Il Lago d’Averno e la falanghina

Sulle sponde del lago, il Tempio di Apollo affonda i suoi piedi negli storici vigneti

Era plumbeo e grigio, esalava vapori e uccideva gli uccelli che lo sfidavano, era ingresso agli inferi, e qui Caronte vi traghettava le anime dei defunti. E’ avvolto dal mito e dalla vegetazione: lui è il lago d’Averno, a-ornos (in greco, senza uccelli). È questo il suo nome e da qui nasce il mito.

Oggi ha incantevoli sfumature d’argento e il tramonto lo colora di fuoco ricordandogli che appartiene ai Campi Flegrei: è cratere di un vulcano ancor più antico l’Archiaverno ed ha ben 3.700 anni! Il luogo, un tempo consacrato ad Ade, oggi, è circondato da anatre, folaghe, silenzio e vigneti baciati dal sole del Dio Apollo che con il suo “tempio” imponente, domina e garantisce fertilità. In realtà questa struttura, sulle sponde del lago, tempio non è ma è ciò che resta di un imponente edificio termale di epoca imperiale a pianta ottagonale. Era probabilmente un frigidarium suddiviso in due piani con nicchie e finestroni ma i viaggiatori del Grand Tour lo identificarono con un tempio ribattezzandolo definitivamente per i posteri.

Che sia tempio o meno, poco importa, dove c’è Apollo c’è sempre lei, la misteriosa Sibilla (dal greco “volontà di Dio”), sua profetessa, soffio di voce con cui dava enigmatici responsi. Qui ha la sua grotta che cede, ahinoi, sempre più ad incuria ed abbandono. La sua voce ed il suo mito sono sepolti da vegetazione e oblio. In realtà questo ennesimo antro ritrovato in terra flegrea, altro non è che una galleria militare di epoca romana che metteva in comunicazione il Lago d’Averno al Lucrino, struttura a sua volta connessa al Portus Julius augusteo.

Ma se Apollo qui comanda e controlla, chi “procrea” è Bacco, Dio del vino, che sulle sponde del lago fa crescere generosamente uva rigogliosa, bianca e grossa che diventa vino pregiato DOP: la falanghina dei Campi Flegrei. Si chiama così per i grandi pali di legno, la falanga (in latino falanx), utilizzati per sorreggere le viti e la sua produzione ha origini antichissime, già dall’epoca dei greci. Oggi, grazie all’attività dei tanti produttori locali, vive il suo momento d’oro. E’ questo un vino molto apprezzato, dal colore giallo paglierino e un profumo di fiori bianchi, adatto per aperitivi o per accompagnare pizze e fritture.


Numerosi sono i vigneti storici presenti sulle sponde del lago e che ci restituiscono l’immagine di paesaggi agrari antichi risalenti all’epoca dei romani. Uno di questi è il Vigneto Mirabella – Cantine dell’Averno che si estende su una superficie di ben quattro ettari lungo il lato nord-orientale del cratere dell’Averno. Qui la cura della vigna, dalla potatura alla vendemmia, si svolge rigorosamente a mano ed in assenza di diserbanti chimici e concimi. Non solo, in questi luoghi, grazie alla natura del suolo vulcanico, le viti crescono indenni dalla filossera che è notoriamente un insetto nemico della vite.

Il Tempio di Apollo, affonda proprio qui, in questo vigneto, i suoi piedi e da qui ci offre una finestra aperta sul lago: la luce del sole filtra e diventa anch’essa del colore del vino, un giallo paglierino al profumo di fiori…

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