Gli Uffizi a Casal di Principe, il riscatto della bellezza

Franceschini: “E’ la storia di una vittoria che deve continuare, è un grande esempio per il resto del Paese”

“La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe” è la prima mostra in Italia allestita in un bene confiscato alla camorra, nelle terre di Don Peppe Diana. Occasione eccellente non solo per ammirare dei capolavori provenienti dalla galleria fiorentina, dal Museo di Capodimonte di Napoli e dal Museo Campano di Capua, ma anche un grande segno di riscatto per una comunità che, come la fenice, rinasce dalle sue stesse ceneri. La mostra apre al pubblico il 21 giugno e resterà visitabile fino al 13 dicembre.

La rinascita etica, culturale, civile viaggia sul senso del bello veicolato nelle terre casertane da opere che raccontano l’arte dal XVII al XX secolo e l’attività di artisti di origini napoletane o formati artisticamente a Napoli e seguaci di Caravaggio. “L’Incredulità di San Tommaso” copia dell’opera realizzata da Caravaggio a Roma  nel 1601-1602, attira immediatamente lo sguardo del visitatore sul fondo della sala, quasi a voler sposare lo scetticismo di chi nel pregiudizio mette piede in questi luoghi dalla triste fama. Prima ancora, un altro quadro veicola un messaggio che si riconnette al senso generale dell’evento, voluto da Antonio Natali (Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze) con Marta Onali e Fabrizio Vona (Direttore del Polo Museale Regionale della Puglia). L’opera in questione è il “Concerto” di Bartolomeo Manfredi, olio su tela parte delle opere in prestito dalla Galleria degli Uffizi. Si tratta di un’opera frammentaria perché colpita durante l’attentato di via de’ Georgofili e ricostruita proprio a voler lasciare una traccia indelebile della strage che falciò vite umane e distrutto opere d’arte. Così come rinacque l’opera dai frammenti della distruzione, così riparte oggi Casal di Principe che tenta, attraverso l’arte, attraverso un ambizioso progetto di recupero sociale e culturale, di riappropriarsi della propria identità macchiata per degli episodi pur certo brevi nella storia millenaria di un territorio, ma comunque terribilmente incidenti.

Da oggi Casal di Principe ha un polo museale di alto livello che si inserisce nel panorama regionale riconnettendosi al territorio casertano che tanto ha da raccontare. Ecco infatti tra le opere esposte una Mater Matuta proveniente dal Museo Provinciale Campano di Capua che conserva la più singolare e rara tra le collezioni dei musei italiani, le Matres, figure femminili sedute in tufo databili tra il VI e il II secolo a.C., traccia eloquente del culto dedicato alla maternità e al mistero della vita.

Al piano secondo, dove prosegue l’esposizione, l’acrilico e serigrafia su tela di Andy Warhol occupa la sala intera; si tratta del famoso e terribile “Fate presto” conservato alla Reggia di Caserta e parte della collezione Terrae Motus, realizzato tre giorni dopo il terremoto dell’Irpinia riutilizzando la prima pagina de Il Mattino di Napoli che titolava appunto “Fate presto” per esortare i soccorsi urgenti alle popolazioni ormai distrutte. Quell’urlo di protesta, di appello forte al senso di comunità sembra essere ideale in un contesto come quello casalese dove per l’intera durata dell’esposizione un gruppo di 80 giovani fungeranno da guide per i visitatori, testimoni di una comunità coraggiosa che vuole definitivamente uscire dall’ombra. I giovani Ambasciatori della Rinascita sono stati selezionati sulla base dell’assenza di carichi penali, condanne o legami diretti di parentela con criminali e camorristi; saranno impegnati in attività didattiche e accoglieranno i turisti per narrare delle eccellenze locali e della sfida che da oggi si propone di affrontare il territorio.

Durante i mesi di apertura dell’esposizione nella villa del camorrista Egidio Coppola detto Brutus, oggi bene comune, si svolgerà anche un progetto di “biglietto sospeso” un crowfounding che permetterà di lasciare dei biglietti pagati per chi non ha la possibilità di pagare l’ingresso, inoltre i cittadini casalesi ospiteranno nelle loro case alcuni dei visitatori per una cena. La comunità contribuisce all’evento da cui emerge un coraggioso messaggio di rivalsa.

Alla realizzazione della mostra hanno contribuito grandi realtà imprenditoriali (Ferrarelle, Coop e Ipercoop, Gruppo Battistolli, Unipol e Unipolis, Centro Commerciale Campania) e associazioni culturali che hanno sposato la sfida proposta da R_Rinascita e sostenuto il progetto di produzione di First Social Life, associazione di promozione sociale. Il progetto di allestimento è di Raffaele Semonella e Giuseppe e Costantino Diana. L’evento si sposa anche con il diciottesimo appuntamento de “La città degli Uffizi” collana d’esposizione nata nel 2008 con l’intento di promuovere luoghi degni di una più diffusa attenzione.

“Orgoglio per lo Stato – le parole del Ministro Dario Franceschini presente al taglio del nastro – grazie ad un’iniziativa straordinaria per l’Italia intera. Si tratta di una storia bella che coinvolge giovani volontari, aziende che hanno deciso di collaborare per un progetto comune. Parte oggi il riscatto dell’essere casalesi, che troppo a lungo ha voluto indicare una macchia, ma da cui oggi bisogna ripartire per riappropriarsi della propria storia. È una battaglia che si può dire vinta e soprattutto legata alla cultura”. A conclusione del discorso inaugurale del Ministro la promessa che questa iniziativa non resterà isolata, ma sarà l’inizio di un percorso di rinascita del territorio.  

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