La Santissima Annunziata di Fornacelle: storia di una devozione

La storia della chiesa dei Santi di Pietro e Paolo di Vico Equense

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Fornacelle è di antica fondazione, anche se la prima notizia della sua esistenza rimonta ad un rogito del notaio vicano Reginabile Palescandolo del 1499. Era una delle chiese a regime estauritico cioè fondata ed amministrata dalle famiglie del posto che di volta in volta ne eleggevano gli amministratori, detti “Mastri Estauritari”, ed il cappellano, riservandosi il diritto di sepoltura.

Il casale di Fornacelle

Il casale di Fornacelle, sorse in epoca medioevale poco al di sopra della importante Via Minervia che nell’antichità preromana e romana collegava Stabia a Sorrento per i colli Aequani e per il valico di Alberi e proseguiva per il tempio della dea a Punta Campanella. Non sappiamo il motivo per cui il casale assunse una tale denominazione ma possiamo ipotizzare che il toponimo “Fornacelle” o “Fornacella”, come troviamo nei documenti più antichi, si riferisse ad una o più fornaci per cuocere i pali di castagno per ricavarne cesti, essendo questa una delle attività storiche della popolazione, come per il casale di Ticciano; le fornaci per la calce, infatti, dalle nostre parti, si indicano piuttosto con il termine “calcare”.

Nel secolo XV la chiesa appariva probabilmente ancora in stile gotico e doveva essere molto piccola; fu interamente riedificata in forma barocca alla metà del Seicento e successivamente stuccata ed abbellita alla fine del Settecento, quando fu costruita anche l’armoniosa facciata con il medaglione in stucco dei Santi Patroni ed il campanile con il caratteristico orologio maiolicato. Dalla Santa Visita pastorale del 1541 di Mons. Nicola Sicardi, vescovo di Vico Equense, apprendiamo che vi era l’altare maggiore dedicato ai Santi Apostoli Pietro e Paolo ed un altro dedicato alla Madonna del Carmelo fondato da Marco Antonio, Stefano, Antonino e Domenico De Gennaro. Poco dopo, da un altro benestante del casale, Giovan Domenico De Gennaro, che viveva a Napoli ed esercitava la professione di fabbricante di spade, fu eretto l’altare dedicato alla Santissima Annunziata. Dallo stesso fondatore fu commissionata ad un ignoto pittore napoletano la tavola lignea raffigurante il momento in cui la Beata Vergine riceve l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele e, con il suo sì, permette all’Eterno Figlio di Dio di incarnarsi e divenire uomo. Il dipinto è facilmente databile poiché, nella Santa Visita Pastorale alla chiesa di Fornacelle del 26 maggio 1578 di Mons. Antonino Sacra vescovo di Vico Equense viene riportata la notizia che l’altare dell’Annunziata era stato da poco eretto e che sopra di esso vi era una “icona nova”, una immagine nuova.

Con il mutare del gusto ed i successivi ampliamenti della chiesa, la tavola dell’Annunziata fu sostituita con una tela dipinta, di epoca settecentesca, con lo stesso soggetto e posta, fino al 1931, sul terzo altare laterale entrando a destra; in quell’anno la Santissima Annunziata fu definitivamente sloggiata dalla chiesa parrocchiale ed il suo altare fu occupato dalla statua di S. Giuseppe in cartapesta leccese, opera del cavalier Luigi Guacci. In un successivo passaggio il posto di S. Giuseppe fu occupato dalla nicchia con la bella statua seicentesca a manichino della Madonna del Rosario.

Per fortuna, sia la tavola che la tela dell’Annunziata non furono distrutte, come accaduto in tante altre chiese del territorio, ma messe in deposito nell’oratorio della confraternita del Santissimo Rosario. In occasione della Santa Visita Pastorale del 1888-92 di mons. Giuseppe Giustiniani, arcivescovo di Sorrento, il priore della congrega, Francesco De Gennaro, dice che nell’oratorio della congrega vi sono i quadri del Rosario e quello antico dell’Annunziata della chiesa parrocchiale.

La famiglia De Gennaro di Fornacelle e Pacognano

La famiglia De Gennaro di Fornacelle e Pacognano (si tratta infatti di un’unica grande famiglia in seguito diramatasi nei due casali, come risulta dalla grande tavola genealogica annessa al processo per la presentazione dei cappellani custodito nell’Archivio Storico Diocesano di Sorrento) era probabilmente originaria del casale di S. Salvatore e doveva essere particolarmente devota alla Madonna con il titolo dell’Annunziata; difatti nella chiesa del Santissimo Salvatore a S. Salvatore già nella seconda metà del 1500 troviamo fondato un’altare dedicato all’Annunziata da parte di Martino De Gennaro, altare e beneficio che furono in seguito trasferiti nella cattedrale di Vico, anch’essa dedicata all’Annunziata, secondo quanto riportato in un processo per la presentazione del cappellano dopo la morte di don Casimiro De Gennaro: ”… il quale beneficio anticamente stava fondato nella chiesa di S. Salvatore e, per la distruzione di quella, sta trasferito dentro la chiesa cattedrale”.

La festa dell’Annunciazione, posta nove mesi prima del Natale secondo le indicazioni temporali del Vangelo di San Luca, era un tempo una scadenza importante, segnando anche l’inizio del nuovo anno calcolato “ab Incarnatione Domini” , cioè dal 25 marzo a quello successivo, a differenza del calcolo “a Nativitate Domini” cioè dal 25 dicembre a quello successivo; considerata anticamente una festa prettamente mariana, nel nuovo calendario liturgico, piu’ correttamente viene indicata come solennità del Signore. Dalle condizioni meteorologiche del 25 marzo i contadini traevano auspici per il raccolto: “Nunziata trola (= scura) melloni e cetrole, Nunziata chiara, seta e grano”. A Napoli era dedicata all’Annunziata la famosa chiesa annessa al brefotrofio con la ruota degli Esposti, la “Real Casa Santa dell’Annunziata” di fondazione angioina, che divenne così potente da avere filiali in tutto il Regno di Napoli ed una banca tutta propria.

Dall’orfanatrofio dell’Annunziata deriva il cognome Esposito e, più tardi, quello di Annunziata, dato ai bambini abbandonati, detti “Figli della Madonna!”. La tavola della Santissima Annunziata di Fornacelle, al termine di un dettagliato ed accurato restauro conservativo, dopo circa trecento anni di assenza, è di nuovo esposta nella chiesa parrocchiale e farà coppia degnamente con la superba tavola dell’altare maggiore, dipinta da Teodoro D’Errico, Dirk Hendriks, pittore fiammingo operante a Napoli nell’ultimo quarto del 1500 e raffigurante la Vergine con il Bambino tra i Santi Apostoli Pietro e Paolo.

a cura di Pasquale Vanacore

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