Il libro, Giulio Perrone editore, è finalista anche al premio letterario Nabokov 2025
«Giuliana Vitali “rischia grosso”, mettendo insieme tradizione letteraria alta e immaginario dei ragazzi nati dopo il 2000», osserva il critico letterario Marco Debenedetti nella motivazione inserita nella proposta al Premio Strega 2026, giunto all’80esima edizione.
Nata nell’acqua sporca- la trama
Nata nell’acqua sporca (Giulio Perrone Editore), opera d’esordio di Giuliana Vitali, è un viaggio tra ricerca e smarrimento. Il libro (con la prefazione di Silvio Perrella) racconta la storia di Sara, una giovane donna cresciuta ai margini con un padre imprenditore assente ed emigrato in Albania e una mamma giornalista troppo distante emotivamente. La vicenda è ambientata in una Napoli notturna, cupa, popolata dagli esclusi, una città che nel libro supera i confini geografici per farsi spazio universale: luogo simbolico di contraddizioni, ferite e resistenza, specchio di un disagio che parla a molte realtà contemporanee.
“Mi considero fortunata di essere tra le proposte del Premio Strega, e lo vivo con gratitudine e molta cautela. La fortuna, però, non basta: ogni libro deve guadagnarsi il proprio spazio. Poi, come sempre, sarà il tempo a fare selezione. I premi hanno un loro valore ma i libri, i romanzi – quando trovano radici vere – crescono e si muovono con la lentezza che la letteratura richiede. – commenta la Vitali – Credo anche che la letteratura, per essere tale, debba essere necessaria: deve saper costringere a sentire e lasciare traccia. Nata nell’acqua sporca nasce da qui, dal tentativo di essere un urto, di portare il lettore davanti a una realtà che troppo spesso scegliamo di non guardare. Ho provato a raccontare la precarietà del nostro tempo: quella che attraversa i corpi, le relazioni, l’identità e rende fragile perfino l’idea di futuro”.
Identità, dipendenza, sopravvivenza emotiva ma anche tematiche a tutt’oggi considerate tabù come la tossicodipendenza e l’aborto sono al centro del romanzo. Come scrive il saggista e giornalista Filippo La Porta sul mensile Left: «Il romanzo racconta questa fuga, uno smarrimento che forse troverà uno scioglimento. L’autrice per attraversare l’inferno ha avuto bisogno – come Manzoni con Lucia – di una Alice che torna a casa senza essere contaminata dall’orrore, e senza perdere del tutto la fiducia nella vita». Ancora, come scrive in una lettera alla Vitali, la scrittrice Simona Baldelli su Il Quotidiano Nazionale: «Il linguaggio che hai usato, specialmente nei dialoghi, non ha nulla di artefatto». “Nata nell’acqua sporca” oltre la candidatura al Premio Strega 2026 è anche finalista al Premio Nabokov, candidato tra i primi 15 libri del Premio Fiesole e finalista al Premio Scarpetta.










