Novembre: foglie gialle, castagne e… vino novello

Torna la tradizione di San Martino, ogni mosto diventa vino

Basta parlar male di novembre come il mese triste, solo per il fatto che si ricordano i morti. Novembre è il mese dell’esplosione d’autunno, dei colori magici di una stagione in cui si inizia a sentire il bisogno di riscaldarsi in attesa del freddo inverno e quale modo migliore di farlo se non davanti ad un simpatico bicchiere di novello accompagnato da profumate caldarroste.

Quello del vino Novello è un fenomeno tutto contemporaneo. Sono tante le “storie” che raccontano la sua nascita, tra le più accreditate vi è quella che richiama un esperimento condotto nel 1934 da un’equipe di ricercatori francesi, intenti a ricercare un metodo per conservare il più a lungo possibile l’uva da tavola dopo la raccolta.

Uno degli esperimenti includeva la conservazione dei grappoli a 0° C sotto una cortina di anidride carbonica. Dopo un paio di mesi si accorsero che i grappoli erano diventati gassosi e frizzanti, non erano più adatti per la commercializzazione e pertanto decisero di vinificarli e ne risultò un vino particolare e piacevole.

Ma la produzione vera e propria del vino novello è iniziata verso la metà degli anni ’70, dopo che in Francia, considerata la madre dei novelli, i vignaioli francesi del 1500 della zona di produzione del Beaoujolais, per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale.

In Italia il vino novello nasce negli anni ’70: i primi produttori sono stati Angelo Gaja (Vinot) ed i Marchesi Antinori. Dunque in Francia il novello è prodotto con uve Gamay, mentre in Italia si parla di vini novelli derivati da diversi vitigni, circa 60.  Un vino leggero e frizzantino, per berlo non occorrono feste o ricorrenze ma solo il piacere del gusto e del palato. Non occorre essere esperti enologi per apprezzarlo, grazie alle caratteristiche organolettiche che lo distinguono e lo fanno apprezzare sempre più, il vino Novello italiano sta conquistando fette di mercato in costante crescita, soprattutto tra i più giovani che ne apprezzano la trasparenza del colore, la bassa gradazione alcolica, la leggerezza, e il bouquet aromatico.

Il vino Novello si può bere molto prima del vino tradizionale, infatti può essere messo in vendita ufficialmente dal 30 Ottobre  ed imbottigliato fino al 31 Dicembre.

In Campania il Novello (o Novicium) viene in genere prodotto con l’Aglianico ed eventualmente con l’aggiunta del Piedirosso. In particolare in Irpinia i primi a credere in questo tipo di vino furono i Feudi di San Gregorio nel 1999 (Festa del Nobellum). Poi però il testimone è passato ad altre aziende irpine come l’Antica Hirpinia di Taurasi, l’Aminea di Montemarano, ed i Colli Irpini di Montefusco. Altre zone campane di notevole interesse sono i Campi flegrei (ad Ovest di Napoli, Pozzuoli) e Benevento con i suoi Guardiolo, il Sannio, il Sant’Agata dei Goti ed il Taburno. Insomma un vino che incontra i gusti di diversi estimatori e di chi sta ora iniziando il lungo cammino di Bacco.

Non esistono indicatori univoci della bontà del vino, l’unico modo di determinare la qualità di un vino novello è quello di aprirlo ed assaggiarlo.

Come per tutti i vini i tre aspetti fondamentali sono quello visivo, olfattivo e gustativo.

Il vino novello si presenta di un bel colore rosso brillante, con tonalità che vanno dal rosso vivo al porpora intenso, con chiari ed evidenti riflessi violacei.

Caratteristica inconfondibile di un buon vino novello è il grandissimo aroma fruttato, intenso e persistente, inoltre sono chiaramente identificabili note di lampone e fragola, talvolta è leggermente effervescente.

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    Novembre 1, 2020 9:00 am
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