Miseno e il Sacello degli Augustali

La gloria di Roma sprofondata tra le acque di una terra ballerina

Miseno è una frazione del Comune di Bacoli. A Miseno c’è il mare. Lunghissima spiaggia di lidi ordinati che guarda ai traghetti e alla isole. Miseno è fatto di rocce tufacee, grotte e cisterne.

A Miseno c’è San Sossio, compagno di San Gennaro, morto, anche lui, decapitato nella Solfatara di Pozzuoli il 19 settembre del 305.

È il titolare di una piccola chiesetta bianca con un tappeto di larghe scale antistanti e che affaccia su mare e barchette colorate. Le onde sono le sue vere campane: moto perpetuo che richiama i fedeli. Fuori la chiesa, resti di capitelli, e colonne con cui sono realizzate delle piccole e strette panchette; questi marmi pregiati ci ricordano che qui è passata Roma, con la sua gloria e la sua prestigiosa flotta capeggiata da Plinio, la Classis Praetoria  Misenensis.

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A pochi metri da questo luogo, esiste una zona “sacra” adibita al culto dell’ imperatore Augusto: è il sacello degli  Augustali, un tempio per onorare chi governava con tre ambienti a pianta rettangolare e un cortile  porticato. Il sacello vero e proprio, è costituito dall’ambiente centrale absidato con altare esterno. Parzialmente scavato in una roccia di tufo, si nasconde solitario e timido dietro alte sbarre di ferro ed è custodito da oche rumorose indispettite dalla presenza di sguardi indiscreti.

Queste barriere di ferro distruggono più delle acque che lo hanno sommerso. Ricordiamocelo: questa è una terra ballerina. Qui, per effetto del bradisismo, tanti monumenti sono sott’acqua. Ma queste acque sono “acque di marmo” e narrano storie antiche. Così, sporgendosi da un muretto, aggrappati a queste sbarre, aiutati dalla quiete che avvolge questo luogo, si ode la voce del passato… Questo sacello, risalente all’epoca Giulio-Claudia, si trovava vicino ad un antico teatro ed ha avuto davvero poca fortuna. Fu seppellito per ben tre volte, dal crollo di una roccia di tufo soprastante, dalle acque per effetto del lento movimento della terra ed in ultimo (cosa ben più grave) dal nemico della memoria… l’incuria. Pare accertato che sia stato un tempio dedicato al culto imperiale, lo confermerebbe anche il ritrovamento di una iscrizione “Templum Augusti quod est Augustalium”, con muri in reticolato, eleganti stucchi ed affreschi.

A questo luogo sono legati i nomi di una donna, Cassia Vittoria, e suo marito Laecanius Primitivus, un Augustale, appunto. A metà II sec. d. C, fu restaurato dalla donna per onorare il marito e, non contenti, sul frontone del tempio, circondati da corona di quercia, i due coniugi si fecero ritrarre per autocelebrarsi. Una “Vanitas” antica grazie alla quale oggi li conosciamo. Il 1968 è stato l’anno della grande scoperta in quella che era l’area del foro del Municipium di Miseno. Oggi le tante statue ritrovate come quelle in bella nudità eroica di Tito e Vespasiano o quella equestre del Domiziano – Nerva, sono conservate nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei a Baia, nel castello che domina dall’alto, ma, ahimè, in una sezione chiusa da ormai troppo tempo. Sbarre di ferro o porte chiuse di un museo, il destino è lo stesso… 

Meno male che vicino al mare, laddove si intravedono ancora quei pochi ambienti absidati del Sacello, ci sono almeno le oche a proteggere la gloria di Roma.

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