La Festa di Montevergine tra teatro e “sceneggiate”

Musica, teatro e cinema ci raccontano la storia di una devozione popolare
di Giovanni Vasso - 02 Febbraio 2019
La Festa di Montevergine tra teatro e “sceneggiate”

Quella di Montevergine è storia che si lega, in maniera fortissima, alla musica, al teatro e, persino, al cinema. Ma tutto, ovviamente, declinato nell’unica accezione possibile: quella popolare e devozionale.

La musica, le canzoni sono parte essenziale del pellegrinaggio di una volta. L’inno devozionale a Mamma Schiavona, è stato inciso da numerosi artisti, fino alla metà del ‘900, come Aurelio Fierro, Giacomo Rondinella e altri famosi e apprezzati cantanti napoletani. La Madonna di Montevergine, patrona degli umili, è amata e celebrata dagli ceti più popolari di Napoli e della Campania.

Naturale che il Santuario venisse celebrato nelle “sceneggiate” amatissime nel secolo scorso e che il volto perennemente addolorato di Regina Bianchi finisse, sul grande schermo, immortalato sullo sfondo del Partenio, alla ricerca di una grazia per Mario Merola e Nino D’Angelo in “Tradimento” del 1982. Prima ancora, era stato girato in piena era fascista sul santuario il film “La Grande Luce di Montevergine” con Amedeo Nazzari e Carlo Duse nel 1939, mentre Roberto Troncone, pioniere del cinema a Napoli e documentarista ante litteram, filmò “il ritorno delle carrozzelle” da Montevergine nel 1903.

Ma è al teatro che Mamma Schiavona ha incontrato in Raffaele Viviani un cantore dei più devoti. La commedia “La Festa di Montevergine” ha un carattere popolare spiccatissimo e racconta il clima di gioia e di devozione, di ostentazione e di licenza. Viviani ci consegna, oltre a una splendida commedia, un importante documento storico sulla devozione verginiana. Le scene che ricordano l’antico rito dell’incubatio (poi vietato dopo il Concilio Vaticano II) e quelle della sfida del canto ‘a figliola (o a fronn’ ‘e limone), le sfide tra i cantatori e, dunque, tra le “comitive”.

La Festa di Montevergine”, oggi, vive una seconda giovinezza dopo un periodo di oblio. A cui l’ha sottratta la “riedizione” curata, da diversi anni e con gran successo di pubblico, dalla regista Lara Sansone al Teatro Sannazaro di Napoli.

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