L’ex tabacchificio Farinia a La Picciola, frazione di Pontecagnano

Nel bel mezzo delle campagne, un colosso edilizio di grande suggestione

Percorrendo la strada provinciale Aversana, arteria meno battuta da chi intende spostarsi da Salerno a Eboli, improvvisamente, nel bel mezzo delle campagne, alla frazione La Picciola, lo sguardo non può non soffermarsi su un vero e proprio colosso edilizio. Si tratta dell’ex tabacchificio Farinia, costruito nel 1937 dalla Società Agricola Industriale Meridionale, consorzio nato nel 1935 dalla fusione tra la Società Agricola Industriale Salernitana e la Società Stabilimenti Riuniti Americani. Due corpi di fabbrica, l’uno orizzontale molto esteso e la torre verticale della dirigenza, sulla quale si intravede con chiarezza la linea retrò del gusto edilizio fascista, ribadito anche dalla grafica della scritta  “SAIM AZIENDA FARINIA”.

Attivo fino agli anni Settanta, il Farinia divenne il più importante polo di lavorazione del tabacco in Europa. Ma non si limitò a essere una semplice industria, bensì fu un villaggio autonomo e autosufficiente, dato che, oltre alle aree di produzione vera e propria, vi trovarono spazio anche le abitazioni per gli operai, una scuola, una chiesa e addirittura un orfanotrofio.

La presenza di tale colosso industriale nel cuore delle campagne salernitane non sorprende. Nella provincia di Salerno, infatti, già da molto si lavorava il tabacco. Tenuto conto degli investimenti e della manodopera impiegata nei vesti terreni circostanti, la coltivazione intensiva nella Piana del Sele è da leggere come un mastodontico esperimento a larga scala, che portò alla nascita di altri grandi stabilimenti nella stessa area.

Lo scarso uso del sigaro a favore delle sigarette e il cambiamento del sistema economico e produttivo generale, comportarono poi il declino di questa filiera produttiva. I tabacchifici furono quindi dismessi a poco a poco, mentre oggi versano in condizioni disastrose, pericolanti, con strutture fatiscenti e sull’orlo del collasso.

Il Farinia ne è la prova. La sua atmosfera interna è inquietante, a tratti spettrale, e per questa ragione esercita un certo appeal sui fotografi urbani contemporanei. Rimane però un esempio seducente di archeologia industriale in area campana, dato che, in mezzo a tanto degrado, si riconoscono facilmente i paradigmi dell’architettura del tempo, come la grande e illusionistica scalinata a chiocciola senza parapetto, che saliva verso gli uffici della direzione.

Suonerà come pura utopia, certo, ma bisogna sperare in un futuro risanamento di questo sito – e di tanti altri nella stessa area –, destinandolo magari (speranza ancor più utopica!) a scopi artistico-culturali. Guardando al futuro, ma recuperando il passato.

Le immagini da Facebook Derive Suburbane.

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