Pompei, nella villa di Civita Giuliana ritrovati due corpi intatti

Per Osanna si tratta di “una scoperta eccezionale”. Nella stessa domus realizzati i calchi di tre cavalli

Gli scavi di Pompei riportano alla luce una nuova eccezionale scoperta. Sono stati ritrovati due corpi intatti di due uomini sepolti dalla furia devastatrice del Vesuvio nel 79 d.C..

Location di questa nuova scoperta è ancora una volta la villa suburbana di Civita Giuliana (700 metri a nord-ovest di Pompei) che già nel 2017 – grazie all’operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli – aveva restituito i resti di tre cavalli di razza, uno addirittura bardato con una raffinata sella in legno e bronzo e scintillanti finimenti.

Così come nella prima campagna di scavo fu possibile realizzare i calchi dei cavalli, oggi è stato possibile realizzare quelli delle due vittime rinvenute nei pressi del criptoportico, nella parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini.

Due corpi, pressoché integri di due uomini, un quarantenne avvolto in un caldo mantello di lana e il suo giovane schiavo già piegato dalle fatiche della vita.

Una nuova emozionante scoperta frutto dei lavori andati avanti anche in queste settimane, durante le quali il Parco Archeologico di Pompei è chiuso causa pandemia da covid 19.

Lo spazio dove sono stati rinvenuti è largo 2,20 metri, ma di cui al momento non conosciamo la lunghezza, presentava un solaio in legno come indicato dalla presenza sui muri di sei fori per l’alloggio delle travi che sostenevano un ballatoio.

L’ambiente è obliterato dai crolli delle parti più alte delle murature sotto cui compare uno spesso livello riferibile alle successioni di corrente piroclastica tipiche dell’eruzione del 79 d.C.. All’interno dell’ambiente è stata rilevata dapprima la presenza di vuoti nello strato di cenere indurita, al di sotto dei quali sono stati intercettati gli scheletri.

Una volta analizzate le ossa – a cura dell’antropologa fisica del Parco che ne ha rimosso la più parte – si è proceduto alla colatura di gesso, secondo la famosa tecnica dei calchi di Giuseppe Fiorelli, che per primo nel 1867 ne fu inventore e sperimentatore.

Entrambe erano state sorprese dalla morte durante la cosiddetta seconda corrente piroclastica, che nelle prime ore del mattino del 25 ottobre investì Pompei e il territorio circostante portando alla morte dei superstiti ancora presenti in città e nelle campagne. Questa seconda corrente era stata preceduta da una fase di breve quiete, forse di una mezz’ora, durante la quale i sopravvissuti sia a Pompei che probabilmente a Civita, uscirono dalle abitazioni nel vano tentativo di salvarsi.

PRIMA VITTIMA

La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane, fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo. Indossava una tunica corta, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe, la cui consistenza assieme alle tracce di tessuto pesante, fanno ipotizzare che si trattasse di fibre di lana. Accanto al volto sono presenti alcuni frammenti di intonaco bianco e lungo le gambe frammenti della preparazione parietale del vano.

SECONDA VITTIMA

La seconda vittima ha una posizione completamente differente rispetto alla prima ma attestata in altri calchi a Pompei: il volto è riverso nella cinerite, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul petto, secondo una posizione attestata in altri calchi, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate. La robustezza della vittima, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto all’altra vittima, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm. Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, in quanto indossa una tunica e un mantello. Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili relative ad un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro si rinviene anche l’impronta di un tessuto diverso pertinente ad una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Vicino al volto della vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, probabilmente crollati dal piano superiore.

LA STOFFA

A 1 m circa ad est dalla prima vittima e a circa 80 cm a est della seconda, nel corso dei lavori di scavo si sono rinvenuti altri fori; anche in questo caso si è colato il gesso rivelando la presenza non di vittime bensì di oggetti, forse persi durante la fuga. L’esplorazione manuale di questi “vuoti”, poi la forma rivelata dal gesso hanno mostrato che si tratta di cumuli di stoffa con grosse e pesanti pieghe; in particolare il cumulo vicino alla vittima 1 sembra essere interpretabile come un mantello in lana, evidentemente portato con se nella fuga dal giovane “schiavo”.

LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO FRANCESCHINI

LE DICHIARAZIONI DI MASSIMO OSANNA

“Una scoperta davvero eccezionale – sottolinea il direttore Massimo Osanna, da settembre 2020 alla guida anche della direzione generale dei musei pubblici – perché per la prima volta dopo più di 150 anni dal primo impiego della tecnica è stato possibile non solo realizzare calchi perfettamente riusciti delle vittime, ma anche indagare e documentare con nuove tecnologie le cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione”.

Secondo quando ipotizza Osanna i cavalli erano stati preparati per “un comandante militare o un alto magistrato”, forse un esponente dei Mummii, blasonata famiglia romana dell’epoca imperiale, visto che sempre nella stessa villa sono stati ritrovati i resti di un muro affrescato con il nome graffito di una fanciulla, la piccola “Mummia”, appunto.

Foto: © Luigi Spina
Tagli video: @pompeii_parco_archeologico
Video promo: @mibact

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