Tesori dal Museo Storico archeologico di Nola

Un tour virtuale nel patrimonio artistico dell’area nolana

Nel 1521 Suor Francesca Sussolana, appartenente ad una nobile famiglia nolana, fece costruire presso la Chiesa di Santa Maria la Nova un nuovo convento, sotto la regola di Santa Chiara. Il complesso nel corso dei secoli si è sempre più ingrandito ed ampliato, grazie alle donazioni dei fedeli: nella sua ultima conformazione presenta tre piani che affacciano sul chiostro con funzione di giardino, una torretta belvedere e tutti gli ambienti della vita in comune. Ebbe ingenti danni col terremoto del 1980 e dal 1995 l’edificio, passato nelle proprietà del Comune, è stato scelto per ospitare il Museo Archeologico di Nola.

Entrare in quelle stanze permette un vero e proprio viaggio nel tempo, in quanto ospita reperti che vanno dall’età del Bronzo fino al Settecento, quando maestranze napoletane lavoravano senza sosta per abbellire le numerose chiese presenti sul territorio. In questo meraviglioso caleidoscopio di archeologia e storia, ho scelto tre reperti tra quelli più significativi che raccontano la vita dei secoli passati dentro  nolanum.

La perduta Villa di Augusto
A Somma Vesuviana, nella località Starza della Regina, furono scoperte delle strutture murarie. Gli scavi, iniziati nel 1932 sotto la direzione di Matteo della Corte, portarono alla individuazione di un monumentale complesso architettonico, che fecero avanzare l’ipotesi che il sito potesse essere la Villa dove Augusto morì nel 14 d. C. Dal 2001 l’Università di a Tokyo, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed in collaborazione con vari istituti di ricerca italiani, ha avviato un sistematico scavo che ha portato alla luce un articolato complesso architettonico risalente alla fine del V secolo e gli inizi del VI secolo a. C. che nasceva come residenza, ma poi fu trasformata in azienda agricola. Era quindi impossibile che quella fosse la domus di Augusto. Furono ritrovate all’interno due statue, la più bella è senza dubbio il Dioniso con Pantera, rinvenuto però frammentario. La statua, in marmo bianco di Paros, è stata realizzata con l’utilizzo di diversi pezzi di marmo poi assemblati insieme. La figura rappresenta il giovane Dio del vino, con la testa coronata di edera e con un cucciolo di pantera in braccio. È una copia di età augustea di un originale di Prassitele del IV secolo a. C. e probabilmente fu eseguita in una bottega di area flegrea 

L’anfiteatro di Nola
Nola, come tutte le più importanti città del passato, aveva il proprio anfiteatro, risalente alla metà del I secolo a. C. e completamente abbandonato nel VI secolo d. C., quando venne poi utilizzato come cava di materiale da costruzione. Durante questo periodo furono asportate quasi tutte le gradinate e gran parte delle decorazioni di marmo. All’interno del museo si conservano alcuni dei pilastrini in calcare, completamente decorati, che facevano parte della decorazione della balaustra che correva lungo le scalinate

Il fast-food dell’antichità
Ha fatto molto scalpore la notizia del ritrovamento, a Pompei, di un thermopolium intatto, con gli affreschi ancora integri. Era un luogo dove si potevano acquistare cibi pronti da consumare, conservati all’interno di anfore incassate nel bancone. Recentemente è stato acquisito un termopolio che nulla ha da invidiare al pompeiano. Il giallo e rosso degli affreschi è ancora acceso, le decorazioni richiamano a ciò che si vendeva nella bottega: cacciagione, uva e frutta. Presto sarà esposto all’interno di un allestimento permanente che lo valorizzerà.

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