La storia di Procida nei documenti dell’Abbazia di S.Michele

L’archivio curaziale e lo stato delle anime strumento per chi è alla ricerca delle proprie origini

L’abbazia di S. Michele Arcangelo racchiude tra le sue mura la storia di Procida: numerosi sono i documenti che ci raccontano gli eventi della vita procidana. Un importante pezzo di questa storia ci è raccontata dall’archivio curaziale e dallo stato delle anime.

Nell’archivio curaziale sono raccolti i registri contenenti i battesimi, i matrimoni e i defunti di Procida dal 1567 – fu dunque istituito dal cardinale Innico d’Avalos cardinale d’Aragona, abbate di Procida dal 1561 al 1600, nonché signore di Procida – ai primi del ‘900. In questi registri scorrono i nomi di tutte le persone che hanno trascorso la propria vita a Procida nel corso dei secoli: un registro completo siccome l’abbazia di S. Michele è la chiesa madre dell’isola ed un tempo l’unico luogo in cui si somministravano i sacramenti. Il primo nucleo abitativo si sviluppò, infatti, intorno all’abbazia di S. Michele, nella zona di Terra Murata, poi con il tempo con l’aumentare della popolazione furono erette le altre chiese. Tuttavia, quest’ultime erano chiese coadiutrici, la cura delle anime spettava sempre e soltanto al curato.

Nel 1736 l’Arcivescovo di Napoli cardinale Giuseppe Spinelli fece erigere il fonte battesimale nella chiesa di S.S. Annunziata, nella zona della Starza, e concedeva al cappellano la facoltà di battezzare i neonati dell’Annunziata e di S. Antonio Abate, il quale, tuttavia, non poteva redigere un registro dei battesimi ma si doveva limitare a comunicare al curato ad ogni fine del mese i battesimi realizzati, in modo che quest’ultimo li registrasse nel libro curaziale. Tale facoltà era stata concessa in precedenza anche dal cardinale Innico Caracciolo nel 1679, ma poi revocata nel 1684.

Altrettanto importanti sono i registri dello stato delle anime. Essi furono compilati dai sacerdoti di Procida dal 1702 al 1907. Essi camminavano attraverso le stradine dell’isola ogni 3-5 anni annotando gli abitanti dell’isola: si trattava di veri e propri censimenti.

L’archivio curaziale e lo stato delle anime rappresentano uno strumento fondamentale per coloro i quali sono alla ricerca delle proprie origini, ed in particolare per i discendenti degli emigrati procidani: durante l’Ottocento, infatti, molti procidani emigrarono negli Stati Uniti, in Argentina, in Australia. Una compagine di pescatori emigrarono ad Orano, in Algeria, dove fondarono un villaggio, Mers-el-Kebir, nel quale ricostruirono le tradizioni isolane. Essi a seguito di rivolte civili furono costretti nel 1962 a lasciare l’Algeria per stabilirsi a La Ciotat, vicino Marsiglia. La comunità procidana in Francia è così numerosa ed affezionata alla loro isola d’origine, che ogni anno vengono a Procida l’8 maggio, in occasione della festività di San Michele.

Fonte: Stato generale della Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo nel 1877 scritto dal curato don Nicola Ricci, Domenico Ambrosino, Gente di Procida, Napoli, Massa Editoria, 2014, pp. 67-70.

Il testo è a cura di Lucia Aiello e Sonia Buonanno volontarie del Servizio Civile impegnate nel progetto “Oro Cultura” presso la Parrocchia di San Michele Arcangelo di Procida.

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