Nelle antiche cucine del Palazzo seicentesco si “ripara” la storia.
Cosa sono “gli uffici di bocca” del Palazzo Reale di Napoli? Sono le antiche cucine di questa straordinaria residenza che, dal’600 ad oggi, continua a stupirci con la sua bellezza, le sue collezioni ed i suoi luoghi segreti. Dal 2001, tra laterizi e pavimenti originali in pietra lavica e ceramiche Giustiniani, questo luogo ospita i depositi ed un laboratorio di restauro che, dopo complesse riqualificazioni nel 2014, dal 2022 è stato finalmente aperto al pubblico in occasione delle giornate del patrimonio. E sono, di fatti, questi laboratori, un patrimonio ritrovato, uno scrigno “polveroso” che si apre davanti agli occhi del visitatore, con tavoli ricoperti, in primis, di orologi (circa 70 quelli esposti e in deposito) tra cui un prestigioso “orologio a occhio di bue”, in stile tardo impero, pronto per una sua collocazione nelle stanze del Palazzo Reale.
Questo luogo è un “dietro le quinte” affascinante che, attraverso oggetti e strumenti di restauro e pulitura, ci rimanda alla storia del palazzo che fu vicereale, francese, borbonico e dei Savoia. La mano di tutti si distingue ovunque soprattutto dove, tra utilissime “griglie scorrevoli”, ci sono centinaia di quadri in attesa di interventi di restauro tra rulli in polistirolo, tavola calda, solventi, tecniche di cerottatura e tamponatura. In una di queste sale con pareti in laterizio e antiche fornaci, è in bella mostra un “Don Chisciotte contro i mulini a vento” di Giuseppe Bonito, realizzato, tra le altre tele già collocate nelle sale del Palazzo Reale, come cartone preparatorio per una importante serie di arazzi della Real Fabbrica di Napoli.
Non solo Giuseppe Bonito ma anche il pittore Salvatore Fergola con sue splendide vedute di Napoli e dei Campi Flegrei. È depositata qui anche una rarissima veduta di Palermo nell’orto di Boccadifalco con tanto di sovrani in relax sotto ad un piccolo pergolato. Fergola, allievo di Hackert, fu un paesaggista al servizio di S.M. Francesco I di Borbone ed è considerato un “reporter d’eccezione” della Napoli nella prima metà dell’Ottocento. Ma, tra le opere di Fergola, Bonito, Carracci, delicate Madonne cinquecentesche, ritratti dei sovrani Savoia in splendide cornici lignee con stemma sabaudo, spunta, in questi depositi, anche un rarissimo quadro di Eugenio Viti.Viti fu un grande pittore degli inizi del ‘900 la cui tecnica si distingue per i forti tocchi coloristici che fanno pensare al movimento dei Fauves. L’opera nei depositi fu acquistata dai Savoia e rappresenta una figura nuda immersa in uno spazio verde “macchiato” da foglie, vasi e frutti. Al di sotto si scorgono invece i due ritratti di Re Ferdinando di Borbone e Maria Carolina d’Austria: sguardo vispo lui, ceruleo lei. Sembrano custodi eterni di questi luoghi “segreti” dove, tra l’acre odore dei solventi, si respira la nostra straordinaria storia!










