Verso il cielo: le guglie di Napoli

Le affascinanti colonne dedicate ai Santi della città

Napoli è piena di guglie e colonne dedicate ai Santi della Città, innalzate nei secoli come ringraziamento per la protezione accordata in caso di pericolo, guerra, carestie e flagelli. Dietro questo segno di devozione e fede in realtà spesso c’erano gli ordini religiosi che volevano, con questo gesto, far passare un messaggio ben preciso: mostrare la potenza e il prestigio dei consacrati agli occhi di tutta Napoli.

Vi parlerò dei tre più importanti, e per ognuno vi svelerò una curiosità che forse non conoscete.

Il più antico obelisco di Napoli, con i suoi 24 metri di altezza, è quello ovviamente dedicato al padrone di casa: San Gennaro. 16 giugno 1631: dopo 130 anni di inattività il Vesuvio esplode, e per 20 giorni è una incessante pioggia di cenere e lapilli. I napoletani sono stremati, e chiedono aiuto al loro campione della santità. Il vescovo Francesco Boncompagni guida la processione con il reliquiario del capo e del sangue ed ecco che San Gennaro appare sulle nubi e ferma la lava. In segno di ringraziamento la Deputazione del Tesoro decise di erigere un monumento a San Gennaro, affidando il progetto a Cosimo Fanzago. In cima alla colonna c’è la statua del Santo, opera di Tommaso Montani, mentre sulla base un bassorilievo con la sirena Parthenope, che regge un ovale con l’iscrizione dedicatoria al Divo Januario. I lavori furono più volte interrotti, ma terminarono nel 1880. Una curiosità: il basa,entro incorporava un tondo con il ritratto di Fanzago, poi rimosso ed ora nella collezione del Museo della Certosa di San Martino.

Il secondo è quello di San Domenico di Guzman, alto 28 metri. 1656: per le strade di Napoli giacciono centinaia di migliaia di morti, la peste flagella Napoli. Il morbo inizia a manifestarsi a gennaio, ma è ad agosto che esplode in tutta la sua durezza. Si invocano Santi e Madonne affinché quella che veniva vista come una punizione divina contro la rivolta di Masaniello (si pensava addirittura che il pescivendolo fosse l’Anticristo), avesse fine. A dicembre ecco che la peste perde forza e si grida al miracolo. Come segno di riconoscimento i Domenicani decidono di erigere un obelisco ex voto per il loro Santo, Domenico, che pensavano avesse avuto nella corte celeste un ruolo di primo ordine nel perorare la grazia della flagellata Napoli a Dio. Il progetto è di Cosimo Fanzago, che vi lavora fino al 1666, poi subentrano i Vaccaro padre e figlio. La figlia è ultimata nel 1737, quando si innalza sulla cima la statua di San Domenico, mentre sotto tra putti, Santi Domenicani e fregi, svetta maestosa di nuovo Partenope. Una curiosità: i lavori subirono un arresto quando Fanzago, nello scavare le fondamenta dell’obelisco, trovò delle costruzioni antiche. Riemersero un tempio rotondo, mura greche fatte col tufo, stanze e addirittura una scala. Si coprì tutto e quindi pochi sanno che quando camminano sulla piazza, sotto i basoli c’è un pezzo di Neapolis che purtroppo non è mai stata portata alla luce.

Il terzo obelisco è quello voluto dai Gesuiti nella piazza davanti la loro casa generalizia. 7 dicembre 1746: Re Carlo di Borbone interviene nella Chiesa del Gesù Nuovo alla Santa Messa di consacrazione della magnifica statua in argento della Immacolata, opera del Vaccaro. Egli espresse il desiderio al priore, padre Francesco Pepe, di vedere onorata e venerata la Madonna non solo in chiesa, ma anche fuori, all’aperto. Nacque quindi l’idea di costruire una enorme guglia mariana. Venne indetto un concorso pubblico ed i progetti vennero esposti a Palazzo Reale. Carlo III scelse quello di Giuseppe Genuino, che venne realizzato nel tempo record di meno di un anno, sotto la direzione dell’architetto Giuseppe di Fiore. I bassorilievi e le statue di Santi Gesuiti, nonché la trionfale Madonna che sta in cima, sono di Francesco Pagano e Matteo Bottiglieri. Una curiosità: questa enorme macchina barocca sorge sul luogo dove, fino al 1707, sorgeva una statua equestre di Filippo V opera di Lorenzo Vaccaro, distrutta poi dagli austriaci. 

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