Napoli. La sirena ciaciona di Trallallà

Le immagini dell’artista Alfonso de Angelis, popolano il centro storico e diventano un’icona di modernità

Street art without street is only art.

Ho letto questa frase e l’ ho disegnata con una bomboletta spray sul mio cuore. Ma senza la strada, la street art è davvero “solo” semplice arte? La strada è il suo naturale museo, privo di pareti accoglie moltitudini disparate, offre i suoi muri, i suoi portali, le facciate dei suoi edifici. Pietre come fogli su cui scrivere pensieri, parole, idee, espressioni spontanee di un “io” che ambisce al “noi”.

Il centro storico di Napoli, agglomerato eccentrico di diversità, offre centinaia di muri agli artisti di strada e in questa “torre di Babele” parlano lingue diverse. Fu in una via affollata e chiassosa come via Tribunali che vidi, tempo fa, per la prima volta la “sirena ciaciona“. Se ne stava zitta zitta vicino a quel famoso Pulcinella di Lello Esposito, incurante dei teschi di bronzo e dei solenni ipogei della vicina Chiesa del Purgatorio ad Arco.

Ammiccava, formosa, trabordante, e morbida. Una Sirena alla Botero. Esteticamente prorompente, pareva lievitare su tutta la superficie del muro su cui era collocata fagocitando graffiti ed altri stencils attorno a sé. Una sirena non sirena, antitesi di perfezione e bellezza ma sempre maliarda e seduttrice dai grandi occhi e capelli neri. Senza canto, labbra carnose, socchiuse, seni prorompenti, è così che ammalia la sirena extra large di Trallallà.

E’ questo il nome con cui si firma il suo creatore, l’artista Alfonso de Angelis, nome scanzonato e leggero, fischiettato allegramente alle orecchie di chi guarda ed osserva le sue opere. Un nome scelto da chi ha forse compreso che libertà è uscire dagli stereotipi affermando il sé, che ogni difetto può trasformarsi in un pregio e che è bello soprattutto ciò che piace. E a lui sono piaciute senza ombra di dubbio le donne formose di Napoli, grassottelle e solari, firma d’autore dei nostri vicoli, donne abbondanti, icona di una città eccessiva, avvolgente, straripante e seducente fatta di una bellezza non convenzionale. La sua sirena ha braccia corpulente di infaticabile massaia e un ventre morbido come una danzatrice orientale. Magnetica lei, offusca addirittura i vari Pulcinella e San Gennaro disseminati un pò ovunque, primato che le è concesso perchè, infondo, Partenope è nata prima di tutti.

Come Venere nata in mare, il suo elemento è l’acqua ma ora, dopo millenni, è scappata dalle onde e dal suo sepolcro di tufo per trasferirsi tra i vicoli della sua città. Adesso sono questi i suoi nuovi scogli e chi cammina nel centro storico può assistere ad una sua personale e audace sfilata. Ah, quanto sei cambiata Partenope mia. Hai il peso degli anni, il tuo corpo è vissuto, un po’ consumato eppure hai conservato la tua grande bellezza. Ciaciona e opulenta, sei “tanta” perchè Napoli lo è e se stringi qualcuno con quelle braccia da massaia, lo leghi a te per sempre.

Alfonso de Angelis che l’ha ideata, non ama definirsi uno vero e proprio street artist, ma semplicemente un uomo che ama disegnare. Oggi, la sua bella e giunonica Sirena ha compiuto un ennesimo salto di qualità,  ha fatto la sua apparizione anche sul piccolo schermo. Chi di voi l’ha riconosciuta nella fiction di successo Rai, Mina Settembre? Mentre le tre amiche protagoniste sorseggiano coktails, discutendo di vita e amori, lei se ne sta lì sulle pareti di quel piccolo bar (è il Kitchen  Ba – Bar di Via Bisignano).

L’artista, per la scelta del suo nome, ha raccontato più volte di essere rimasto folgorato dai versi di un poeta russo Misa Sapego: “Soffrirò, morirò, ma intanto sole, vento vino e trallallà“.

E dunque, a proposito di bar e vino, sirena ciaciona, brindiamo alla tua salute e… Trallallà.

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