Luca Giordano: un omaggio al genio napoletano

Un tour virtuale e un tris vincente di opere d’arte

Trecentosedici anni sono passati dalla morte a Napoli di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. Il 12 gennaio 1705 si spegneva Luca Giordano, dopo 71 anni spesi per l’arte e la pittura. La sua fu una vera e propria vocazione sin da piccolo, quando a soli otto anni completò due puttini che il padre Antonio, modesto pittore, stava dipingendo in una delle cappelle di Santa Maria La Nova.


Il padre, che era stato testimone di nozze di Jusepe de Ribera, lo mandò dal pittore per imparare i rudimenti del disegno. Qui si impadronì della tecnica del Maestro, guardando ai grandi dell’antichità ed al segno profondo che Caravaggio aveva lasciato negli artisti napoletani.


La sua vita fu una completa ascesa: ovunque andasse era un successo dietro l’altro. A Roma inizia a farsi un nome grazie alla committenza privata, fino ad arrivare a Venezia e poi a Firenze, dove affrescherà Palazzo Medici Riccardi. Ma è a Napoli che ha lasciato la maggior parte delle sue opere, compresi enormi cicli pittorici, come per esempio i 52 dipinti per la Chiesa di San Gregorio Armeno o la controfacciata dei Girolamini rappresentante la Cacciata dei mercanti dal Tempio o ancora il sublime Trionfo di Giuditta per la volta della Cappella del Tesoro della Certosa di San Martino. La gran quantità di opere dipinte e la sua fama lo precedono, tanto che alla soglia dei cinquant’anni viene chiamato da Carlo II a Madrid dove lavora al Monastero dell’Escorial ed ai Palazzi Reali.


Artista poliedrico e versatile, ha prodotto centinaia di opere, anche su temi profani, e non c’è Museo italiano e non che non abbia almeno un suo quadro.

Il Museo di Capodimonte aveva deciso di omaggiarlo con una grande mostra a cura di Stefano Causa e di Patrizia Piscitello, ma l’emergenza da Covid, che ha di fatto decretato la chiusura dei luoghi della cultura, non ci permette ancora di poter godere di questa meravigliosa retrospettiva.

Visitiamo quindi virtualmente la mostra, attraverso alcuni dei quadri più belli che sono esposti.


Il San Nicola che salva il fanciullo coppiere del 1655, è conservato nella Chiesa di Santa Brigida, talmente cara al pittore che decise di farsi seppellire li, proprio sotto il suo quadro, nel transetto sinistro. E’ una tela estremamente barocca, che vede il Santo Vescovo squarciare le nubi tra lo stupore generale dei presenti. Molta cura è data ai dettagli, nulla è lasciato al caso.


Il San Michele Arcangelo sconfigge gli angeli ribelli fu dipinto nel 1657 per la Chiesa della Santissima Ascensione a Chiaia. La tela colpisce per l’uso del blu intenso e dell’oro, ma soprattutto per il vorticoso dinamismo delle figure. Luca Giordano fu molto fiero di questo quadro, tanto è vero che mise in bellavista la sua firma, a sinistra, anzichè in basso come erano soliti fare gli altri pittori


L’Estasi di San Nicola da Tolentino del 1658, proviene dalla Chiesa di Santa Maria della Verità. Col disastroso terremoto del 1980 la tela venne trasferita in via preventiva nel Museo, per paura di furti, che invece interessarono molti dei marmi della chiesa.

Dettagli
Cerca Evento