Pausilypon: dove non esiste il dolore

La villa di Vedio Pollione, uno degli uomini più ricchi dell’antichità

Sin dall’antichità la zona costiera napoletana fu scelta per costruire numerose ville marittime, appartenenti alla nobiltà ed ai potenti del tempo. Mario, Silla, Cicerone, Cesare, Lucullo giusto per fare qualche nome, abitarono stabilmente tra Posillipo ed i Campi Flegrei. I luoghi stupendi, il clima mite, le sorgenti termali esercitarono un fascino enorme sugli antichi romani, tanto che sembrò loro di avere trovato la terra dei miti che Virgilio aveva descritto nelle sue opere, gli dei sono scesi in terra ed abitano la Campania Felix.

Ho scelto di visitare i resti di una di queste ville, appartenuta ad un eccentrico ministro di Augusto: Vedio Pollione, uno degli uomini più ricchi dell’antichità. Apparteneva ad una nobile famiglia beneventana, ma ben presto riuscì ad accumulare enormi ricchezze, perlopiù in maniera poco chiara, quando divenne governatore delle provincie asiatiche. Un personaggio dalla dubbia moralità, protagonista di scandali e gossip – una volta furono trovati nel suo bagaglio cinque medaglioni con ritratti di nobildonne romane, che glieli avevano donati come pegno d’amore, parliamo insomma di un tombeur de femmes – il quale alla sua morte nel 15 a. C., lasciò la sua villa di Posillipo in eredità ad Augusto, entrò quindi nel demanio imperiale.

Posillipo, secondo l’interpretazione dello storico ottocentesco Robert Günther, prende il nome dalla parola greca Pausilypon, che significa ‘’luogo che fa cessare gli affanni’’ e probabilmente mai nome fu più azzeccato. Qui, incastrata tra la Baia di Trentaremi e la Gaiola, in una posizione più che panoramica, sorge la villa dove davvero chiunque può dimenticare i propri dolori e vivere in pace ed armonia con la natura.

Poiché è un luogo ricco di sorprese, non poteva che avere un ingresso monumentale: infatti l’unica via di accesso al Parco archeologico di Pausilypon (oltre ovviamente quella via mare) è il traforo della Grotta di Seiano, una enorme cavità artificiale scavata nel I secolo a. C. che taglia la collina di Posillipo ed è lunga 770 metri. Riscoperta in epoca borbonica dopo secoli di oblio, è ora di nuovo finalmente fruibile ed è una emozione percorrerla tutta, nella semioscurità, si ha la sensazione di fare un viaggio indietro nel tempo, d’altronde per secoli quelle pietre sono state calpestate da coloro che si apprestavano ad andare nel luogo magico dove il dolore cessa, e c’è solo il contatto con l’Assoluto.

L’intera area è stata scavata solo per il 10%, tantissime sono ancora le sorprese che potrebbe riservare. Infatti è riemersa solo la pars publica, ossia la zona dove sorgono l’uno di fronte all’altro due teatri. Il primo, una arena semicircolare costruita alla greca ossia sfruttando il declivio della collina, è quasi perfettamente conservato, e con i suoi 47 metri di altezza poteva contenere tranquillamente circa duemila persone. C’è poi di fronte un altro piccolo teatro, un odeion, affrescato e un tempo ricoperto di marmi preziosi, che dava sulla baia sottostante. Manca in effetti tutta la parte destinata agli alloggi imperiali e della corte, ed alcuni pensano che la villa in origine comprendesse anche le strutture della Gaiola e si estendesse sino a Marechiaro.

L’abbandono della zona in epoca tardo antica ha decretato la fine della lussuosa residenza imperiale, piano piano la natura ha ripreso a forza questi spazi: erbe e rovi sono cresciuti sulle strutture, il fenomeno del bradisismo ha fatto crollare alcuni ambienti a mare. Durante il 1800 qui sono emerse pitture, si è cercato di recuperare i marmi che erano scampati ai saccheggi e soprattutto è stata ritrovata la monumentale statua della Nereide che cavalca un pistrice, ora esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nella mostra Thalassa. Meraviglie dal mondo sommerso.

Se volete quindi vivere per qualche ora una esperienza di immersione nella natura, lontano dalla città e guardando quello che i nostri antenati del primo secolo vedevano, Pausilypon è il posto giusto, e magari per un poco vi dimenticherete di tutto il resto, lasciandolo sulla porta della grotta di ingresso al sito archeologico.

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