Castellammare di Stabia. Claudio Avella: la sua vita a fumetti

Junky Cable è la sua ultima creazione, una Graphic Novel tra il cyberpunk e il manga giapponese
di Clelia Esposito - 19 Marzo 2018
Castellammare di Stabia. Claudio Avella: la sua vita a fumetti

C’è chi li definisce un mezzo di comunicazione, chi un’opera narrativa, chi ancora letteratura disegnata. La verità è che i fumetti sono un mucchio di cose. Lo sa bene Claudio Avella, giovane fumettista e illustratore di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, che oggi si racconta ad ecampania.it.

Quando ha avuto inizio questa tua passione?

“Disegno da che ho memoria. Sulla scia dei miei fratelli che leggevano prettamente comics e fumetti italiani, mi sono avvicinato alla cultura giapponese, al loro fumetto e poi a quella Franco-belga”.

I primi fumetti a far breccia nel suo cuore sono stati Alita e Dragonball ed è con loro che comincia il suo viaggio fatto di vignette e fantasia. Claudio frequenta l’Istituto d’Arte, ma trova la giusta ispirazione alla Scuola Comix di Napoli, dove si diploma nel 2008. Da lì in poi, sono seguite numerose collaborazioni: la sua carriera prende il via con Conoglio Editore, per proseguire poi alla NBM fino a spostarsi negli Stati Uniti con Zenescope. Tra i sui lavori spuntano: Aspen Fathom Blue, Demon’s Daughter, 47 Deadman Talking, Le disagevoli avventure di Cisko. È fresca di stampa, Junky Cable, la sua ultima creazione edita da Shockdom, una Graphic Novel con mutanti sexy, robot e distopia.

Un progetto tutto nuovo. Che riscontri stai avendo con i tuoi lettori?

“Vado molto fiero di questo ultimo lavoro, che credo sia quello più forte, dai colori ai contenuti. I lettori lo stanno apprezzando e soprattutto il mio messaggio è arrivato: questa è la mia soddisfazione più grande”.

Ispirato da artisti come Masamune Shirow, Katsuya Terada, Makatsu Testura, l’amore di Claudio per il disegno ed il fumetto non perde colpi negli anni, nonostante le difficoltà, i malcontenti e i pregiudizi. L’attuale nona arte, ha dovuto sgomitare un bel po’ per meritarsi l’attenzione della critica. Umberto Eco, il critico letterario che negli anni ’60 ha sdogato il fumetto, divenendone un accanito testimonial, dichiarò: “Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi”.

Claudio sorride a questa citazione e ci racconta: “Oggi il format per fortuna viene apprezzato. Basti vedere l'attenzione che gli viene data nelle librerie, grazie ai cine comics, alla trasposizione di Graphic Novel varie, al cinema e sul piccolo schermo. Peccato che si faccia poca ricerca rispetto ad autori nuovi, ma soprattutto a quelli che hanno fatto la storia”.

Diseducativi, violenti ed eccessivamente erotici, era così che venivano etichettati i fumetti fino a pochi anni fa.

Quali sono i tempi che affronti con i tuoi disegni?

“La cosa importante è avere una storia solida e qualcosa da dire. Nei miei disegni, attraverso storie semplici, affronto temi importanti come crisi esistenziali, senso di inadeguatezza. Cerco di concentrarmi sull’essenziale, sul gusto delle piccole cose o sulla profondità di esse. In questa epoca è necessario non essere banali, c'è davvero troppa roba li fuori”.

In cosa trovi l’ispirazione quando disegni?

“La musica è necessaria per la mia creazione, ascolto dal Metal, al Jazz, alla musica tradizionale. I poeti possono essere fonte di ispirazione e i pittori hanno lanciato delle basi necessarie, chi non studia il passato non può pensare di voler creare, si finisce per non essere completi ne artisticamente ne moralmente”.

Claudio, i fumetti sono una cosa seria. Chi non li legge, cosa si perde?

“Chi non li legge si perde esperienze ed emozioni che magari può trovare in altro, ma certamente si perderà una sfera importante della creazione artistica, filosofica e letteraria mondiale”.