 10 giugno 2018, il governo italiano non ha concesso alla nave Aquarius della flotta della Ong Medici Senza Frontiere di fare ingresso in un porto italiano. A bordo si trovavano 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini, 7 donne incinte. In quel momento, 629 erano anche i deputati della Repubblica Italiana: una strana coincidenza numerica, tra uomini che decidono e uomini che non hanno alcun diritto, è alla base di questo progetto.
Lo spettacolo nasce mettendo insieme più di venti autori, provenienti da tre diversi paesi — Spagna, Grecia e Italia —, che hanno deciso di affrontare insieme un viaggio verso la diversità, attraversando il clima di odio violento cui è approdata l’Europa. A nulla servono le manifestazioni di sensibilizzazione: la politica segue un’altra rotta, un percorso che vuole il rifugiato, lo straniero, come nemico. Tra l’altro è sempre più comune vedere usati indistintamente i termini rifugiato e migrante dai media e nei dibattiti pubblici, ma vi è una differenza fondamentale dal punto di vista legale. Confonderli può avere conseguenze importanti per rifugiati e richiedenti asilo, così come generare fraintendimenti nel dibattito sull’asilo e la migrazione. Rifugiato indica una precisa definizione legale e specifiche misure di protezione stabilite dal diritto internazionale. Si riferisce a persone che si trovano al di fuori del loro paese di origine a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze che minacciano l’ordine pubblico, e che, di conseguenza, hanno bisogno e diritto a “protezione internazionale.” Sono uomini e donne per i quali il rifiuto della domanda di asilo potrebbe avere conseguenze potenzialmente mortali.

1 e 2 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
IL TEMPO È VELENO
di Tony Laudadio
con Andrea Renzi, Tony Laudadio e cast in via di definizione
regia Francesco Saponaro
coproduzione Teatri Uniti e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
prima assoluta
Il Tempo è veleno è una commedia amara e melanconica che intreccia tre età della vita e tre momenti temporali diversi in un unico e simbolico spazio: l'ampio salone di un appartamento napoletano che guarda il mare.
Anni Settanta. Paco e Bianca, una coppia di coniugi, si confrontano con la scelta definitiva di acquistare la casa nella quale vivono. Bianca è incinta di Sara, la loro primogenita, ma sembra avere qualcosa che la tormenta. Vent'anni dopo, negli anni Novanta, Sara e Marta, le loro figlie, stanno per separarsi per sempre, a causa della decisione di Sara di seguire le spinte della sua natura ribelle. Ancora un salto temporale, fino ai giorni nostri. Marta, ormai adulta, sta cercando di negoziare con Ennio la vendita della casa di famiglia, groviglio di ricordi, di segreti nascosti tra lettere, fotografie e fantasmi. «Di solito il tempo lenisce il dolore – racconta il regista Francesco Saponaro – qui, invece, il tempo alimenta l’angoscia di cui si servono i ricordi, i sensi di colpa e le paure. Improvvisi turbamenti costringono i personaggi di questa commedia a ripensamenti e incertezze, a gesti di stupidità quotidiana che dietro l'illusione trasgressiva del gioco nascondono un'essenza di morte. E non c'è scampo, non c'è antidoto, non c'è redenzione, perché il tempo precipita lentamente nelle nostre vite come una goccia crudele di inesorabile veleno».

4 e 5 luglio
Napoli
Sala Assoli
IN FLAGRANTE DELICTO
GESUALDO DA VENOSA, PRINCIPE DEI MUSICI
ideazione e regia Roberto Aldorasi
testi Francesco Niccolini
luci Danilo Facco
sound engineering Carmine Minichiello
con Marcello Prayer
musiche Alessandro Grego
produzione Occupazioni Insolite
Sulle tracce di Gesualdo da Venosa. Un lavoro di ricostruzione e ricerca, di verità storica e riproposizione poetica, fra storia, mito e leggenda. Il tentativo di sottrarre all’oblio un personaggio dall’ombra inquietante, pieno di contraddizioni e turbamenti e un tempo, quello tra fine Cinquecento e inizio Seicento, cupo e violento, eppure ricco di scoperte rivoluzionarie.
E, come in un quadro di Caravaggio, tra luce e ombra provare a ricostruire il mosaico: la vita, l’epoca, i sentimenti, la religione, la colpa, il dovere, la forma e la musica. Come in un madrigale, tessere la trama delle mille voci della mente di Gesualdo, la polifonia dissonante della sua coscienza e delle sue passioni, della sua indole e dei suoi doveri, delle sue composizioni sublimi e dei suoi delitti, esplorando il confine tra narrazione e teatro drammatico proprio come, all’inizio del Seicento, la composizione musicale oscillava tra polifonia e monodia, tra la pittura musicale dei testi e la nascita del melodramma.
Lo spettatore di In flagrante delicto è immerso in una camera d'ascolto disegnata con cinque diffusori che compongono uno spazio acustico dinamico e intermediale: la drammaturgia delle voci, dei suoni e delle musiche dello spettacolo genera e trasforma ambienti, in un movimento continuo gestito dalla regia del suono e, tramite gli impulsi vocali, dall’attore stesso.

