A Torre Annunziata la bellezza riemerge dalla cenere. Una rampa di scale segna il confine tra la città di oggi e il mondo sepolto di ieri. Bastano pochi passi per trovarsi davanti ai tesori della Villa di Poppea. Da un muro antico si scorge un affresco a fondo rosso dall’intensità sorprendente, come se il tempo non lo avesse mai sfiorato.
È questo l’ultimo tassello del nuovo scavo aperto al pubblico questa mattina. Un momento atteso, che restituisce centralità a una delle domus più importanti dell’area vesuviana, troppo a lungo rimasta ai margini dei grandi flussi turistici. “Mi aspetto di vedere tanti ragazzi in questo sito archeologico”, ha dichiarato l’architetta Arianna Spinosa, responsabile del sito e direttrice dei lavori. “È fondamentale che le scuole abbiano un ruolo attivo, affinché siano proprio i cittadini del territorio i primi estimatori di questo luogo”. Un appello che mira a rafforzare il legame tra la comunità oplontina e un patrimonio ancora in parte nascosto sotto via Sepolcri.
Spinosa non ha esitato a definire l’apertura del nuovo scavo “un momento epico per Oplontis”. Un possibile volano di rilancio capace di restituire visibilità alla villa dopo il calo registrato nel 2025, con circa duemila ingressi in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che fotografa una marginalità che stona con la straordinarietà della domus.Eppure il sito continua ancora a sorprendere. Dallo scavo sono emerse nuove decorazioni: una pavonessa integra, speculare all’esemplare maschile trovato sulla porzione meridionale della stessa parete, e frammenti pittorici raffiguranti una maschera riconducibile a un personaggio della commedia Atellana. Elemento che si distingue dagli altri presenti nello stesso ambiente, ma attribuibili invece alla Tragedia.
Ad affiancare Spinosa nel progetto di scavo e restauro, il funzionario Giuseppe Scarpati e l’archeologa Elena Gravina, impegnati a illustrare le fasi in atto sugli affreschi del Salone della Maschera e del Pavone. Si tratta di uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile, dove la qualità pittorica riaffiora tra il blu egizio e il rosso cinabro, restituendo la misura del prestigio di chi commissionava le opere.Il progetto guarda oltre il singolo cantiere. È infatti in corso la progettazione di un collegamento con lo Spolettificio, destinato a diventare il futuro polo museale della città. Le visite guidate all’interno dell’area di scavo, in programma ogni giovedì del mese per un massimo di dieci persone, consentiranno al pubblico di osservare da vicino il lavoro e, soprattutto, di comprendere l’origine e l’evoluzione.
Un’operazione che potrebbe fare da traino allo sviluppo culturale e turistico di Torre Annunziata, ma che ha comportato scelte complesse. La chiusura di via Sepolcri appare infatti una conseguenza quasi inevitabile. Spinosa non ha lasciato spazio a equivoci. “È difficile immaginare una riapertura della strada. Comprendiamo il disagio dei residenti, ma la tutela del sito impone decisioni nette. Tra le opzioni al vaglio c’è quella di creare un affaccio diretto sullo scavo, capace di restituire continuità visiva e simbolica tra la città contemporanea e il suo passato sepolto”.









