{"id":6278,"date":"2025-11-27T13:35:18","date_gmt":"2025-11-27T12:35:18","guid":{"rendered":"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/?p=6278"},"modified":"2025-11-28T15:54:21","modified_gmt":"2025-11-28T14:54:21","slug":"pompei-il-futuro-dellarcheologia-progetto-di-ricerca-per-la-ricomposizione-di-affreschi-attraverso-un-robot-intelligente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ecampania.it\/magazine\/pompei-il-futuro-dellarcheologia-progetto-di-ricerca-per-la-ricomposizione-di-affreschi-attraverso-un-robot-intelligente\/","title":{"rendered":"Pompei, il futuro dell&#8217;archeologia: progetto di ricerca per la ricomposizione di affreschi attraverso un &#8216;robot intelligente&#8217;"},"content":{"rendered":"\n<p>Volge al termine il progetto di ricerca&nbsp;<strong>RePAIR\u201d,&nbsp;<\/strong>acronimo di<strong>&nbsp;Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage<\/strong>, finanziato dall\u2019Unione Europea, che ha inteso sperimentare la realizzazione di una infrastruttura robotica, guidata dall\u2019intelligenza artificiale e l\u2019uso di algoritmi per la ricomposizione di affreschi diPompei in frammenti, come in un \u201cpuzzle&#8221;. Il prototipo \u00e8 stato validato con prime prove sperimentali sul campo presso il Parco Archeologico di Pompei, dimostrando che la robotica e l\u2019intelligenza artificiale potranno in futuro facilitare il lavoro degli archeologi.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca ha avuto per oggetto due esempi iconici di grandi affreschi del patrimonio culturale mondiale che si trovano in stato frammentario e sono conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei. Si tratta degli affreschi del soffitto di ambienti della&nbsp;<strong>Casa dei Pittori al Lavoro<\/strong>&nbsp;<strong>nell\u2019Insula dei Casti Amanti<\/strong>, danneggiati nel corso della eruzione del 79 d.C. e poi ridotti in frantumi in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e degli affreschi della&nbsp;<strong>Schola Armaturarum<\/strong>,&nbsp;determinati dal crollo dell\u2019edificio nel 2010 e in parte ancora non ricollocati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso sul contesto gi\u00e0 lavoravano a partire dal 2018 un gruppo di esperti di pitture murali dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna, guidato dal professor Michel E. Fuchs, con un programma di studio e di ricomposizione manuale, con cui i ricercatori del progetto RePair hanno avuto confronto.<\/p>\n\n\n\n<p>Partito a settembre 2021, il progetto \u00e8 stato coordinato&nbsp;<strong>dall\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia<\/strong>&nbsp;e ha coinvolto universit\u00e0 e istituti di ricerca in Europa e in Italia, tra cui&nbsp;<strong>l\u2019Istituto Italiano di Tecnologia (IIT<\/strong>) e&nbsp;<strong>il Parco Archeologico di Pompei<\/strong>&nbsp;sede d\u2019eccezione e campo sperimentale di applicazione del progetto.Tra i partner stranierila&nbsp;<strong>Ben-Gurion University of the Negev&nbsp;di Israele, l\u2019Associacao do Instituto Superior Tecnico Para a Investigacao e Desenvolvimento&nbsp;del Portogallo, la Rheinische Friedrich Wilhelms Universitat&nbsp;di Bonn&nbsp;in Germania<\/strong>. Il progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione&nbsp;<strong>Horizon 2020 dell&#8217;Unione Europea<\/strong>, nell&#8217;ambito della Grant agreement n. 964854.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.repairproject.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.repairproject.eu\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDopo quattro anni di lavoro si \u00e8 concluso il progetto europeo RePAIR,&nbsp;una cooperazione internazionale che ha messo insieme mondi apparentemente lontani, le pi\u00f9 avanzate tecniche di intelligenza artificiale e la robotica, con l\u2019archeologia e la preservazione dei beni culturali, patrimonio dell\u2019umanit\u00e0. Ha rappresentato un primo, pionieristico passo verso un traguardo ambizioso: eliminare una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 laboriose e frustranti della ricerca archeologica, consentendo cos\u00ec di convogliare energie e competenze preziose verso attivit\u00e0 pi\u00f9 propriamente scientifiche e creative\u201d\u2014&nbsp;commenta&nbsp;<strong>Marcello