5 e 6 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
MAURIZIO IV PIRANDELLO PULP
testo di Edoardo Erba
regia Roberto Valerio
con Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia
musiche Massimiliano Gagliardi
produzione Officine del teatro italiano
prima assoluta
Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia sono i protagonisti di una surreale commedia dal sapore pirandelliano scritta da Edoardo Erba.
Siamo in teatro, e sul palco è allestita la scena del Gioco delle Parti di Pirandello. Maurizio, il regista dello spettacolo, si aspettava una squadra di tecnici per il montaggio e il puntamento delle luci, ma si presenta solo Carmine, un siciliano di mezza età, che non sembra aver molta voglia di lavorare. Carmine – appena assunto dalla produzione – non sa nulla dello spettacolo e Maurizio è costretto a ripercorrerlo per farglielo capire. Carmine, che ha manifestamente paura a salire sulla scala, pur di non lavorare si mette a discutere su ogni dettaglio. Benché dettate dall’indolenza, le sue idee sono inaspettatamente innovative, e Maurizio passa dall’irritazione all’interesse. La discussione gli fa nascere l’idea di una regia più pulp: un gioco delle parti ambientato in uno squallido parcheggio di periferia, dove si fanno scambi di coppie. Progressivamente i ruoli fra i due si invertono, e ora è Maurizio che sale e scende dalla scala per puntare le luci, mentre Carmine è diventato la mente pensante. Tuttavia una telefonata di Carmine, mentre Maurizio non è in scena, ci mette in sospetto: forse non tutto è come sembra. Infatti di lì a poco scopriamo che Maurizio non è un vero regista, ma uno psicotico che crede di essere un regista. Per assecondare questa follia, senza la quale Maurizio cadrebbe in una depressione letale, gli amici gli affittano un teatro per allestimenti fasulli, che non andranno mai in scena. E anche Carmine non è un tecnico delle luci, è un figurante mandato dagli amici di Maurizio. Ma esattamente come nell’Enrico IV di Pirandello, sono anni che Maurizio ha capito la situazione, e sono anni che rimane dentro l’inganno per conservare una nicchia nella quale si sente protetto. Sarà il confronto finale con Carmine a metterlo definitivamente con le spalle al muro.

6 e 7 luglio
Napoli
Teatro Trianon-Viviani
L’ANNO DEL PENSIERO MAGICO
(The Year of the Magical Thinking)
di Joan Didion
traduzione Alessandra Serra
commedia tratta dal romanzo omonimo pubblicato da Il Saggiatore
con Rosaria De Cicco
regia Enrico Maria Lamanna
aiuto regia Augusto Casella
disegno luci Stefano Pirandello
costumi Teresa Acone
produzione Suoni&Scene
Enrico Maria Lamanna mette in scena un testo di Joan Didion e così lo descrive nelle note di regia: «Una donna, una sedia, ricordi… un marito morto all’improvviso a tavola. Lei è una sceneggiatrice che si trova a raccontare una storia, la sua. La figlia in coma... Lei, la donna, moglie e madre che con dolore affronta la luce del giorno dopo. A farle compagnia le scarpe del marito per quando tornerà, perché lui tornerà come afferma la leggenda indiana. Poi la consapevolezza, la borsa della figlia ricaduta in coma stretta al petto improvvisamente dopo un risveglio di 6 mesi. Lo scoraggiamento, la paura e la richiesta di aiuto. Non credere più a niente. Ma poi le scarpe… e se il marito tornasse? Meglio aspettare e lasciare il pensiero errante che vada ancora un po’ nei sogni nella speranza, nella vita... Torna a lavorare con me una delle mie attrici feticcio, Rosaria De Cicco a cui dedico questa avventura. Con lei questo viaggio emozionante come una prima notte d’amore».

