Carmen Famiglietti: “Danzo insieme a voi per onorare la vita”

Dirette Facebook e gruppi social: “Dobbiamo cercare di mantenerci in salute fisica e psichica per ripartire al meglio”

Carmen Famiglietti sogna di poter danzare in ogni villa vesuviana, di poter tornare presto sul cratere del “suo” Vesuvio, perché per lei danzare significa onorare la vita.

Nata e cresciuta a Ercolano, ne ha fatta di strada prima di raggiungere i propri sogni. Oggi Carmen è un’insegnante e una coreografa di danze orientali, nonché direttrice artistica dell’associazione “Perla Etnica” e il suo corpo non vuole proprio saperne di andare in quarantena.

La passione per l’Oriente nasce da ragazzina, tra una puntata di Indiana Jones, e un racconto di Le Mille e una Notte: “Le sonorità orientali me le sono sentite sempre dentro, come se mi appartenessero. Una volta finito il liceo, ho scelto di studiare Beni Archeologici ad indirizzo orientale e contemporaneamente ho cominciato il mio percorso nella danza orientale” – ci racconta Carmen.

L’amore viscerale per la propria terra ha fortemente influito nelle sue scelte di vita: “In tutto ciò che faccio c’è il Vesuvio, il nostro mare con il suo profumo inconfondibile, il ritmo del tamburo che è strumento antico ed universale, c’è la terra rossastra e la sabbia nera delle nostre spiagge. Qui sono passati tanti popoli e noi siamo miscuglio, siamo l’energia di questa terra.”

Carmen insegna attraverso corsi, seminari e laboratori, danza orientale classica, folklore arabo, danze gypsy, flamenco arabo, ethnic fusion dance e danza del ventre in fascia. Il suo percorso artistico è caratterizzato dal lavorare il più possibile con la musica dal vivo, è infatti voce e danza nel progetto ‘WUM‘ con Massimo D’Avanzo.

Verrebbe da chiedersi come sta vivendo la quarantena uno spirito libero come il suo: “Ancorandomi alla danza e all’arte in genere come ho sempre fatto nella mia vita. Sto approfittando del tempo in più per sperimentare le mie risorse interiori, e ascoltarmi in profondità. Mi manca il contatto con la natura, poter guardare l’orizzonte libero da palazzi, mi manca soprattutto non poter stare con tutte le donne che danzano con me e non poter andare nel mio studio privato perché in un comune diverso dal mio”.

Per sopperire a tali mancanze, Carmen ha deciso di affidarsi alla tecnologia – mettendo da parte la sua timidezza – e attraverso l’utilizzo dei social, mette a disposizione ogni giorno il suo sapere, condividendo piccoli passi di danza: “Quando è arrivato il fermo, in tanti hanno dimostrato la volontà di muoversi anche a casa. Vorrei poter dire a tutti, attraverso le mie dirette, di continuare a danzare , con la paura, con l’ansia per il futuro, con la gioia di chi sa che tutto sommato è fortunato ad essere ancora qui”.

La risposta alla sua iniziativa è stata più che positiva. E’ nato da pochi giorni il gruppo su Facebook “Movimento naturale danzato”, un progetto che le sta molto a cuore, frutto della sua esperienza nelle danze etniche nell’ambito della danza terapia. “Quello che propongo si basa sul movimento dolce, sull’ascolto di se e del proprio corpo attraverso brani evocativi – continua – proporre tale movimento, seppure online e in modo diverso da come lo avevo immaginato, può essere un aiuto anche contro il rischio di sentirsi alienato, di cedere allo sconforto; dobbiamo cercare di mantenerci in salute fisica e psichica per ripartire al meglio”.

In questo tempo di restrizioni testimonianze così, rappresentano uno sprono per chi si pone ogni giorno l’obiettivo di stare bene con se stesso: “Ci è vietato uscire, ma il movimento non è mai chiuso se viene da dentro. Puoi muoverti anche stando fermo, anche solo con il pensiero. E’ tutto nella nostra testa. Possiamo danzare anche in uno spazio di 4 mattonelle, possiamo farlo anche avendo dei limiti, non c’è scusa che tenga” – conclude.

Carmen vi aspetta ogni giorno sulle sue pagine social, la partecipazione agli incontri online, per chi volesse, è libera e gratuita, basta lasciare un messaggio privato all’insegnante. Buon movimento libero a tutti.

Lo scatto è di Claudio Morelli.

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