Uno spaccato della Napoli del Settecento alla corte di Re Carlo III di Borbone
Napoli è il presepe e il presepe è Napoli …questa è la frase che meglio esprime cosa sia la rappresentazione della natività in questa città. E stavolta il presepe è sceso sotto terra. Non chiese, non piazze, non chiostri, non palazzi reali ma sotto terra in uno di quei lunghi nascosti nel tufo dove ci sono cunicoli sotterranei e antichi acquedotti diventati “ricoveri” durante la seconda guerra mondiale. Ha battuto ogni record questo “presepe cortese”. Così si chiama quello esposto “sotto” la Chiesa della Pietrasanta in via Tribunali, perché è la perfetta rappresentazione della Napoli settecentesca alla corte di Re Carlo III di Borbone! Quest’anno è toccato al Lapis Museum ospitarlo dopo la fortunata esposizione, qualche anno fa, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con le sue installazioni multimediali e scarabattoli di prestigio.
Re Carlo amava particolarmente “El arte belenista” e si sa che realizzava personalmente statuine in terracotta durante “le ore più sfaccendate della sua giornata”! Di ritorno a Madrid, nel 1759, introdusse li tutto ciò che aveva appreso a Napoli et voilà, ecco spiegato l’altro legame indissolubile che unisce “Napoles a la capital de Espana”! 160 sono i pezzi del ‘700 provenienti da collezioni private e messi insieme, a celebrare tra “miseria e nobiltà”, “sacro e profano”, la nascita di Cristo nuova luce nel mondo! In esposizione è possibile vedere anche un rarissimo pezzo, il Bambino Gesù di Giuseppe Sanmartino, lo scultore del famoso Cristo velato della Cappella Sansevero. Eh sì, ce lo dimentichiamo, ma il Sanmartino era un “figuraro” napoletano (artigiano dei pastori), che aveva probabilmente la sua bottega in quel “vico figurari” dove è oggi la famosa via dei presepi a Napoli: San Gregorio Armeno. La terracotta era la sua materia plasmabile e viva e qui, il suo “ninno bello” è in compagnia di altri capolavori come un nobile orientale con cane di Matteo Bottigliero e un oste rugoso e arcigno di Nicola Somma. Del resto, con quel piglio crudele, l’oste rappresenta “il male” per eccellenza (e immancabile!) per aver negato ospitalità a San Giuseppe e alla Madonna. Il presepe è pieno di personaggi e simboli ma, aldilà di tutto questo, è quella definizione minuziosa, alla “fiamminga”, di ogni particolare a lasciare l’osservatore, come sempre, “boca abierta”. Ogni abito è un gioiello fatto di sete, broccati, fili d’oro e d’argento, e il mondo orientale tra magi, turbanti e animali esotici, si fonde mirabilmente con la vita faticosa di contadini e venditori ambulanti in un frastuono rumoroso di gente “parlante e gesticolante”. Un’arca di Noè umana che si acquieta solo nel sonno profondo del pastore dormiente Benino. Lui dorme. Sotto una pagliarella, dorme. Dorme e nun vó sape’ niente! Isolato ed estraneo a quel chiasso nonostante il rumore di persone, musici, carri, pecore, tacchini, cavalli e scimmie! E ci viene un dubbio. Dorme perché sceglie di non vedere (libero arbitrio) o quello che vediamo noi è il suo stesso sogno? Anche questi, simboli, interpretazioni, tradizioni, fascino e suggestione tra “mille culure”…ma infondo il presepe anche “se è tutto nu suonno…’o sape tutto ‘o munno ma nun sanno ‘a verità”!