7 luglio
Salerno
Duomo
STORIE DAL DECAMERONE
con Anna Foglietta
di Michele Santeramo
musiche originali Francesco Mariozzi
violista Luigi Gagliano
produzione Fondazione Teatro della Toscana – Festival Idera 2018
​È una storia di malessere, di presa di coscienza di quel malessere, di quella propria personale "peste". È la vicenda di una donna che per salvare i suoi due figli dalla guerra del suo Paese decide di fare il viaggio che in molti fanno.Arriva al mare, il Mediterraneo, e la aspetta l'ultimo pezzo di quel viaggio, insieme ai suoi due figli. Ma nel mare dovrà prendere una decisione che le segnerà la vita. Anche per lei, una storia del Decamerone sarà la guarigione.

8 e 9 luglio
Napoli
Teatro Mercadante
FATEMI USCIRE
di Jean Marie Chevret
regia Daniele Salvo con Ida Di Benedetto
scenografia Francesco Frigeri costumi Carlo Poggioli
una produzione Tradizione e Turismo srl - Teatro Sannazaro Centro di produzione
Dalla divertente commedia Laissez-moi sortir di Jean Marie Chevret, autore teatrale francese che ha rivoluzionato il teatro dei Grand Boulevard parigini con la sua scrittura brillante e nello stesso tempo attenta ai temi della contemporanità, Fatemi Uscire mette in scena una donna, artista al culmine della carriera, che crea involontariamente le condizioni per una resa dei conti della sua intera esistenza. Acclamata diva del palcoscenico e del grande schermo, attrice all’apice della maturità interpretata con vigore e intensità da Ida Di Benedetto, Joss de Guérande deve partecipare ad una prestigiosa trasmissione televisiva di prima serata destinata a celebrare la sua carriera. Joss accoglie questo invito come il definitivo coronamento del suo successo e sperando in una rinnovata ribalta si prepara alla magnifica serata in cui raccoglierà il frutto più dolce. Ma la maldestra conoscenza di un semplice telecomando cambia il corso della storia. Un tasto inavvertitamente premuto ed ecco che Joss, già pronta ad uscire, si ritrova intrappolata sulla splendida terrazza del suo appartamento a Parigi, davanti ad una serranda inesorabilmente abbassata. Chiusa fuori. Un “fuori” dal quale non può più uscire. Prigioniera per tutta la notte, inventa la trasmissione di cui avrebbe dovuto essere protagonista e rivive i momenti salienti della sua vita in una inaspettata resa dei conti. Rannicchiata su una poltrona davanti alla città dormiente emergono spettri, traumi rimossi, paure di sempre, ansie notturne, desideri inseguiti e scelte realizzate; un flusso interiore sapientemente narrato attraverso la attenta regia di Daniele Salvo, che riesce a mettere a nudo con delicatezza e ironia l’intimità di un’anima in gioco con se stessa.

8 Luglio
Napoli
Teatro Nuovo
NELLA LINGUA E NELLA SPADA
elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci
musica Luigi Ceccarelli
con Michele Rabbia (percussioni) e Paolo Ravaglia (clarinetti)
luci Loredana Oddone
cura del suono della voce Franco Naddei
coproduzione Ravenna Festival, Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Compagnia Le belle bandiere
prima assoluta
Nella lingua e nella spada è un progetto ispirato alla storia d’amore e alle vite della giornalista Oriana Fallaci, e del politico, rivoluzionario e poeta greco Alekos Panagulis. Un melologo che accosta le suggestioni della storia recente agli echi della tragedia greca antica: il racconto della Grecia moderna e contemporanea attraverso un canto parlato che prende spunto proprio dalle pagine di Un Uomo della Fallaci e dai versi di Panagulis. Scrive Elena Bucci: «Non userò le parole di Oriana Fallaci, non oserò strappare brani da un libro perfetto, ma proverò a raccontare con le mie povere parole di lei e di lui, di quell’epoca, di quella terra e della mia, di altri scrittori e artisti che vissero l’orrore della dittatura. Attraverso il loro dolore e la loro forza di resistenza amplierò il mio sguardo di fortunata, nata in tempo di pace, ma che ora vede avvicinarsi il buio. Questo progetto evoca per me l’immagine di un teatro che sia assemblea viva, pensante, emozionata, dove gli errori della storia e l’errare degli umani diventino pretesto per migliorare e per trovare nuove comprensioni e abbracci. Anche la parte musicale si propone di integrare la musica greca, nei suoi aspetti artistici più significativi, con quella musica contemporanea che negli ultimi anni ha allargato i suoni orizzonti fina a divenire un genere multiculturale».

