Kême, una mostra nel Macellum di Pozzuoli

Il Macellum apre le sue porte e ospita 14 opere di artisti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli

Kême in egiziano significa terra nera, materia prima: materia che dà origine. Kême è come i Campi Flegrei e quella terra di fuoco da cui hanno origine le civiltà, le dominazioni e la nostra storia. Kême è il titolo della mostra che è stata inaugurata il 20 giugno all’interno del Macellum di Pozzuoli e che terminerà il 30 settembre 2021. Per Kême, finalmente, il sito archeologico apre le sue porte e si lascia guardare da vicino.

Il progetto, così ambizioso, di una mostra di arte contemporanea in un sito archeologico flegreo, è nato da una concreta e fattiva collaborazione tra diversi soggetti: il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Aporema o.n.l.u.s., La terra dei miti s.r.l., Associazione Amartea, Graficamente srl ed ha visto il coinvolgimento di ben 14 studenti della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Le sculture, prodotte in terracotta e/o ceramica, ricordano il legame che esiste tra terra e fuoco, elemento di trasformazione, e caratteristico di questa terra di miti e vulcani, viva, indomita, energica e creativa.

Entrare nel Macellum-Tempio di Serapide è stato sempre il piccolo sogno, di quanti da strada, o dall’alto, cercavano di osservare attentamente le sue enormi ed imponenti colonne segnate dai “litodomi”. I piccoli molluschi foraminiferi sono da secoli il vero segno tangibile del bradisismo flegreo.

Oggi quelle colonne sono più vicine, più reali, e nel Macellum-Tempio aleggia la presenza di quel Dio in trono, “Serapide” che ne è titolare. Tra marmi e laterizi sembrano rivivere, come d’incanto, gli splendori di un tempo, quando i mercatores affollavano questi luoghi antichi e, oltre a prodotti e souvenir, scambiavano il loro sapere costruendo “civiltà”.

È l’odore del tempo che si respira a pieni polmoni nel Macellum, e le opere d’arte contemporanee dei giovani studenti che qui espongono per la prima volta, danno un’anima nuova a questo luogo.

Si compie il giro, le opere d’arte sono ovunque ma discrete e mai invadenti. Adornano, abbelliscono, riempiono gli spazi. C’è anche un bel Dioniso con un Satiro in terracotta e ferro (l’opera è di Salvatore Russo). È il Dio vitale, legato alla vegetazione, alla gioia. È il Dio dell’ebbrezza. È la divinità che meglio rappresenta questa nuova vita felice per questa terra che arde non solo di fuoco ma di passione e volontà. È questo che ha plasmato le tante opere d’arte in mostra: il Macellum-tempio ringrazia.

Auguri ai giovani artisti. Auguri alle associazioni coinvolte. Auguri alla nuova vita dei Campi Flegrei.

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