Nessuno escluso, la nuova installazione di Bianco e Valente a Napoli

L’opera sorge a Via Marina, area est della città, zona dimenticata dalle istituzioni

Sarebbe bene che anche le autorità, di tanto in tanto, si chiedessero cosa vuol dire “arte”, cos’è un’opera d’arte, e in che modo sia giusto o meno usufruirne, dato il suo peso sotto tanti punti di vista, non in ultimo quello sociale. Sorge il forte dubbio che questa domanda non ce la sia posta a sufficienza nel posizionare qualche giorno fa l’installazione “Nessuno escluso” sulla rotatoria tra via Vespucci e il corso Arnaldo Lucci, secondo una iniziativa diventata parte del progetto comunale di riqualificazione di via Marina, asse centrale per chi entra e chi esce dalla città a ridosso dell’area portuale.

Una scelta strategica, come ci viene detto, rispondente alla volontà di illuminare la zona con uno spirito di accoglienza, di apertura, di inclusione e tolleranza, ricorrendo alle idee di Giovanna Bianco e Pino Valente, che ritornano nuovamente sull’uso della parola come elemento diretto e rapido per la trasmissione di idee. Sotto questo punto di vista il messaggio sembra forte, chiaro, e non ci dispiace per nulla. Il rischio – o piuttosto la sensazione – è che questo stesso messaggio, e la forza dell’arte, possano purtroppo essere veicolati, o piuttosto sfruttati,  dal mondo politico in tempi molto bui per la città, come questo.

Guardando meglio, poi, l’installazione appare anche piuttosto contraddittoria, in particolar modo per la sede scelta. A un certo punto, infatti, gli occhi sono costretti a tornar giù, al livello della strada, al livello della vita, su quello spicchio di mondo su cui oggi insiste “Nessuno escluso”: l’area est di Napoli, sulla quale è da tempo sparito il ricordo dell’elegante passato, lasciando spazio a un oggi fatto di incuria, di degrado, di prostituzione. È una zona, e una fetta di cittadinanza, da troppo tempo dimenticate dalle istituzioni, le stesse che oggi si affrettano a infiocchettarla con vuoti e retorici slogan nascosti dietro la parola “arte”, concetto di cui non è bene abusare a proprio piacimento e che non può essere svilito sotto i colpi della vuota retorica politica.

Forse, guardando più in là, c’è da rallegrarsi: che sia questo un buon augurio per il tanto agognato Natale 2020, ancora oggi messo in dubbio dalle evoluzioni della curva epidemiologica? Da un punto di vista puramente decorativo, infatti, l’installazione si sposerebbe benissimo con le luminarie natalizie che a breve coloreranno le principali arterie di Napoli, nella speranza però che stavolta siano diverse da quanto “ammirato” l’anno scorso, quando i cliché più scontati e nazionalpopolari provenienti dall’immaginario più banale e piatto sulla città di Napoli si offrivano agli occhi di cittadini e turisti. Nessuno escluso. 

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