Pelillo<\/strong>, Professore all\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia e coordinatore di progetto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019infrastruttura robotica \u00e8 stata posizionata presso&nbsp;<strong>Casina Rustica<\/strong>, edificio demaniale all&#8217;interno del Parco Archeologico di Pompei, ristrutturato e rifunzionalizzato per ospitare le attrezzature tecnologiche necessarie. Mentre&nbsp;<strong>i team di robotica si sono occupati della<\/strong>&nbsp;<strong>progettazione e realizzazione del sistema<\/strong>, gli&nbsp;<strong>esperti in intelligenza artificiale e machine learning hanno<\/strong>&nbsp;<strong>elaborato e definito gli algoritmi<\/strong>&nbsp;per la ricomposizione degli affreschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per potere studiare i reperti e preservarli ulteriormente, il gruppo di ricerca ha realizzato, in seguito alla&nbsp;<strong>digitalizzazione dei frammenti<\/strong>, delle&nbsp;<strong>repliche artificiali<\/strong>, in modo che il sistema robotico potesse manipolare pezzi non autentici nelle fasi di test.&nbsp; \u201cDopo aver acquisito e digitalizzato le immagini dei singoli frammenti il sistema cerca di risolvere il \u201cpuzzle\u201d&nbsp;e la soluzione trovata viene inviata alla piattaforma hardware che, utilizzando due bracci robotici dotati di \u201csoft hand\u201d, colloca automaticamente i frammenti nella posizione desiderata. Si tratta di un puzzle estremamente complesso, formato da centinaia o migliaia di frammenti spesso logorati o gravemente danneggiati, senza conoscere in anticipo quale dovrebbe essere il risultato finale. \u2013 Spiega&nbsp;<strong>il Prof. Pelillo<\/strong>&nbsp;&#8211; Manca, per cos\u00ec dire, l\u2019immagine sulla scatola che possa guidare il lavoro. Inoltre, i pezzi recuperati rappresentano frequentemente solo una porzione dell\u2019opera originaria, rendendo inevitabili ampie o numerose lacune nella ricostruzione. A complicare ulteriormente il processo, vi \u00e8 la difficolt\u00e0 di stabilirne l\u2019effettiva provenienza, poich\u00e9 non di rado i frammenti, pur appartenendo a opere differenti, risultano mescolati tra loro. Per affrontare questo formidabile problema abbiamo impiegato sofisticate tecniche di Intelligenza Artificiale e realizzato un\u2019interfaccia che consente agli archeologi di dialogare con il sistema.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il Futuro dell&#8217;archeologia presuppone un uso eticamente corretto dell&#8217;intelligenza artificiale.\u00c8 una grande sfida &#8211;&nbsp;spiega il direttore del Parco Archeologico,&nbsp;<strong>Gabriel Zuchtriegel<\/strong>&nbsp;&#8211; affrontare la ricomposizione di una immensa mole di frammenti, come ad esempio quelli danneggiati durante i bombardamenti di Pompei nel 1943, e che dovrebbe essere possibile grazie alla forma e alla decorazione singolare di ogni elemento. Ma nessun essere umano ci riuscirebbe da solo. \u00c8 qui che entra in gioco l&#8217;intelligenza artificiale, che ci aiuta ad affrontare la complessit\u00e0 dei materiali archeologici, e che in futuro avr\u00e0 un ruolo centrale nell&#8217;archeologia, se pensiamo anche alle quantit\u00e0 di dati che emergono negli scavi di archeologia preventiva su cantieri in tutta Italia. Ci vogliono, tuttavia, competenze e valori condivisi per utilizzare l&#8217;intelligenza artificiale in modo scientificamente ed eticamente corretto e Pompei sta partecipando a questo sviluppo globale.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;LE ATTIVIT\u00c0 DEI PARTNER. L\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari e gli altri partner europei<\/strong>&nbsp;hanno affrontato lo sviluppo delle tecniche di intelligenza artificiale. Dopo aver acquisito e digitalizzato le immagini dei singoli frammenti, il sistema cerca di risolvere il \u201cpuzzle\u201d e la soluzione trovata viene inviata alla piattaforma hardware che, utilizzando i due bracci robotici, colloca automaticamente i frammenti nella posizione desiderata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Parco Archeologico di Pompei<\/strong>, oltre a essere sede e campo sperimentale di applicazione del progetto, ha contribuito con il trasferimento di know-how nell\u2019ambito delle