8 e 9 luglio
Napoli
Sala Assoli
SCHIAPARELLI LIFE
con Nunzia Antonino e Marco Grossi
regia Carlo Bruni
testo Eleonora Mazzoni
scena Maurizio Agostinetto
immagini in movimento Bea Mazzone
luci Tea Primiterra, Giuseppe Pesce
consulenza/costumi Luciano Lapadula, Vito Antonio Lerario, Maria Pascale
organizzazione Nicoletta Scrivo
ufficio stampa Paola Maritan
amministrazione Franca Veltro
produzione Casa degli Alfieri - Teatro di Dioniso
con la collaborazione di sistemaGaribaldi e Linea d’Onda
si ringraziano Rosellina Goffredo e Rossana Farinati per la gentile collaborazione
Fra il 1953 e il ’54, Elsa Schiaparelli, fra le più grandi stiliste di tutti i tempi, decide di concludere il proprio itinerario artistico e professionale, pubblicando un’autobiografia che già nel titolo ne riassume l’intensità: Shocking life.
Italiana, nata a Roma, in una famiglia colta e ricca di talenti, protagonista fra le due guerre di quella rivoluzione del costume che avrebbe ispirato molte generazioni future, amica e collaboratrice di artisti come Dalì, Cocteau, Aragon, Ray, Clair, Duchamps, Sartre, dopo aver vestito Katharine Hepburn, Lauren Bacall, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Elsa decide che quel “nuovo” mondo non la riguarda più e lo lascia, ritirandosi a vita privata.
«Il nostro lavoro – si legge nelle note – prova a evocare questo passaggio, prediligendo un’indagine emotiva sul distacco, tributo necessario ad ogni cambiamento, all’impossibile impresa di sintetizzare la vita di questa donna straordinaria. Per un paio d’anni, sul primo isolato di via Garruba a Bari, hanno tenuto il loro fantastico bazar Atelier 1900, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Esperti di storia della moda e stilisti, sono stati loro a farci conoscere Elsa ed è con loro che abbiamo incominciato il percorso verso il quarto ritratto femminile del nostro più recente repertorio. Per questa produzione, oltre alla collaborazione di un fotografo e scenografo, Maurizio Agostinetto, ci è sembrata felice la disponibilità di Eleonora Mazzoni, scrittrice, che, condividendo l’impresa, ci ha assistiti nella redazione del testo. L’attore Marco Grossi e la cartoonist Beatrice Mazzone hanno infine completato il gruppo dedito alla creazione».

9 e 10 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
BARTLEBY LO SCRIVANO
di Francesco Niccolini
liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville
regia Emanuele Gamba
con Leo Gullotta, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
produzione Arca Azzurra Produzioni
prima assoluta
Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia.
È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome. Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico: meccanico e insensato.
In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano.
Ed è come se in quell’ufficio sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose e della vita. Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po' di sabbia finisce nell'ingranaggio e tutto si blocca.
Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”.
Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l'ufficio che la vita intima del datore di lavoro.
Da quel momento Bartleby si spegne. Il motivo? Quando lo scopriremo, sarà troppo tardi.

