Due ritratti di pittori napoletani

Paolo De Matteis e Luca Giordano, gli autoritratti conservati al Pio Monte della Misericordia e Capodimonte

Tra il 1600 ed il 1700 cambia completamente la concezione del ritratto, che diventa lo specchio di una “verità psicologica”: in atmosfere intime e leggere, le espressioni dei volti e gli oggetti che si avvicendano sulla scena riescono a far delineare allo spettatore la personalità dell’individuo.

Con colori limpidi, luci brillanti e linee pulite si ritraggono uomini e donne in momenti di vita quotidiana, dove l’attenzione è rivolta a costumi ed accessori, minuziosamente descritti, che offrono da un lato uno spaccato della moda del tempo, dall’altro sono indice di un messaggio ben preciso che il soggetto ritratto vuole che passi. Oggetti, pose, sfondo, nel ritratto nulla è lasciato al caso.

Nella Napoli sei – settecentesca i soli nomi di Luca Giordano e Paolo de Matteis evocano le cupole da loro affrescate, le tele che ornano le numerose chiese di Napoli e provincia, lo stupore che proviamo di fronte la contemplazione della bellezza della loro arte. Anche loro hanno deciso di ritirarsi qua e là. Siete curiosi di sapere che volto avevano?


Luca Giordano nacque a Napoli il 18 ottobre 1634. Figlio di Antonio, modesto pittore, manifestò sin da giovane una propensione per il disegno. Dopo l’apprendistato da Ribera per ben nove anni, fu a Roma da Pietro da Cortona, dove si perfezionò studiando la lezione degli antichi. Michelangelo, Raffaello, Carracci furono i pittori da cui assimilò l’armonia delle forme, la cura per i particolari ed i colori vivi e brillanti che fanno del nostro pittore uno dei più grandi esponenti della stagione del barocco che infiammò l’Italia intera. Firenze, Venezia, Madrid, ovunque vada riscuote successo ed ammirazione, ma nel cuore avrà sempre Napoli, dove ritornerà fino alla morte, avvenuta nel gennaio 1705. Luca Giordano ha lasciato molti autoritratti, anche uno nascosto nella chiesa di San Gregorio Armeno, di cui magari vi parlerò prossimamente. Quello più interessante è del 1692, ed è conservato presso il Pio Monte della Misericordia ed oggi è esposto nella mostra “Luca Giordano. Dalla natura alla pittura” al Museo di Capodimonte. È una piccola tela, nella quale ha usato pochi colori e la scena è completamente dominata dal pittore, di profilo, che guarda lo spettatore in maniera enigmatica, attraverso spessi occhiali.


Paolo De Matteis non è napoletano di origine, ma di adozione: nacque in provincia di Salerno il 9 febbraio 1662 ma visse principalmente a Napoli, dove morì il 26 luglio 1728. Fu influenzato dal Giordano e come lui andò a Roma per perfezionarsi nella pittura. Lavorò tra la Francia, l’Inghilterra, l’Austria ed ebbe tre figlie, tutte pittrici.
Il suo autoritratto è conservato nel Museo di Capodimonte. È una grande allegoria del 1714, che doveva celebrare la Pace di Utrecht e di Rastatt, che aveva messo fine alle ostilità per la successione al trono di Napoli, sancendo l’avvento sul trono partenopeo di Carlo VI. Al centro della scena c’è il Pittore, in vestaglia da camera e calzamaglie azzurre, intento a dipingere. Purtroppo ci è pervenuta solo la parte centrale, il resto dell’opera è andato distrutto. Una curiosità è alla sinistra di De Matteis, dove troviamo una scimmia. Per capire questa strana scelta dobbiamo rifarci alla testimonianza di Bernardo de Dominicis, il quale nella Vita dedicata al Pittore, lo paragonò fisicamente proprio a questo animale, in quanto aveva gli occhi piccoli, incavati e castani, le ciglia folte, che lo facevano sembrare un primate.

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