Esiste la scaramanzia nella cucina napoletana?

Alcune indicazioni da seguire per i superstiziosi

La superstizione è la credenza, irrazionale, che certi comportamenti portino sfortuna e che altri invece aiutino ad avere buona sorte, e Napoli è una città fortemente superstiziosa: nel corso della sua storia questa città è sempre stata caratterizzata da riti e tradizioni che tutti i suoi cittadini in un modo o nell’altro portano con sé. Non ci stupisce quindi sapere che anche nella gastronomia, altra cosa molto importante a Napoli, ci siano alcune cose da fare e altre da evitare.

Il primo alimento a cui si pensa quando si parla di scaramanzia è ovviamente il sale, legato a svariati riti propiziatori. Il sale infatti è un alimento che in passato era talmente costoso da essere addirittura usato come metodo di pagamento (da qui la parola “salario”) e quindi rovesciarlo è presagio di sventura. Ma non ci si deve preoccupare, perché in tal caso serve semplicemente lanciarne un pizzico alle proprie spalle e in questo modo lanciare la sfortuna dietro di noi. Niente di più facile!

A tavola poi, è imperativo non appoggiare mai il pane capovolto, se non si vuole attirare la cattiva sorte. Questa credenza è dovuta probabilmente al fatto che durante il regno di Carlo VII in Francia i fornai erano obbligati a sfamare i boia prima che procedessero alle esecuzioni, e i fornai per protesta davano loro pane scadente che tenevano capovolto per riconoscerlo subito.

Un altro alimento che porta con sé una grande carica di credenze popolari è l’aglio, che tutti sappiamo veniva usato in antichità per allontanare i vampiri ed altre creature indesiderate. Si dice che ingoiare uno spicchio d’aglio intero porti fortuna. Per quanto forse non sia piacevolissimo, è indubbiamente un toccasana per la salute, ed è quindi una credenza popolare che andrebbe seguita di tanto in tanto.

Per concludere l’ultimo alimento che porta con sé riti superstiziosi è il peperoncino, re indiscusso della tradizione scaramantica napoletana. Il mitico “cornetto” veniva messo in tasca come simbolo portafortuna, dato che i suoi semi piccanti servirebbero per bruciare la bocca delle malelingue che parlano male di noi a nostra insaputa.

A Napoli due aspetti importantissimi della tradizione come la cucina e la scaramanzia non potevano che andare a braccetto, creando riti che ogni vero napoletano conosce e segue ogni giorno.

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