12 e 13 luglio
Napoli
Sala Assoli
NON DOMANDARMI DI ME, MARTA MIA
dalle lettere di Luigi Pirandello e Marta Abba
di Katia Ippaso
regia Arturo Armone Caruso
con Elena Arvigo
produzione Nidodiragno/CMC
Non domandarmi di me, Marta mia si situa in un preciso punto del tempo, il 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello, e in un preciso punto dello spazio, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera, dopo aver fatto al pubblico l’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Pirandello alla fine dello spettacolo, Marta Abba legge l’ultima lettera che Pirandello le aveva scritto, solo sei giorni prima della sua morte, nella quale non accennava minimamente alla sua malattia.
Nella calma allucinata di quella notte, dopo la rappresentazione, Marta si trova a dover fare i conti con il suo passato. L’attrice ha portato con sé le lettere che negli anni le ha scritto Pirandello dal 1926 al 1936 ma anche quelle che lei aveva indirizzato al suo Maestro. Le sparge sul letto e sul pavimento, vi si immerge, e rievoca così la loro storia, la storia di un rapporto elettivo, agli altri segreto e in una qualche forma incomprensibile, “un fatto d’esistenza”, annotava Pirandello in una lettera del ‘29.
In un viaggio notturno attraverso i passaggi cartacei di una corrispondenza dalla quale affiora pulsante l’emozione, l’attrice e la cantante protagoniste dello spettacolo, dando una precisa tonalità orfica al testo, fanno emergere il lungo, intenso e per tanti versi doloroso rapporto tra Luigi Pirandello e la sua attrice musa, Marta Abba. I temi dell’impossibile fusione amorosa, del senso dell’arte, di cosa si vale realmente, della vecchiaia inesorabile, della morte e della forma che soffoca la vita irrompono sulla scena lasciandoci al termine dello spettacolo l’ombra di una sedia vuota che evoca una irrimediabile perdita mentre una lanterna magica continua a proiettare tutt’intorno le immagini fantasmagoriche di un teatrino delle ombre.

12 e 13 luglio
Napoli
Teatro Sannazaro
LE TITINE LAB
E incursioni, rotture, attraversamenti di Altre Titine prese un po’ qui un po’ lì…
dall’atto unico Tornò al nido di Titina De Filippo
progetto a cura di Antonella Stefanucci
con Adolfo Margiotta e Antonella Stefanucci (e cast in via di definizione)
produzione Teatro del Loto – Teatri molisani di Stefano Sabelli
prima assoluta
«“Blocco” – scrive Antonella Stefanucci – è il termine con il quale un noto critico teatrale definì il sodalizio artistico di Eduardo, Titina e Peppino De Filippo. In una lettera, Titina scrive “un giorno diedi un urlo e volli assaggiare la gioia dell’indipendenza”. L’incanto era rotto. Il “blocco” infranto, spezzato, non esisteva più. Un sospiro di sollievo. Alle ammonitrici ed affettuose parole di un grande critico, agli sguardi afflitti del nostro pubblico, mi viene da rispondere: “Amici miei... credete a me... meglio un successo di “blocco” in meno e tre uomini liberi in più!”. Titina quindi ruppe il sodalizio. Titina scriveva in maniera delicata, pittorica, sublime nella sua onirica semplicità, come se le sue commedie fossero gouache ottocentesche, sempre con precisi riferimenti musicali che suggeriva nelle didascalie e sempre con l’orecchio rivolto al pubblico. Le sue commedie hanno un linguaggio quotidiano e contemporaneo e da bravissima interprete femminile ha raccontato e descritto divertentissimi e caustici personaggi femminili. Sarebbe bello giocare – to play – mettere in scena, ridare vita a queste figure che raccontano salotti, balconi sul mare, case di campagna… musicisti, giocatori, capitani di marina, nobiltà decadute. Governanti, figli illegittimi e amanti in fuga…».

