‘O Cavone, l’antica strada della Napoli popolare nascosta da Piazza Dante

La strada, sorta nel solco di un alveo torrentizio, era fino agli anni ’50, una zona esclusivamente pedonale

Una strada come una “ruga”. Un solco irregolare e profondo, di quelli che solo il tempo scolpisce resistendogli e non cedendogli mai. Antenne, panni stesi, cave di tufo, gradoni, rampe, portali in piperno, antichi fondaci, chiese, palazzi, edicole votive, umanità brulicante in un percorso curvilineo di appena 550 metri.

Signori e signori, ecco a voi il Cavone o meglio, come dicono i napoletani, ‘O Cavone e porta il nome di un noto giurista dell’800: Francesco Saverio Correra.

Una strada che è strada solo dagli anni ’50. Prima era solo zona pedonale ed in effetti, se non fosse per qualche motorino ed auto nascoste in garage ricavati nelle cave di tufo, sembrerebbe ancora frequentata solo da pedoni. Sorge su uno dei tanti alvei torrentizi che dalla collina del Vomero scendeva a valle trascinando i suoi detriti erodendo e scavando ed i documenti più antichi indicano questa zona come piena di boschi e folta vegetazione. Le piante oggi si vedono invece solo sui balconi e i fiori crescono rigogliosi e profumati sui tanti altarini disseminati un po’ ovunque. Pare che proprio qui il re Alfonso II d’Aragona avesse una imponente villa piena di conigli dove amava andare a caccia.

Si chiamava la “Conigliera” e di questa struttura, oggi un condominio, resta solo il ricordo e la suggestione del nome. A poca distanza, proseguendo lungo la strada, ci si imbatte in una serie di fondaci, due per la precisione. Sono gli unici superstiti, scampati alla furia dei picconi del Risanamento ottocentesco che tanta memoria hanno distrutto. Sono il fondaco Ragno ed il fondaco San Potito, puzzle scomposto con decine di archi antichi e scale, antenne, panni stesi, abusivismo e precarietà. Sono ciò che resta di quei luoghi dove i mercanti, in largo mercatello, depositavano i propri prodotti. Largo mercatello è oggi la più monumentale Piazza Dante dove libri e tavolini hanno sostituito la mercanzia d’un tempo.

Le rampe del Cavone sono un’ascesa al cielo e ad improbabili terrazze che a loro volta conducono ad una strada più alta, via San Giuseppe dei Nudi poco distante da Salvatore Rosa. È qui che, se hai fortuna, puoi entrare nel cortile di uno dei palazzi monumentali più spettacolari e poco conosciuti a Napoli. È il Palazzo Costantino alla Costigliola del XVII sec. che ha visto l’intervento dell’architetto Nicola Tagliacozzi Canale. Un trionfo arancione di archi rampanti che collegano i piani sfalsati della scala tra decorazioni in fogliame e mascheroni in stucco. Un altro “Palazzo Sanfelice“! Alto, spettacolare, bellissimo. Se ne sta nascosto dietro a un portone di legno senza farsi notare, chiuso nel suo silenzio, non vuole intrusi, preferisce origliare le voci che vengono dal basso dove la vita quotidiana nel Cavone scorre veloce come un torrente.

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