{"id":4129,"date":"2025-08-02T16:58:01","date_gmt":"2025-08-02T14:58:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/?p=4129"},"modified":"2025-11-13T14:22:43","modified_gmt":"2025-11-13T13:22:43","slug":"due-giorni-ad-enna-e-dintorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/due-giorni-ad-enna-e-dintorni\/","title":{"rendered":"Due giorni ad Enna e dintorni"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Fino al 1927 si chiamava Castrojanni e vanta non pochi primati: conosciamoli insieme<\/h4>\n\n\n\n<p>Enna, che fino al 1927 si chiamava Castrojanni, vanta non pochi primati: \u00e8 l\u2019unica provincia della Sicilia che non si affaccia sul mare, \u00e8 il capoluogo di provincia pi\u00f9 alto d&#8217;Italia per via dell&#8217;altitudine del centro abitato che, nella sua parte pi\u00f9 elevata, raggiunge i 970 metri sul livello del mare, \u00e8 il centro geografico esatto della Sicilia indicato con precisione da un obelisco davanti la Chiesa di Santa Maria di Montesalvo. La citt\u00e0 svetta sulla Valle del Dittaino e ha la singolare forma di ferro di cavallo, aveva sin dall\u2019antichit\u00e0 la fama di essere inespugnabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Con i suoi tre secoli di storia ha visto passare i Greci, i Sicani, i Romani, i Bizantini, gli Spagnoli, i Borbone e con le sue chiese, i suoi palazzi, le sue botteghe di artigianato \u00e8 un luogo perfetto per passare due giorni nella bellezza e nella pace. Con la mia piccola guida segnaler\u00f2 le cose pi\u00f9 interessanti e da non perdere ad Enna, con qualche suggerimento sui paesi vicini.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Duomo<\/strong> &#8211; <strong>Piazza Duomo, 1<\/strong><br>Nel 1307 Eleonora d\u2019Angi\u00f2, moglie di Federico III d\u2019Aragona, volle costruire una Chiesa dedicata alla Madonna della Visitazione come voto per la nascita del figlio Pietro. L\u2019edificio sacro inglob\u00f2 sia i resti del Tempio di Proserpina che l\u2019antica cappella di Santa Maria Maiuri, diroccata ed abbandonata. In origine aveva forme gotiche, ma un terribile incendio nel 1446 la distrusse e venne ricostruita. Il crollo della torre campanaria nel 1649 determin\u00f2 lavori di ammodernamento ed un secondo crollo nel 1676 ha dato alla struttura le forme che vediamo oggi. Degni di nota sono il bellissimo soffitto cassettonato ligneo, finemente lavorato, la Cappella dei Marmi nel transetto destro, che presenta una mirabolante decorazione, le colonne monumentali decorate con foglie di acanto e, nascoste, ci sono anche la testa di un moro e una Medusa, simbolo del paganesimo che viene schiacciato dal cristianesimo, alcune tele del pittore di Anversa Guglielmo Borremans.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chiesa di San Michele<\/strong> &#8211; <strong>Via Orfanotrofio, 18<\/strong><br>Con la conquista araba di Enna venne fondata una moschea che risulta almeno dal 1308 trasformata in Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Un primo ampliamento della struttura si ebbe nel XVI secolo, quando la famiglia Leto Grimaldi don\u00f2 terreni e parte del loro palazzo patronale che sorgeva affianco, ma nel 1734 sia la Chiesa che il Monastero Benedettino furono interessate da lavori di riqualifica ad opera dell\u2019architetto Vito Mammana di Regalbuto, che diede l\u2019impronta barocca che le monache ricercavano. Da non perdere all\u2019interno la tela del XVIII secolo con la Sacra Famiglia tra i Santi Gioacchino e Anna, conservata in una monumentale cornice intagliata di legno, il San Michele di Gaspare Bazzano ed il pavimento con volute e girali, datato 1957, commissionato alla Scuola d\u2019Arte Cascio ed eseguito da Giuseppe Marzilla, sostituisce il cotto originario degli Anni \u201870 del 1700, che purtroppo era molto danneggiato dal tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chiesa di Santa Chiara<\/strong> &#8211; <strong>Piazza Colajanni<\/strong><br>Nel 1619 i Gesuiti accettarono la donazione della nobildonna Costanza Rotundo: vennero quindi in possesso di una rendita fissa e di una casa, vicino il convento delle Benedettine ed il Duomo, ed iniziarono i lavori per trasformarlo in Collegio. Il 31 ottobre 1767 essi vennero espulsi dalla citt\u00e0 ed il loro palazzo venne utilizzato come luogo per fare soggiornare i visitatori stranieri fino a quando nel 1779 le Clarisse dei Monasteri di Santa Chiara e della Madonna delle Grazie vennero unificate e presero possesso dell\u2019ex complesso gesuitico, intitolandolo a Santa Chiara. Nel secondo dopoguerra la Chiesa venne trasformata in Sacrario Militare, le cappelle laterali furono murate per ospitare le tombe dei