Palazzo D’Oria d’Angri, tra i fasti delle famiglie nobili e il Risorgimento Italiano

Da qui Garibaldi proclamò l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia
di Rosanna De Simone - 10 Settembre 2019

Tra il XVII e XVIII secolo, le famiglie nobili più influenti di Napoli iniziarono a costruire sontuose ville e palazzi anche al di fuori dell’antica cinta muraria per dimostrare la loro presenza, e influenza, nel territorio.

Il Palazzo Doria d'Angri, situato in piazza Sette Settembre a Napoli ne è un mirabile esempio.

La famiglia Doria era una famiglia di mercanti genovesi da cui discesero personaggi illustri, letterati, dogi e condottieri militari.

Marcantonio Doria (1570-1654) si trasferì a Napoli all’inizio del XVII secolo. All’epoca la città era un porto di congiunzione tra l’Europa e l’Africa, e per questo era considerata uno dei centri più importanti per il Regno spagnolo.

Qui, Marcoantonio sposò Isabella della Tolfa e comprò, nel 1602, ilDducato d’Angri, diventando poi, nel 1636, Principe d’Angri.

Grazie a lui, la famiglia Doria divenne una delle famiglie più influenti di Napoli iscrivendosi prima al Seggio Cittadino e poi, dal XIX secolo, al Libro d’Oro delle famiglie nobili napoletane.

L’attuale palazzo in via Sette Settembre fu fatto costruire da Giovanni Carlo Doria intorno al 1760 su alcuni dei territori che il suo antenato, Marcoantonio Doria, aveva acquistato.

Giovanni Carlo commissionò il progetto a Luigi Vanvitelli ma purtroppo questi, morto nel 1773, non riuscì mai a completare i lavori.

Il progetto passò prima a Ferdinando Fuga, poi a Mario Gioffredo e, infine, a Carlo Vanvitelli, figlio del noto architetto.

La pianta del palazzo è trapezoidale e ha due portoni, uno principale direttamente su via Sette Settembre e uno posteriore su via Maddaloni.

La facciata principale presenta un grande portone inquadrato tra quattro alte colonne doriche dal fusto liscio mentre, sul piano superiore, in corrispondenza del sottostante portone, un balcone stretto con alte finestre.

Proprio da questo balcone, nel 1860, si affacciò il condottiero Garibaldi per proclamare l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.

Lo storico evento è stato immortalato nel dipinto "Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860" ad opera di Wenzel Franz, oggi conservato al Museo Civico di Castel Nuovo di Napoli, e ritrae non solo il condottiero sul balcone ma anche la popolazione in festa che sventolava le bandiere tricolore della neonata Italia.

Inoltre, una targa sulla facciata del medesimo palazzo ricorda il passaggio del condottiero.

La piazza su cui oggi si affaccia il palazzo prende il nome proprio dalla data dell’evento, Sette Settembre per l’appunto.

Alcune delle sue decorazioni sono andate distrutte o disperse dopo la seconda guerra mondiale.

La perdita più grave è quella dello stemma marmoreo raffigurante l’aquila nera, simbolo della famiglia Doria, che troneggiava sul timpano curvilineo e che si può ammirare solo attraverso le foto antiche.

Nonostante tutto, il palazzo conserva la sua antica eleganza. All’interno si possono ammirare le statue di alcuni illustri membri della famiglia, come il condottiero Andrea Doria e il doge Tommaso Doria, l’aquila nera incornata portata in gloria da alcuni angeli e alcuni appartamenti ancora affrescati.

Il palazzo è ancora oggi adibito a uso privato.

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