scienze archeologiche e del restauro e ha contestualmente realizzato un esteso dataset di immagini di affreschi, che costituisce la base di conoscenza dell&#8217;Intelligenza artificiale per il riconoscimento iconografico, elemento utile alla ricomposizione degli affreschi contenuti nei depositi del Parco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)<\/strong>&nbsp;\u00e8 stato autore del prototipo di piattaforma robotica e del sistema di digitalizzazione, con la partecipazione al progetto di quattro gruppi di ricerca che lavorano nei Centri di Genova e Venezia, guidati da Antonio Bicchi, Alessio Del Bue, Arianna Traviglia e Nikolaos Tsagarakis.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA PIATTAFORMA ROBOTICA E IL SISTEMA DI DIGITALIZZAZIONE<\/strong>. Il sistema si compone di due bracci robotici identici, collegati tra loro da un torso munito di sensori di visione, e da due mani dalla struttura cedevole e capaci di una presa delicata. Il sistema \u00e8 installato su un banco da lavoro in alluminio, dotato di una guida lineare lungo cui il robot pu\u00f2 muoversi orizzontalmente, scivolando nelle posizioni pi\u00f9 vicine al frammento da manipolare. Le mani robotiche sono due SoftHand \u2013 mano robotiche cedevoli e facilmente adattabili a diverse forme e oggetti \u2013 presenti in due dimensioni differenti, cos\u00ec da potere manipolare frammenti di diversa taglia. Per gli oggetti pesanti e di grandi dimensioni, inoltre, il sistema pu\u00f2 operare in modo bimanuale, coordinando gli spostamenti delle due mani e garantendo una presa stabile. Al fine di avere una presa stabile e delicata, che non danneggi la superfice degli affreschi, i polpastrelli delle mani robotiche sono stati dotati di cuscinetti morbidi ad alto attrito. A livello del polso, sono state integrate delle telecamere per il riconoscimento degli oggetti e la pianificazione del percorso dell\u2019intero sistema robotico. Il sistema, inoltre, \u00e8 in grado di capire se la presa degli oggetti \u00e8 andata a buon fine o \u00e8 fallita, riposizionandosi per ritentare immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Al fine di aiutare gli archeologi nelle operazioni di classificazione dei reperti, che nel caso specifico degli affreschi pu\u00f2 risultare un lavoro laborioso e lento, i ricercatori dell\u2019IIT hanno realizzato un dispositivo portatile per la scansione 3D, in modo che la digitalizzazione possa essere eseguita sul campo in modo semplice ed economico. Il dispositivo \u00e8 composto da una scatola di illuminazione, un piatto rotante, una telecamera RGB ad alta risoluzione e un sensore di scansione 3D. Grazie a tale dispositivo, il team di ricerca ha potuto acquisire l\u2019immagine digitale di circa 2000 frammenti, raggruppati in 117 gruppi differenti, e caratterizzati da diversi decori identificati dagli archeologi, come per esempio in stucco o erosi. Oltre alla digitalizzazione 3D, il gruppo di ricerca dell\u2019IIT ha anche realizzato un\u2019analisi iperspettrale della pittura muraria. I dati acquisiti possono essere utilizzati per supportare gli algoritmi di Intelligenza Artificiale nella ricostruzione dei \u201cpuzzle\u201d dei frammenti, per facilitare l\u2019assemblaggio dei pezzi. L\u2019approccio iperspettrale permette infatti di identificare i pigmenti utilizzati, fornendo informazioni aggiuntive e dettagliate anche su caratteristiche non pi\u00f9 visibili a occhio nudo, contribuendo cos\u00ec a una migliore comprensione della decorazione originaria. Per potere studiare i reperti e preservarli ulteriormente, il gruppo di ricerca ha realizzato, in seguito alla digitalizzazione dei frammenti, delle repliche artificiali, in modo che il sistema robotico potesse manipolare pezzi non autentici nelle fasi di test.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Volge al termine il progetto di ricerca&nbsp;RePAIR\u201d,&nbsp;acronimo di&nbsp;Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage, finanziato dall\u2019Unione Europea, che ha inteso sperimentare la realizzazione di una infrastruttura robotica, guidata dall\u2019intelligenza artificiale e l\u2019uso di algoritmi per la ricomposizione di affreschi diPompei in frammenti, come in un \u201cpuzzle&#8221;. 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