caduti ennesi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Castello di Lombardia<\/strong> &#8211; <strong>Via Lombardia, 24<\/strong><br>Coi suoi 26000 metri quadri \u00e8 uno dei castelli medievali pi\u00f9 grandi d\u2019Italia, insieme a quello di Brescia e di Lucera; deve il suo particolare nome ai soldati lombardi posti a difesa della fortezza in epoca normanna. Nel 1130 il Re Ruggiero II fece costruire il castello dove sorgeva una antica fortezza sicana ed era il tempio di Cerere. Durante il periodo Svevo il castello fu ristrutturato ed ampliato, vennero inserite 20 torri difensive e Federico II, lo Stupor Mundi, era solito passare le estati qui. Con l\u2019avvento dei Borbone inizi\u00f2 un lento declino che lo trasform\u00f2 in prigione. Oggi \u00e8 totalmente musealizzato ed \u00e8 possibile salire sulla Torre dei Pisani, dalla quale si gode un bellissimo panorama di Enna e della vallata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rocca di Cerere<\/strong> &#8211; <strong>Via Nino Savarese<\/strong><br>Per gli appassionati di storia e di mitologia \u00e8 un luogo magico: la rocca \u00e8 ci\u00f2 che rimane di un grande tempio dedicato a Cerere, la dea dei campi e dei raccolti, che era la protettrice di Enna. Seguendo il racconto nel V libro delle Metamorfosi di Ovidio, Proserpina, la bellissima figlia della dea, fu rapita da Plutone mentre raccoglieva fiori di zafferano sul lago di Pergusa. La madre, disperata, vag\u00f2 per le vallate fino a quando non seppe del misfatto e reclam\u00f2 indietro la ragazza. Gli ennesi erano molto devoti alla loro dea, tanto che sappiamo da Cicerone che su questa altura c\u2019era una statua monumentale di Cerere, che il filosofo dice di avere visto con i propri occhi. Dalla vallata partiva poi un sentiero, detto Via Sacra, costellato di piccole cavit\u00e0 scavate nella roccia utilizzate come sacrari che portava sulla rocca dove c\u2019era un altare per i sacrifici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La bottega del restauro di Angelo Scalzo<\/strong> &#8211; <strong>Via Kamuth, 3<\/strong><br>Entrare nella piccola bottega \u00e8 come fare un salto nel 1600: Angelo Scalzo come un ebanista o un intagliatore antico utilizza ancora colle, resine e vernici naturali. Qui possiamo trovare oggetti settecenteschi, quadri e statue che riprendono vita sotto le sue sapienti mani, ritornando allo splendore originario. Ma non \u00e8 tutto, ha ripreso la tradizione delle cassapanche decorate, che produce in edizioni limitate e sono un oggetto non sono dal design incredibilmente moderno, anche se si rifanno alla tradizione siciliana, ma anche un oggetto di lusso per collezionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>DOVE MANGIARE:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al Kenisa Caff\u00e8 Letterario<\/strong> &#8211; <strong>Via Roma, 481<\/strong><br>Questo non \u00e8 solo un locale, ma una esperienza. Infatti potrete cenare all\u2019interno di una Chiesa sconsacrata dedicata ai Santi Pietro e Paolo, sedendo sui divanetti alzando gli occhi troverete stucchi barocchi e chiedete di visitare la cripta al di sotto, ci sono ancora i sedili in pietra degli scolatoi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il mito di Kore<\/strong> &#8211; <strong>Viale Caterina Savoca, 62 &#8211; 68<\/strong><br>A pochi passi dal Castello di Lombardia, il ristorante offre prodotti del territorio come fave, olio, confetture, marmellate, sapientemente messi insieme per creare piatti della tradizione siciliana. Bellissimo anche il panorama dal belvedere di fronte. Nei dintorni di Enna ci sono tantissime realt\u00e0 che meritano una visita: dai borghi ai parchi naturalistici, questo pezzo di Sicilia pu\u00f2 davvero accontentare tutti i gusti. Di seguito qualche suggerimento su cosa vedere senza spostarsi troppo:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Crisa &#8211; La carta a mano<\/strong> &#8211; <strong>Via Galileo Galilei, 19 &#8211; 21<\/strong> &#8211; <strong>Leonforte (EN)<\/strong><br>Pu\u00f2 sembrare strano trovare una cartiera in piena Sicilia, ma essa \u00e8 frutto del sogno di Francesco e Giuseppe Lo Gioco, due fratelli gemelli che hanno deciso di investire nella loro terra d\u2019origine, dopo la formazione a Firenze e Fabriano, operando di fatto una sorta di emigrazione al contrario. Producono carta secondo il metodo fabrianese, dando vita a buste, biglietti, pergamene, segnalibri, stampe e offrono la possibilit\u00e0 di laboratori didattici per avvicinare i bambini a questo mondo. Una curiosit\u00e0: il nome della cartiera riprende quello del dio Creusa, personificazione del fiume Dittaino che proprio nei