Libri. "Il venditore di uova rotte" di Clemente Cipresso

Il romanzo, edito da Algra Editore, è una storia sulle seconde possibilità che la sorte può concedere o negare
di Valerio Boffardi - 15 Gennaio 2020

Vendere uova di seconda mano, lesionate in superficie, ma ancora buone all’interno, è un mestiere particolare: significa ridare dignità a un oggetto di scarto.

È attorno a questo concetto, alle seconde possibilità che la sorte può concedere o negare, che ruota il titolo de "Il venditore di uova rotte" (Algra Editore), il romanzo di Clemente Cipresso, giornalista e scrittore originario di Aversa.

La storia inizia nel 1966 con la nascita di Filuccio. La prima metà del libro ci racconta, con continui salti temporali, il percorso dalla sua infanzia fino alla giovinezza. Attraverso i suoi occhi, veniamo a contatto con la realtà di un borgo del casertano.

Religione e superstizione, sacro e profano, rispetto della tradizione, ma anche tanta ignoranza: l’autore delinea una ricostruzione storica precisa degli usi e costumi del piccolo paese dove vive il protagonista, aiutandosi con efficaci descrizioni e verosimili dialoghi nel dialetto locale.

I brevi capitoli dedicati alla sua crescita, all’apparenza discontinui, sono, in realtà, come tasselli di un mosaico che descrive la cultura popolare dell’epoca.

Dopo tanti sacrifici e lavori umili, Filuccio riesce nell’impresa di diventare medico. Si sposa, e da questa unione nasce Raimondo, il secondo protagonista del romanzo.

La narrazione scorre fluida fino a quando si arriva all’evento che funge da spartiacque nella loro vita: a causa di uno scherzo del destino, Filuccio e il piccolo Raimondo subiscono, per errore, una ritorsione della camorra. Veniamo poi a sapere che i due uomini si salvano, anche se l'utilizzo dei continui salti temporali penalizza molto lo spazio che avrebbero - giustamente - meritato le dinamiche che regolano questo salvataggio.

È così che Filuccio si aggrapperà alle uova rotte, che cercherà di vendere porta a porta. Lui e suo figlio sono come quelle uova: nel loro rapporto con la società sono evidenti le lesioni mentali causate dal trauma ma, nel loro animo, rimane intatta la speranza di riscattarsi.

In questa seconda parte del romanzo, la narrazione cambia tono, concentrandosi sulla malattia mentale, e sul modo in cui questa veniva percepita in quegli anni. Viene descritta nel dettaglio la realtà del manicomio come luogo di disperazione e di solitudine.

Anche in questo caso è encomiabile il lavoro di ricerca fatto dall’autore, che si è avvalso anche del memoriale di Aldo Trivini "Cronache da un manicomio criminale".  

Clemente Cipresso fornisce, così, una fotografia agghiacciante della struttura di reclusione, dove non è possibile riabilitarsi ma solo continuare ad essere prigionieri delle proprie fobie.

Queste ultime sono evidenziate da lunghe sequenze oniriche che, seppur appesantiscono la narrazione e non sempre sono necessarie, riescono a restituire al lettore il senso di squilibrio di una mente sull’orlo della follia. 

Clemente Cipresso nasce ad Aversa nel gennaio del 1983, compie gli studi classici e si laurea, nel luglio del 2009, come Perfusionista di Cardiochirurgia prima e Dirigente Sanitario poi presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli. Si specializza in Management dell’Innovazione e del Trasferimento Tecnologico, Management Sanitario, Coordinamento e Management.

Partecipa a diversi concorsi letterari ottenendo un buon riscontro di critica e pubblico e vincendo numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2015 pubblica il suo primo romanzo dal titolo "Frantumi di calma apparente" (Effigi Editore). Da marzo 2017 è giornalista pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania. Nel dicembre 2019 pubblica il romanzo “Il venditore di uova rotte” Algra Edizioni che viene presentato per la prima volta a livello nazionale il 15 dicembre presso il Palazzo Duchi di Santo Stefano di Taormina. In tale occasione viene nominato Socio Onorario dell’Associazione culturale Viva Voce.