Un grido d’aiuto nascosto in un’atto di ribellione politica
Un monologo profondo che nasconde la fragilità dell’essere umano: il nuovo lavoro di Francesco Maria Siani, in scena per la prima volta al Piccolo Teatro del Giullare a Salerno (via Incagliati, 2) sabato 21 febbraio, alle ore 20.30. “Bro”, è il titolo, ma anche il nome dell’ipotetico interlocutore. Il testo liberamente tratto da “La notte poco prima della foresta” di B. M. Koltès.
Francesco Maria Siani poggia questo testo su nove pilastri tematici: la solitudine radicale, l’amore come salvezza e come perdita, le identità marginali, la violenza sociale, la radicalizzazione della rabbia, la seduzione del populismo, l’indifferenza collettiva, l’ambiguità tra vittima e carnefice, la ricerca di una luce alternativa. E lo fa parlando al presente, usando una lingua sporca, nervosa, a tratti febbrile. Francesco Maria Siani mette lo spettatore davanti a una scelta che risuona come una responsabilità: restare ad ascoltare o andarsene come tutti gli altri. Funzionali a questo monologo, che a tratti diventa un dialogo con la platea, sono le scelte del regista Aniello Mallardo. In scena, Antonio Stoccuto. Aiuto regia e musiche originali, Mario Autore; consulenza scenografica, Sissi Farina; disegno luci, Virna Prescenzo; realizzazione elementi scenici, Giancarlo Minniti; organizzazione e amministrazione, Teatricomio Prodart.
Sotto una pioggia che non bagna l’asfalto ma satura i pensieri, un uomo si muove nel vuoto di una strada che è, prima di tutto, un labirinto mentale. Ispirato a La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès, Bro è un’invettiva rabbiosa e viscerale che trasforma il grido d’aiuto in un atto di ribellione politica.
Il testo attraversa diversi livelli di esclusione. La città viene divisa in due da un fiume. L’acqua si presta alla narrazione, torna quando c’è bisogno di separare i buoni dai cattivi: chi sta “dall’altra parte del fiume” (il luna park, le luci, l’illusione) e chi resta nella zona buia, degradata. È una metafora potente della frattura sociale. E poi c’è l’amore che Francesco Maria Siani descrive come qualcosa che non ha genere, non ha identità fissa, non ha confini. Gli undici quadri si legano gli uni agli altri senza mai perdere il tema centrale, l’abbandono che è ferita originaria. Non c’è rassegnazione tra le pagine del copione. Uno dei temi più forti è la trasformazione del dolore in furia senza far passare sottotraccia quanto possa essere facile, quando si è fragili, essere catturati da suprematiste, “forze nuove”. Il protagonista oscilla continuamente tra desiderio di protezione e di vendetta, bisogno d’amore e pulsione distruttiva.
Si replica domenica 22 febbraio, alle ore 19; il 6 marzo, il 7 marzo e l’8 marzo.
Per Info e prenotazioni 334 7686331.










