Napoli. I resti del Castello del Carmine

La vera storia dello Sperone in Via Marina

A Napoli lo Sperone è una torre che si trova su via Marina all’altezza di piazza del Carmine. Il suo vero nome è il Trono e poco distante c’è una seconda torre chiamata la Brava. Queste due strutture massicce ma fatiscenti, che oggi si incontrano senza farci troppo caso, sono i resti del Castello del Carmine di Napoli.

Fu costruito nel 1382 per volere del re Carlo III di Durazzo. Doveva difendere la parte orientale della città ma soprattutto doveva controllare una delle zone più vive, ovvero quella tra il porto e piazza Mercato. La piazza, all’epoca chiamata Campo del Moricino, era da oltre cent’anni il centro delle attività commerciali e nel tempo erano fiorite tutt’attorno molte botteghe. Nella piazza si eseguivano anche le condanne a morte, l’uccisione di Corradino, ultimo re della casata sveva, è rimasta la più tragica della storia. Mentre Castel Nuovo ospitava la corte del re e sorvegliava il mare, il Castello del Carmine era l’unico presidio militare di queste zone. Probabilmente era stato costruito vicino al convento e alla chiesa del Carmine. Purtroppo oggi non c’è più traccia del convento, distrutto durante la seconda guerra mondiale, mentre la chiesa di Santa Maria del Carmine è una delle più famose ed importanti della città.

Ciò che è certo è che a differenza degli altri castelli napoletani, il Castello del Carmine ha sempre e solo avuto una funzione militare, per cui all’interno non c’erano importanti apparati decorativi.

Con il viceregno spagnolo nel XVI secolo tutte le attività di difesa si concentrarono tra Castel Nuovo, Castel Capuano e Castel Sant’Elmo, ciò isolò ulteriormente il Castello del Carmine. Nel 1600 alcuni ambienti del castello iniziarono ad essere affittati a dei privati, soprattutto ai carmelitani, determinando così la fusione della fortezza con il convento. Negli anni i viceré investirono sempre meno nell’armare il castello demilitarizzandolo sempre di più.

Durante la rivolta di Masaniello e nei pochi mesi della Repubblica Napoletana il Castello del Carmine ha avuto finalmente il suo riscatto. Piazza Mercato fu l’epicentro della rivolta popolare scoppiata nel 1647 contro le nuove tasse imposte dal viceré sulla farina. Il castello fu occupato dai rivoltosi e fu presieduto da Gennaro Annese, che capeggiò la rivolta dopo la morte di Masaniello. Così l’edificio era il simbolo della rivolta popolare. Ironicamente nel 1799 divenne invece il carcere dei rivoltosi che avevano istaurato la Repubblica Partenopea, ad esempio vi furono imprigionati Luisa San Felice ed Ettore Carafa.

Con il progetto di Risanamento di fine Ottocento e gli ulteriori interventi post bellici, il Castello del Carmine è stato distrutto per lasciare spazio alla nuova rete ferroviaria e alla costruzione di via Marina. Oggi della fortezza medievale rimangono solo due torri nel mezzo del traffico cittadino. 

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