Un progetto per ridurre la sedentarietà ed ogni forma di esclusione
Lo sport come diritto accessibile a tutti: il nuovo progetto promosso dai volontari del movimento ‘Generazione Atellane’, con l’obiettivo di contrastare la sedentarietà, l’uso eccessivo dei dispositivi digitali e, soprattutto, ogni forma di esclusione economica e sociale legata alla pratica sportiva. L’iniziativa nasce per affermare un principio semplice ma fondamentale: lo sport deve essere un diritto accessibile a tutti.
«Non possiamo accettare che lo sport diventi un privilegio – dichiara il presidente Aniello Di Santillo – Oggi troppe persone restano escluse per motivi economici, per difficoltà personali o per mancanza di opportunità adeguate. Con “Più Sport Senza Barriere” vogliamo abbattere ogni ostacolo e restituire dignità e possibilità a chi spesso viene lasciato ai margini».
Il progetto offrirà allenamenti completamente gratuiti, aperti a giovani, adulti e famiglie, con particolare attenzione alle persone con disabilità e a chi vive condizioni di difficoltà economica.
«Abbattere le barriere significa agire concretamente – prosegue Di Santillo – Vogliamo contrastare quei fenomeni che tendono ad escludere, a far sentire qualcuno inadatto o fuori posto. Lo sport è inclusione, è rispetto, è crescita. Nessuno deve rinunciare alla propria salute perché non può permetterselo».
Al fianco del presidente ci sarà il personal trainer Domenico Marino, che guiderà il percorso con professionalità e sensibilità.
«Ho scelto di far parte di questo progetto perché credo nello sport come strumento di integrazione – afferma Domenico Marino – Ogni persona ha potenzialità straordinarie e il nostro compito sarà valorizzarle. Gli allenamenti saranno adattati alle esigenze di ciascuno, con percorsi personalizzati che tengano conto delle diverse capacità e condizioni fisiche. Qui nessuno sarà giudicato, ma accompagnato in un percorso di crescita».
Le attività si svolgeranno in spazi aperti e ambienti dedicati, in un clima sicuro, motivante e inclusivo, con l’obiettivo di creare una comunità attiva e solidale.
«Più sport significa più salute, ma anche più uguaglianza e più coesione sociale – conclude Di Santillo – Vogliamo costruire una comunità che non esclude, ma accoglie. Una comunità che cresce insieme, senza barriere».










