A Napoli è arrivato il faraone, la mostra di Tutankhamon

La mostra sarà in esposizione fino a maggio 2022

Avete mai visto una piramide sull’acqua? Beh a Napoli, il Castel dell’Ovo, dal mese di ottobre, si è trasformato in una piramide egizia ed oggi, oltre al magico uovo di Virgilio, conserva un altro tesoro, quello di Tutankhamon, faraone bambino. Attenzione però. Non si tratta certamente del vero tesoro, ma di fedeli riproduzioni (circa 100), realizzate al Cairo con la supervisione del Ministero delle antichità egizie; ci sono poi 60 reperti autentici provenienti da Firenze ed una realtà multimediale immersiva.

Insomma un percorso indubbiamente affascinante, didatticamente valido e adatto, a nostro parere, forse più ai piccini che agli adulti.


Chi ci accompagna alla scoperta del tesoro, è Howard Carter, l’uomo che scoprì nella Valle dei Re, nel 1922, la tomba del faraone simbolo di eccellenza dell’Antico Egitto. Una ricerca finanziata da Lord Carnarvon e costata, all’epoca, l’equivalente di 50 milioni di euro.

Nelle sale, l’oro dei gioielli, troni, sarcofagi e pietre preziose riprodotte, risalta ovunque fino a quando ci si trova poi al cospetto della famosa maschera d’oro di Tutankhamon del peso di ben 10 Kg. E, copia o non copia, fa sempre un certo effetto. “Vedo cose meravigliose” diceva Howard Carter quando, attraverso una fessura di una porticina, vide il famoso tesoro illuminato da una piccola candela. Possiamo sbirciare anche noi perché quella porta è ricostruita e attorno le vediamo “quelle metaviglie”: un piccolo trono che Tutankhamon utilizzava per giocare da bambino e che volle con sé nell’aldilà, i sandali con i nomi dei nemici per calpestarli singolarmente o i 100 bastoni che il faraone utilizzava avendo una brutta malformazione al piede. Pochi sanno, infatti, che il faraone bambino, morto all’età di soli 20 anni, non godeva di ottima salute e morì a causa della malaria e di una frattura al femore. In una delle sale riusciamo anche a rivedere la ricostruzione del suo ipotetico viso. Non solo dunque, maschere d’oro che pesano svariati kili.

Nel percorso multimediale è sempre Howard Carter a guidarci e a svelare anche le origini della famosa maledizione del faraone, sorta in seguito alla notizia sensazionale data da alcuni giornali dopo la morte di Lord Carnarvon un anno dopo la scoperta della tomba.

Di grande interesse é poi la spiegazione del processo di mummificazione prima di accedere ad una sala dove ci sono vere mummie. Provengono da Firenze, dal Museo Archeologico Nazionale e, fra queste, spicca quella di Giupra, piccola bambina di sette anni il cui nome è riportato sul papiro funerario. Sembra dormire. Un sonno eterno. Un’altra bambina, un’altra vita spezzata come quella del faraone anche se questa priva di tesori e gioielli. Anche con lei si compie, guardandola, l’affascinante e misterioso viaggio nel mondo dei morti accompagnati dal Ka e dal Dio Osiride.


Una piccola nota stonata. Per una esposizione tanto attesa, realizzata in una città come Napoli che vanta una collezione egizia tra le più famose d’Italia, forse si poteva tentare di coinvolgere, in maniera più incisiva, anche le strutture local

La mostra è in programma fino a maggio 2022. Tutte le info su www.tutankhamonintour.it .

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