La musica che viene da lontano, il pianino napoletano

La tradizione musicale del piano a cilindro che ebbe il suo massimo splendore a Napoli

A Napoli un tempo anche la musica era ambulante. Il suono del pianino arrivava da lontano e come un richiamo istintivo attirava le persone in strada che per pochi spiccioli acquistavano dei fogli con note e parole. Le copielle riproducevano i testi delle canzoni più famose, intonate dal pianino che come una sorta di carillon di grandi dimensioni era trascinato a mano o trainato da un cavallo.

Aveva l’aria di un armadietto con le ruote ed è stato inventato nel ‘700 da un modenese, Giovanni Barberi. Era costituito da un cilindro, o organetto, che ruotando su se stesso produceva una vibrazione grazie al movimento delle piccole leve e corde sulle punte rialzate. Il pianino era diffuso non solo in Italia, anche in Belgio, Francia, Olanda. Ma non era mai così caratteristico come quelli napoletano, dove si sposava appieno con il folklore endemico del popolo partenopeo.

Il suonatore del pianino non era considerato un ambulante qualunque, era un portatore di gioia nelle strade, nei vicoli della città e nei locali da ballo ed era tenuto anche in molta considerazione da autori ed editori perché aiutava a far conoscere e diffondere le canzoni. In un certo senso la sua era anche una funzione sociale, nonché di alfabetizzazione musicale.

Decorato con vedute del Golfo, col mare e il Vesuvio sullo sfondo, e corredato dagli spartiti delle canzoni il pianino accompagnava con le sue note, molto spesso malinconiche, il viaggio dei migranti che lasciavano Napoli e le sue note, per un futuro migliore in terra straniera. E così il pianino arrivava a diffondere le sue melodie a Buenos Aires dove il tango ben si sposava con la passione della musica napoletana.

Con l’avvento del cafè chantant, della radio, del cinema e della televisione l’uso del pianino iniziò a venir meno, ad essere sostituito da ritrovati ben più tecnologici. Al rullo rotante si iniziò a pensare al disco.

Si registra un episodio importante nella storia e soprattutto nel declino del pianino napoletano. Un suonatore del rione Ponti Rossi, Carluccio ‘o Calamaio, commise l’imprudenza di inserire nel rullo l’inno di Garibaldi mentre Hitler visitava Napoli. Era il 3 maggio del ’38. Carluccio sospettato di antinazismo fu arrestato e alcuni anni dopo in un incendio andò distrutto il deposito in Via Foria dove si trovavano più di cento pianini.

Col tempo si perse anche l’arte nel costruire i rulli. Nel ’59 l’ultimo suonatore di pianini, il napoletano Ciro Pantolese, all’età di ottantadue anni, interruppe la sua attività perché a Napoli non esistevano più costruttori di rulli.

Ora i pianini restano nelle collezioni di qualche antiquario, anche in versione da tavolo, per ricordare i suoni allegri e al tempo stesso malinconici degli ambulanti della musica napoletana di una volta.

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