Santa Maria della Speranza, la chiesa che trasuda Spagna

Nel cuore di Toledo, l’edificio di culto gestito dall’Arciconfraternita del Santissimo Rosario

La Chiesa di Santa Maria della Speranza, situata in via Speranzella civico 124 a Napoli, è gestita dall’Arciconfraternita del Santissimo Rosario, come si fin da subito nota sul rosone sulla porta di ingresso. Il luogo di culto è un testimonianza fortissima della presenza spagnola nel quartiere. Fu fondata da Francisco della Cueva, un chirurgo spagnolo e successivamente nel 1559, venne poi regalata a Donna Gerolama Colonna, vedova del Duca Pignatelli di Montelone. Nel 1585 la chiesa passò nelle mani dei fratelli Segura, Francisco e Fernando, le cui tombe sono situata nella Chiesa, l’una difronte all’altra.

Era piuttosto difficile trovare dei frati che si trasferissero dalla Spagna a Napoli e successivamente, l’edificio venne donato all’ordine degli agostiniani napoletani, di cui rimangano l’acqua santiera con il simbolo del cuore trafitto da un dardo infuocato.

La chiesa ha avuto due grossi restauri, tra il 1638 e il 1640 Cosimo Fanzago lavorò all’altare maggiore e al presbiterio, il secondo ha conferito delle forme roccocò alla struttura. Il soffitto accoglie dei tondi contenenti le storie di Santa Rita e delle splendide allegorie.

Il un colpo d’occhio, lo si ha guardando la Madonna della Speranza (incinta) di Cesare Fracanzano, sull’altare maggiore. Lei è bionda, con le mani aperte ed il sole sul ventre, simbolo della venuta di Cristo. In contrapposizione con il grembo, troviamo ai lati di essa dei puttini, degli angioletti con dei gigli in mano, che richiamano la purezza. Sotto il profeta Isaia e re Davide, rispettivamente colui che ha profetizzato la venuta di Cristo e colui dal quale Cristo discende. Ai lati, risaltano due spettacolari giare in marmi connessi.

La chiesa, come anticipato, trasuda Spagna. A sinistra nella prima cappella, troviamo il Cristo di Burbos flagellato e piegato, che fa riferimento ad un tradizione spagnola, secondo la quale Nicodemo lo avrebbe fatto costruire a grandezza originale con dei buoi e delle pelli provenienti dal libano. In seno agli agostinani spagnoli però, si racconta la leggenda di un ricco mercante che si era affidato alle loro preghiere per il viaggio in Terra Santa promettendo un dono al ritorno. Mentre il mercante prosegue il suo viaggio, in mare spunta questo copro galleggiare, si trattava proprio del Crocifisso di Burbos portato poi in Spagna. Altra testimonianza spagnola, è la presenza di una Pala di un anonimo del ‘700 rappresentate la Madonna del Pilar molto venerata in Spagna.

Arriviamo dunque, alla “padrona di casa” Santa Rita. Il culto a Napoli si sviluppa 1610, Rita nasce a Cascia 1361, si sposa con Paolo Mancino che viene assassinato, i figli cercano vendetta ma moriranno tutti. Rita si chiuderà in un convento e alla sua morte tutte le campane suonarono da mani invisibili. Il corpo fu messo in una sorta di cassa, non ebbe mai sepoltura, e li a Cascia cominciò ad essere venerato, dopo essere scampato ad un incendio che distrusse la chiesa, ma lascio integra la cassa con il corpo. Nei quartieri spagnoli è una delle devozioni più sentite. Altra importante segnalazione è nella prima cappella c’è il soffitto dedicato alla madonna del rosario che era la congregazione che gestiva questa chiesa.

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