‘A Mascara di Serino, il tradizionale corteo del Carnevale Irpino

Uno degli appuntamenti più rappresentativi che si festeggia nelle principali frazioni del borgo avellinese
di Marina Indulgenza - 06 Febbraio 2019

‘A Mascara (la Mascherata) di Serino, cittadina in provincia di Avellino, è uno degli appuntamenti più rappresentativi del Carnevale Irpino e si festeggia, ancora oggi, nelle principali frazioni del borgo.

Le sue origini risalgono all’antica tradizione della mascherata carnevalesca, nel corso della quale si ballava una danza tradizionale, una specie di tarantella su un motivo ritmico, suonato dalla banda musicale, ripetuto in maniera ossessionante. 

Gli uomini si vestivano con giacche alla cacciatora, pantaloni alla cavallerizza, gilet con molti ciondoli e cappelli infiocchettati. Inoltre, poiché in epoche passate alle donne non era consentito partecipare alle manifestazioni pubbliche, toccava agli uomini travestirsi con ampie gonne, lunghe quasi alla caviglia, bluse con colori sgargianti, portare cappelli dai quali pendevano nastrini multicolori e coprire parte del volto con delle maschere di varia foggia.

Il corteo si spostava lungo le strade del paese componendo una lunga fila, dandosi la mano o stringendo dei “maccaturi” (fazzoletti). La fila era guidata da una persona anziana, detto “‘O Primommo”, mentre la chiusura era affidata al personaggio di Pulcinella.

I partecipanti si impegnavano poi in una quadriglia popolare, con degli intrecci molto caratteristici, o si disponevano in cerchio, intrecciando archi infiorati. Da qui la ‘Ntrezzata (intrecciata), una delle figure tradizionali dei balli carnevaleschi.

Alla sfilata partecipavano anche le “imbacchiatrici” che portavano in mano un fucile nella cui canna era riposto del talco mescolato a gesso in polvere e coriandoli. Il loro compito era quello di “imbacchiare” (impolverare) gli spettatori della manifestazione.

Nella rappresentazione attuale, ‘A Mascara celebra i festeggiamenti di un matrimonio. I protagonisti, in abiti folkloristici, partecipano all’evento nuziale ballando fino allo spasimo al ritmo della tarantella Rossiniana, eseguendo le figure tradizionali della Botta e della ‘Ndrezzata.

La musica viene diretta dal capofila, il “pim’ommo”, il più bravo e più bello nel ballo, che indossa un vestito di velluto con pantaloni alla zuava, camicia e panciotto, e porta un cappello con pennacchio.

Le “belle”, ovvero le donne del paese, hanno un vestito molto semplice che consiste in un’ampia gonna dai colori sgargianti e da una camicetta dalle finiture ricamate, di colore chiaro.

Fuori dal corteo troviamo le “‘mpacchiatrici”, che organizzano e incitano al ballo e ai festeggiamenti. Si tratta di uomini vestiti da donne che indossano ampie gonne colorate e portano sul volto una maschera che nasconde il viso. In mano hanno una “scoppetta”, un fucile, che si carica con la cipria che viene poi sparata, con un soffio, sui passanti.

La sposa, che è sempre un uomo travestito da donna, regala dei fagottini di stoffa con dentro dei confetti nuziali, mentre lo sposo, generalmente un uomo dai tratti rozzi, dona alle signore un ramoscello di mimosa.

Altre figure tipiche del corteo sono l’orso o brutto, rappresentato da un animale con la pelliccia di montone e dei grossi campanacci per spaventare i passanti, e “’A Vecchiarella”, un uomo travestito da vecchia che porta a cavalcioni il suo anziano compagno.

avellino