La casa del Poeta tragico, custode del mosaico più iconico di Pompei

La domus in cui la Regina d’Inghilterra sorseggiava tea

Nella Regio VI degli Scavi archeologici di Pompei la Casa del Poeta tragico non passa certo inosservata. Posta proprio alle spalle del Foro centrale, l’ingresso della casa si affaccia su via delle Terme ed accoglie i turisti con un mosaico pavimentare di un cane con la scritta “Cave Canem”, ovvero “Attenti al cane”. La raffigurazione dell’animale domestico è estremamente realistica, per preservarne la bellezza quest’ingresso è chiuso da una vetrata che pur limitando l’accesso permette comunque di apprezzare la bellissima opera.

Per accedere alla domus bisogna quindi andare nel vicolo della Fullonica dove il secondo ingresso porta direttamente al peristilio. Qui un bellissimo larario dalle forme quasi barocche, testimonia il culto romano dei Lari, ovvero i protettori del focolaio domestico.  La casa, pur ricca di ambienti, è di dimensioni molto piccole rispetto ad altre domus di Pompei, per cui è probabile che sia stata costruita in epoca imperiale e non sannitica. Questo però non intacca la sua bellezza che è custodita nei suoi mosaici e nei suoi affreschi.

Oltre Cave Canem, l’atrio era decorato con un mosaico rappresentante l’esibizione teatrale di due attori satireschi, è proprio questa raffigurazione che dà il nome alla domus. La decorazione è oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, però secondo alcuni studiosi la scena riaffiggerebbe Alcesti e Admeto che ascoltano un oracolo.

Tra i soggetti mitologici che decoravano l’atrio, c’erano le Nozze di Zeus ed Hera sul monte Ida, la scena di Achille e Briseide e la Vendita degli amorini, oggi al Museo Archeologico di Napoli. Nell’atrio oggi rimangono i caratteristici compulvium ed impluvium, quest’ultimo collegato ad un pozzo permetteva di raccogliere l’acqua piovana per uso domestico. Nel salottino è invece ancora visibile l’affresco di Arianna abbandonata da Teseo, pur danneggiato l’opera è un fine esempio di pittura romana e dimostra che i committenti, ovvero i proprietari di casa, dovevano essere davvero benestanti.

La fama della Casa del Poeta tragico non deriva solo dalla bellezza dei suoi affreschi, ma anche dal romanzo Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Bulwer-Lytton, pubblicato ne 1838. Glauco, protagonista della storia, abitava proprio in una domus ispirata a questa. La Casa del Poeta tragico divenne nell’immaginario comune la classica domus di epoca romana, così nel 1854 fu ricostruita nell’area espositiva del Crystal Palace di Londra e fu adibita brevemente a sala da tea. Persino la regina Vittoria sorseggiò il suo tea nell’antica Pompei.

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