Il rumore della storia in Piazza Mercato

Otto secoli di arte, politica, rivoluzioni e martiri

Piazza Mercato è il luogo di Napoli che custodisce i momenti salienti della sua storia. A due passi da Porta Nolana e da via Marina, è vicina ad alcune delle chiese più belle di Napoli: la basilica santuario di Maria Santissima del Carmine Maggiore, la chiesa di Sant’Eligio Maggiore e la chiesa di San Giovanni a Mare.

Mentre la chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato si affaccia direttamente sulla piazza a forma di emiciclo, tutt’attorno si sviluppa il groviglio di “vicari e vicarielli” del quartiere Pendino. In antichità la piazza si estendeva fino all’attuale piazza del Carmine ed era chiamata anche Foro Magno o Campo Moricino, perché vicina all’antica cinta muraria della città.

La piazza fu costruita intorno al 1270 per volere del re Carlo I d’Angiò che spostò la zona mercantile, in epoca romana era nell’attuale piazza San Gaetano, in questa zona fuori dalle mura cittadine. La vicinanza al mare rese questo mercato florido e ricco per cui tutt’attorno nacquero molte botteghe. Le più redditizie erano quelle degli orafi francesi venuti a Napoli al seguito degli angioini. Gli orafi insegnarono le loro tecniche ai napoletani e tutte le botteghe del quartiere si unirono in un unico consorzio, la loro tradizione orafa è ancora oggi tramandata dal Borgo degli Orefici.

Da quel momento la piazza è sempre stato un luogo tanto vivace quanto verace. I napoletani venivano qui non solo per comprare il pesce e la verdura ma anche per incontrarsi, chiacchierare e trovare magari un buon lavoretto.

Per ordine di Carlo d’Angiò nel 1268 venne giustiziato in piazza Corradino di Svevia, ultimo re degli Hohenstaufen appena sedicenne. Fino al 1800 la piazza fu infatti usata per le esecuzioni capitali, gli ultimi furono i rivoluzionari che diedero loro vita per la Repubblica Partenopea del 1799.

La piazza è strettamente legata alla figura di Tommaso Aniello d’Amalfi, ovvero Masaniello. Il pescatore aizzò il popolo contro il viceregno spagnolo proprio dalla fontana dei Delfini presente una volta in piazza.

Oggi la piazza conserva alcune delle decorazioni settecentesche che il re Ferdinando di Borbone commissionò all’architetto Francesco Sicuro. Sono ormai la caratteristica della piazza le due fontane-obelisco, dette anche Fontane del Seguro, poste una all’estremità ovest ed un’altra ad est. Ricche di elementi decorativi egiziani, come le sfingi, servivano per abbeverare gli animali dei commercianti che trainavano le merci.

Questo luogo di Napoli è stato nei secoli descritto da pittori e scrittori, lasciando un immagine sempre viva della piazza. Oggi un po’ più ingrigita e meno vivace è uno dei luoghi in città da valorizzare e soprattutto ricordare.

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