pressi di Leonforte aveva un tempio a lui dedicato. In citt\u00e0 c\u2019\u00e8 infatti una fontana dal quale i ragazzi sono soliti prendere l\u2019acqua, indispensabile nel processo di creazione della carta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giuliana di Franco Gioielli<\/strong> &#8211; <strong>Via Porta Palermo, 20<\/strong> &#8211; <strong>Leonforte (EN)<\/strong><br>Per Giuliana il gioiello \u00e8 una estensione dell\u2019anima di chi lo indossa: le sue creazioni artigianali sono pensate come un inno alla bellezza delle donne ed alla loro femminilit\u00e0. Il suo brand si contraddistingue per la ricercatezza e la capacit\u00e0 di coniugare le tecniche orafe tradizionali con la sperimentazione moderna. Il suo atelier \u00e8 in un luogo storico, un ex deposito del grano di epoca fascista, che ha rimesso a nuovo e trasformato in un contenitore d\u2019arte che esalta le sue creazioni. Offre anche una esperienza di full immersion: c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di vivere in atelier, a stretto contatto con l\u2019artista in un appartamento annesso alla struttura e di dare vita ad un gioiello personalizzato. Giuliana, con sapienza maieutica, andando a cercare nelle esperienze di vita della persona, riesce a creare un gioiello che \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte e racconta davvero di chi lo indosser\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fratelli D\u2019Angelo &#8211; Caseificio Storico<\/strong> &#8211; <strong>Contrada Dainamare, SS122, snc<\/strong> &#8211; <strong>Valguarnera Caropepe (EN)<\/strong><br>L\u2019azienda agricola dei F.lli D\u2019Angelo fa parte della Cooperativa Oro Rosso di Sicilia: producono e raccolgono i tre fili di colore rosso disposti all\u2019interno del fiore dello zafferano e ne ricavano questa preziosa spezia, che utilizzano per creare un meraviglioso formaggio ma anche un gustosissimo gelato. Qui, dove le pecore pascolano libere sotto la supervisione del pastore maremmano Cassandra, il visitatore potr\u00e0 non solo fare l\u2019esperienza di camminare e nei campi di zafferano, ma prover\u00e0 anche ricotta, primo sale, pane tutto a km 0. Molto attenti anche alle nuove generazioni, organizzano laboratori per bambini di conoscenza del mondo agricolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nysura Distillery<\/strong> &#8211; <strong>Corso Vittorio Emanuele, 231 &#8211; 233<\/strong> &#8211; <strong>Nissoria (EN)<\/strong><br>La microdistilleria di Dario Rinaldi \u00e8 un magico mondo dove lui, quasi come un alchimista, prende erbe, spezie, frutta e ortaggi tipici del territorio e li trasforma in gin sofisticati, ricercati e particolarissimi. La visita parte dal laboratorio dove spiega con precisione tutti i processi che portano alla creazione del liquore, mostrando anche le materie prime tutte di primissima qualit\u00e0. Dario conduce poi nella sala della degustazione dove fa entrare il visitatore nel mondo del gin. Da assaggiare assolutamente quello al cappero, al finocchietto ed al peperoncino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parco Minerario Floristella Grottacalda<\/strong> &#8211; <strong>Contrada Floristella (EN)<\/strong><br>Il parco \u00e8 situato alle porte di Enna, nei pressi del lago Pergusa dove secondo il mito fu rapita Proserpina. \u00c8 una enorme miniera di zolfo, che a partire dalla fine del Settecento fino al secolo scorso hanno fatto la ricchezza di questo luogo. Il proprietario, Agostino Pennisi barone di Floristella, diede vita ad una attivit\u00e0 fiorente e costru\u00ec sulla propriet\u00e0 un enorme palazzo, che oggi \u00e8 un museo che illustra le condizioni di vita dei minatori, spesso disumane, attraverso plastici, ricostruzioni e numerose fotografie d\u2019epoca. Le miniere andarono in crisi negli Anni Trenta del Novecento, ma l\u2019estrazione \u00e8 definitivamente cessata nel 1986. All\u2019interno del grande bosco \u00e8 ancora possibile ritrovare le rovine delle strutture annesse alla miniera: i forni, le case dei minatori e persino i ruderi di una missione dei Gesuiti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"4132\" src=\"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Chiesa-di-San-Michele-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4132\" srcset=\"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Chiesa-di-San-Michele-768x1024.jpg 768w, https:\/\/ecampania.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Chiesa-di-San-Michele-225x300.jpg 225w, https:\/\/ecampania.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Chiesa-di-San-Michele-1152x1536.jpg 1152w, 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