Napoli. Ossa di Santi in chiese barocche

Un viaggio nelle chiese del centro storico che ospitano intere reliquie

Pietro de Stefano, nella sua “Descrittione dei luoghi sacri della città di Napoli, con li fondatori di essi, reliquie, sepolture et epitaphii scelti che in quelle si ritrovano“, datata 1560, racconta che in Città si potevano trovare, nelle Chiese, negli Oratori, nelle Confraternite e nelle case di provati, più di cinquecento reliquie di Santi: corpi interi, braccia, gambe, crani, ossicini vari facevano di Napoli una vera e propria città dove la santità era tangibile.

Iniziamo il nostro piccolo viaggio con due chiese del centro storico che ospitano interi corpi di due santi.

Sant’Andrea Avellino. Le reliquie sono conservate all’interno della monumentale Basilica di San Paolo Maggiore, anticamente Tempio dedicato a Castore e Polluce. Fu infatti il viceré di Napoli Don Pedro de Toledo a regalare il luogo, che era in rovina, al giovane e carismatico sacerdote Gaetano, che qui fondò l’ordine dei Teatini. Fu proprio qui che nel 1556 bussò il nostro Andrea, chiedendo di diventare un novizio. Il ragazzo, che di professione faceva l’avvocato, stava vivendo un periodo di profonda crisi interiore perché aveva scoperto di avere vinto una causa grazie alla falsa testimonianza di un suo assistito. Era poi stato vittima di un attentato, cosa che lo aveva definitivamente spinto a lasciare tutto ed entrare in monastero. Infatti pochi anni prima lavorava in curia come legale e gli fu affidato il compito di riformare il convento di Sant’Arcangelo a Baiano dove si monacavano le suore delle famiglie più nobili di Napoli, ma di fatto di religioso non c’era nulla. Anzi, le donne avevano uno stile di vita abbastanza dissoluto e passavano le loro giornate tra grandi banchetti e lussuriose passioni, spesso anche lesbo. Andrea impose loro di comportarsi come si confaceva a delle religiose, e di tutta risposta queste mandarono un sicario ad accoltellarlo. Dopo una vita di santità morì a Napoli il 10 novembre 1608. La salma fu esposta alla pubblica venerazione in Chiesa e lo scienziato Giulio Iasolino, trovando ancora il corpo roseo e morbido, praticò tre incisioni sull’orecchio, dal quale sgorgò sangue vivo. Esso fu raccolto in ampolle e rimase liquido senza coagulare: fu uno dei miracoli che portò, il 15 aprile 1614, al processo di canonizzazione di Sant’Andrea Avellino.



San Francesco Saverio. Nel transetto destro della monumentale Chiesa del Gesu Vecchio riposa Francisco de Jasso Azpilicueta Atondo y Aznares de Javier, meglio noto come Francesco Saverio, il Santo Gesuita patrono delle missioni. Nato nel 1506, dopo gli studi di Teologia alla Sorbona incontrò Sant’Ignazio di Loyola e con lui diedero vita alla Compagnia di Gesù. La Chiesa celebra la sua festa liturgica il 3 dicembre, ma è molto sentita anche la pratica della cosiddetta “novena della grazia” che parte il 4 marzo e termina il 12, giorno della sua canonizzazione nel 1622 ad opera di Papa Gregorio XV. Durante i nove giorni si rivolgono preghiere speciali al Santo e pare che sia più propenso a dispensare grazie: questo rito nacque nel 1636, quando il Padre Gesuita Marcello Mastrilli ebbe una guarigione miracolosa per intercessione di San Francesco Saverio e volle ringraziarlo creando queste preghiere.

Alla prossima… #reluquia.

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