Il mito di Partenope rivive nella Casina Vanvitelliana
Fino al 1° aprile, la Casina Vanvitelliana a Bacoli, sarà lo scenario suggestivo della mostra “L’Incanto delle Sirene” dell’artista campana Cinzia Bevilacqua. Un’immersione artistica tra miti e leggende dei Campi Flegrei, dove terra, acqua, fuoco ed aria diventano i protagonisti assoluti.
La mostra, che si estende sui due piani del Real Casino Borbonico, ruota attorno al mito di Partenope, figura simbolo della storia di Napoli. Un mito che, tra cinema e letteratura — come nel recente Partenope (2024) di Paolo Sorrentino — non smette di essere attuale, trovando oggi una nuova forma d’espressione attraverso la pittura di Bevilacqua. A guidarci nell’immaginario della mostra è stato il dialogo con la sua creatrice, Cinzia Bevilacqua, classe 1964. Alle spalle una formazione da autodidatta, dettata dalla passione per la pittura ed il disegno.
Quanto il territorio plasma il suo immaginario artistico?
«Alla base di tutte le mie mostre c’è sempre la terra del fuoco, Phlegraios, la terra ardente e con essa i vulcani. Anche il mare è da sempre fonte di ispirazione per me: non riesco a staccarmene» confida l’artista. Non a caso, proprio in una delle tele più imponenti della sala, figura la nascita della città di Bacoli, che sorge dal mare per mano di una sinuosa sirena. Ed è proprio a questa città, riferisce Bevilacqua, che è dedicata l’intera mostra. L’esposizione prosegue con numerose opere in cui gli eroi della mitologia omerica si reincarnano su tela, attraverso raffigurazioni che l’artista stessa definisce «una celebrazione alla storia di questa terra, che da sempre sento essere casa».
Che cosa rappresenta per lei l’incanto nell’arte?
«La sindrome di Stendhal: quella vertigine che si prova nel contemplare le forme dell’arte» risponde di getto. «Spesso mi è capitato, e vorrei che capitasse anche a chi osserva i miei quadri, di incantarmi davanti ad un’opera d’arte», conclude Bevilacqua.
E non è forse proprio qui che risiede il vero incanto? Non nel mito stesso, ma nella sua capacità di tornare a far parlare di sé, secoli e secoli dopo, negli stessi luoghi che l’hanno visto nascere.
a cura di Gaia De Gregori