12, 13 e 14 luglio
Napoli
Palazzo Fondi
LA LUNA
un percorso di ricerca e creazione a partire dai rifiuti, gli scarti, il rimosso di una collettività 1 Napoli 2018 | 2019
ideazione, drammaturgia e regia Davide Iodice
spazio scenico, maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
direttore di produzione Hilenia De Falco
assistente di produzione Emanuele Sacchetti
cast in via di definizione
produzione Teatri Associati di Napoli
produzione esecutiva Interno5
in collaborazione con Accademia di Belle Arti, Scuola elementare del teatro|conservatorio popolare per le arti della scena
prima assoluta
Avviato nella scorsa edizione del Napoli Teatro Festival Italia grazie a un laboratorio intensivo tenuto all’Accademia di Belle Arti di Napoli, trova compimento in forma scenica La luna, il nuovo processo di indagine antropologica, sociologica e poetica ideato e diretto da Davide Iodice. Il lavoro pone come centro di riflessione lo scarto, il rifiuto, nella sua accezione simbolica, affettiva e emotiva: ciò di cui ci si vuole o ci si deve liberare, o che si è messo da parte. L’ambito della ricerca espressiva è quindi la Pòlis, la comunità cittadina, chiamata ad essere “drammaturga” del processo creativo. I cittadini sono invitati a portare i loro rifiuti a partire dal 1 marzo e fino al 31 maggio 2019, tutti i venerdì dalle ore 17.00 alle ore 19.00, presso Palazzo Fondi, Via Medina 24, uffici direzionali, I°piano, Napoli.
Le narrazioni che accompagnano questi reperti autobiografici verranno filmate, e costituiranno via via la base di una scrittura scenica polifonica. Parallelamente verrà condotta una “raccolta porta a porta”, sollecitando individualità ed esperienze variamente rappresentative della città. «Si compie così un atto psicoanalitico collettivo, trasformato espressivamente dagli attori|performers – recitano le note di regia – qui chiamati a contaminarsi con l’immondo psicologico di una comunità per ricavarne una idea di mondo, di società, un senso perduto, identitario, pubblico, se non già quel senno che Astolfo cerca sulla Luna dove “ciò che si perde qui, là si raguna».

13 e 14 luglio
Napoli
Teatro Nuovo
EXIT
di Antonio Marfella e Giovanni Esposito
con Simona Marchini e Susy Del Giudice
drammaturgia Antonio Marfella Giovanni Esposito
regia Giovanni Esposito
aiuto regia Felice Panico
costumi Rossella Aprea
scene Luigi Ferrigno
progetto luci Nadia Baldi
produzione La Pirandelliana SRL
prima assoluta
Una madre e una figlia. Un rapporto scandito da una quotidianità necessaria, fatta di delusioni, frustrazioni e accuse reciproche. Due donne che combattono con la solitudine e il vuoto interiore. I loro sogni falliti e le aspirazioni deluse sono al centro di Exit, uno spettacolo che porta con sé una visione – a volte ironica – dell’incapacità delle persone di comunicare. Il suicidio annunciato dalla figlia fa da catalizzatore, e costringe le due donne a parlare tra loro, a contrastarsi per cercare una via d’uscita, un equilibrio precario nel quale galleggiare fino alla prossima crisi.  Forse il tempo però è finito.

13 e 14 luglio
Napoli
Teatro Mercadante
ARSENICO E VECCHI MERLETTI
di Joseph Kesserling
con Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini
regia Mario Monicelli ripresa da Geppy Gleijeses
produzione Gitiesse Artisti Riuniti
prima assoluta
Nell’anno del decimo anniversario dalla scomparsa di Mario Monicelli, Geppy Gleijeses riprende Arsenico e vecchi merletti, commedia teatrale di Joseph Kesselring, resa nota al pubblico del grande schermo dalla trasposizione cinematografica di Frank Capra, e prima regia teatrale del grande regista italiano.
Lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper. Qui scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori” – ossia gli inquilini ai quali affittano le camere – a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra: le due zie offrono loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni, e li seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (che crede di essere Theodore Roosevelt), scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri. Deciso a porre fine alla pazzia delle due donne e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti dall'arrivo dell'altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida i cui lineamenti sono stati rovinati a seguito di numerosi interventi di chirurgia plastica. Anche Jonathan, che è accompagnato dal suo fidato amico, il dottor Einstein, ha un cadavere di cui disfarsi e tenta di seppellirlo nella cantina, per poi eliminare anche il fratello Mortimer. Ormai credutosi l'ultimo erede di una famiglia di pazzi maniaci, Mortimer cerca di allontanare da sé Elaine per il timore di farle del male, ma poco prima della partenza di Teddy per la clinica, le due zie (che intendono seguire Teddy nella casa di cura) rivelano che in realtà Mortimer è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che Mortimer nascesse.

avellino, benevento, caserta, napoli, salerno Data/e: da 04 Giugno 2019 a 14 Luglio 2019