A Napoli è Natale con le “sciosciole”

La frutta secca, protagonista indiscussa delle tavole imbandite per le festività

Sciosciole, sciocele o, come dir si voglia, scioccelle: non c’è napoletano che solo a sentire queste parole non corra subito con la mente alle festività natalizie.

Che sia a chiusura del cenone di magra della Vigilia o di quello di carni del Natale, accanto ai mandarini e al “melone di pane” arriva la frutta secca: noci, mandorle, nocciole, arachidi e per estensione fichi secchi, uva passita, datteri, pinoli.

Sulle origini del nome si tratta, per lo più, di mere supposizioni: alcuni dicono che “sciosciole” derivi dal termine “ciocio” ossia sciocco, per indicare appunto la frutta secca, intesa come sciocchezza rispetto al resto del menù natalizio; alcune versioni identificano il termine come una onomatopea del rumore che fanno noci e noccioline nel cesto urtando tra di loro quando le mani rovistano all’interno nell’atto di prenderle; altre ancora affermano che il nome sia una derivazione dal termine latino “flacces” (bucce).

Le sciocele si trovano prettamente nei piccoli e tradizionali negozi che vendono esclusivamente sacchi di noci, nocciole e castagne, datteri, prugne e albicocche secche, oppure fichi, fichi con il cioccolato, fichi ripieni di frutta secca, nocciole ricoperte di cioccolato di ogni tipo. E così, potrete trascorrere le ore a tavola, aspettando la mezzanotte, mangiucchiando una “nucella” e rompendo le noci, fino a quando non uscirà il tanto atteso vassoio con i dolci!

Il giusto abbinamento? Costa d’Amalfi Bianco Passito, giallo dorato più o meno intenso, ambrato con l’invecchiamento, dai profumi fruttati e floreali.

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