Il Museo Civico del Maschio Angioino

Nelle antiche sale del castello l’arte da Giotto a Gemito

Il Maschio Angioino è sicuramente il più famoso tra i castelli napoletani. Con le sue alte e massicce mura troneggia su piazza del Municipio e il suo fascino non è oscurato nemmeno dal vicino Palazzo Reale. Il castello fu costruito per volere di Carlo I d’Angiò nel XIII secolo d.C., venne chiamato Castel Nuovo per distinguerlo da Castel dell’Ovo e Castel Capuano. In funzione di residenza reale il castello ha avuto illustri ospiti come Giotto e Boccaccio. L’elemento più caratteristico della struttura è sicuramente l’arco trionfale che si innesta tra le due torri d’ingresso. L’arco, realizzato intorno al 1466, celebra l’ingresso di Alfonso d’Aragona a Napoli, avvenuto nel 1443, con una chiara ispirazione agli archi trionfali di epoca romana. Milioni di turisti amano farsi fotografare davanti l’arco ma il fascino del castello continua anche all’interno!

Infatti nelle sue antiche sale ci sono la Biblioteca della Società napoletana di storia patria e il Museo Civico. La biblioteca conserva un importantissimo e ricco patrimonio librario costituito, solo per darne un esempio, da 3780 pergamene, 2400 manoscritti e 900 periodici.

Il Museo Civico espone nelle sue sale un prezioso excursus sull’arte napoletana.

La prima sala è la Cappella Palatina, ultima testimonianza angioina del castello. Sulle pareti sono visibili solo in parte le scene bibliche affrescate Giotto durante il suo soggiorno napoletano. In sala sono soprattutto conservate opere di epoca rinascimentale. Tra queste spicca per bellezza e delicatezza l’Edicola di Domenico Gagini con la Madonna che sorregge il Gesù Bambino. Al primo piano, dove sono esposte altre opere religiose, si trova il San Nicola in gloria di Luca Giordano, l’artista napoletano più apprezzato nel 1600.

Salendo al secondo piano invece si conservano le opere dell’Ottocento. Uno dei dipinti più importanti è sicuramente L’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli di Frank Wenzel. Rappresenta L’eroe dei due mondi acclamato dalla folla di napoletani che sventolano le bandiere tricolore, il tutto avviene in piazza Sette Settembre; il Palazzo D’Oria d’Angri è ben riconoscibile sullo sfondo. Tali dettagli rendono l’opera più una fotografia che un quadro!

La Sala Carlo V ospita dal 2015 la più ricca collezione di opere di Francesco Jerace. 58 sculture, tra marmi e gessi, sono stati donati direttamente dagli eredi dell’artista. Jerace è stato tra i più apprezzati scultori napoletani di inizio Novecento. In Sala ci sono i suoi soggetti più significativi: Il ritratto di Giosuè Carducci, Era di Maggio (ispirata alla nota canzone napoletana), Myriam e la Victa, con la quale l’artista vinse la medaglia d’oro all’Esposizione Universale del 1880. Il soggetto è uno stupendo mezzobusto di una donna metafora della Polonia che, proprio in quegli anni, era stata divisa tra Austria, Russia e Prussia. Nel suo sguardo fiero si legge la forza di un popolo piegato ma non sconfitto, ferito ma pronto a rialzarsi.

Al terzo piano nella Sala della Loggia, anche detta Sala del Novecento, c’è l’ultima parte, nonché la più moderna, della collezione del Museo Civico. Sono esposti i quadri di Gennaro Villani, Biagio Mercadante e le sculture di Giuseppe Renda, Saverio Gatto, Giovanni Tizzano ecc… Sono presenti le copie in bronzo e terracotta del Pescatore di Vincenzo Gemito, il cui originale è conservato al Museo del Bargello di Firenze e una copia in gesso al Museo di Capodimonte. Il soggetto raffigura uno scugnizzo napoletano nell’atto di pescare, l’opera esposta al Salon di Parigi del 1877 consacrò l’artista, poco più che ventenne, tra gli artisti italiani più influenti.

Una passeggiata in cui si incontrano gli esempi più importanti dell’arte partenopea, dall’arte medievale fino al realismo novecentesco.

Apertura dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19:00.

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