Otto giorni di documentari, incontri e laboratori
Cinema, natura e comunità sul Monte Faito: otto giorni di incontri e visioni dal mondo a 1200 metri d’altitudine. In un mondo che ci isola sempre di più, siamo ancora capaci di fare comunità? È l’interrogativo che si pone la diciannovesima edizione del Faito Doc Festival che si terrà dal 18 al 26 luglio.
Per otto giorni, il Monte Faito si fa laboratorio a cielo aperto, e il cinema diventa il filo che tiene insieme sguardi, lingue, storie. Oltre 50 film da più di 20 Paesi, registi internazionali, laboratori, mostre e musica: non una risposta, ma una possibilità.
Fondato nel 2007 da Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro – torna sul monte che guarda il golfo con un tema che è insieme un titolo e una ferita aperta: comunità. In un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni, disinformazione e isolamento, il documentario si rivela il linguaggio più libero per attraversare i confini – geografici, culturali, sociali – e restituirci esperienze umane lontane, senza filtri.
La competizione internazionale dei lungometraggi è un viaggio nelle fragilità e nelle resistenze del presente, tra i film che raccontano il mondo ci sono “Rashid, l’enfant de Sinjar” di Jasna Krajinovic che segue lo sguardo di un giovane yazida sopravvissuto all’ISIS, sospeso tra la voglia di fuggire e il peso di restare. Con “Dans Leur Monde“, Isabelle Rey si addentra nel territorio dolce e fragile dell’anzianità e della memoria.
“L’Ancre“, Jen Debauche – attraverso gli occhi magnetici di Charlotte Rampling – ci porta dentro una comunità di cura dove la fragilità psichica viene accolta e i legami diventano un’ancora contro l’abisso della solitudine. Dal Senegal, Mamadou Khouma Gueye firma “Liti Liti“: un racconto intimo e politico sul legame con sua madre e sulla scomparsa del loro quartiere a Dakar – dove sviluppo urbano e giustizia sociale si scontrano con il diritto alla memoria collettiva.
Accanto ai lungometraggi, la competizione internazionale dei cortometraggi allarga la visione su migrazioni, diritti umani e resistenza, con opere provenienti da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina.
Titoli come “Pour Cristiany Fernandes“, “À Vol d’Oiseau“, O “Rio de Janeiro Fica Lindo” e “Al Basateen” intrecciano storie intime e narrazioni universali, chiedendoci: come abitiamo il mondo? E come impariamo a stare insieme?
Il Festival riserva uno spazio speciale anche al cinema del reale del nostro Paese. Fra I titoli, in “Tempo di Attesa”, Claudia Brignone racconta la maternità come un passaggio che nessuna dovrebbe attraversare da sola – un promemoria tenero e necessario.
Con “Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza“, Erika Rossi trasforma il teatro in uno spazio di emancipazione: un luogo dove normalità e diversità si incontrano, si scontrano, restituendo dignità a ciò che la società chiama “errore”. In “Napoli Felix“, Alessia Maturi e Maria Reitano raccontano come Felice Pignataro e sua moglie, da anni, hanno trasformato la periferia partenopea in un cantiere di resistenza pacifica, culturale e civile. Un’idea di comunità come pratica quotidiana di cura e riscatto – perché fare rete è un atto politico, prima ancora che poetico.
E se la resistenza ha bisogno di gioia, allora la Murga di Napoli farà tremare il Monte Faito con il suo ritmo travolgente. La tradizione carnevalesca sudamericana – nata come voce di strada, come grido collettivo – diventa qui danza, colore, partecipazione. Un corteo di corpi e tamburi che salirà tra gli alberi del monte, invitando il pubblico in una comunità danzante.
Circa la metà delle proiezioni sarà accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti, offrendo occasioni dirette di dialogo e confronto.
Cuore della formazione sarà il V Pitching Faito Doc – “Ali per la Creazione”, realizzato con SABAM, SCAM e ZaLab, con il patrocinio della SIAE. Sei autori e autrici selezionati svilupperanno i propri progetti accompagnati da professionisti del settore: più che una presentazione, una vera residenza di scrittura e sviluppo, fondata sul dialogo tra emergenti e affermati. La presenza di ZaLab rafforza la vocazione del Festival come luogo di ricerca e crescita per le nuove generazioni di cineasti.
Torna anche Docs for Kids, la rassegna dedicata a bambini e famiglie con il cinema muto in musica. Particolarmente significativa è la collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, coinvolto come sempre in una giuria ma anche nella realizzazione della scenografia “Una Comunità in Cartapesta” – laboratorio curato da Anna Pallotta che intreccia creatività, inclusione e partecipazione.
A valutare le opere, cinque giurie che riflettono lo spirito partecipativo del Festival: la Giuria Internazionale dei Magnifici (professionisti del cinema da diversi Paesi), la Giuria Internazionale Giovani, e tre giurie popolari che coinvolgono i residenti de Il Camino, i partecipanti del Faito Doc Camp e i giovani dell’Associazione Il Melograno APS – Circolo Legambiente Penisola Sorrentina per la Competizione Nazionale. Un sistema che incarna il tema della Comunità attraverso il dialogo tra esperienze, generazioni e sensibilità.
Numerosi registi e protagonisti accompagneranno le proiezioni e li operatori del settore potranno partecipare a un incontro professionale con Noël Magis, direttore di screen.brussels, dedicato alle opportunità di sviluppo e sostegno internazionale per il cinema documentario.
Il Festival propone inoltre un ricco percorso espositivo: le fotografie di Salvatore De Stefano dedicate al laboratorio di cartapesta al Centro Il Camino; i reportage di Thérèse Di Campo sulle comunità del Marocco e del Congo; quelli di Alessia Capasso sul Montenegro. Tra gli artisti, Franco Massa, pittore autodidatta di Moiano che reinventa i grandi maestri inserendo nei loro dipinti i volti del suo paese – un originale racconto visivo della memoria e della comunità. E ancora: le opere dell’artista belga Sophie Veys, del disegnatore messicano Max Hermosillo, mostre di grafica, writing e street art con Dom Cuomo e l’artista peruviana Nayla Martinez.
Il cuore del Festival sarà sempre la Casa del Cinema, un chapiteau immerso nel bosco che ospita proiezioni e incontri. Attorno, il Faito Doc Camp – spazio di accoglienza e partecipazione realizzato con l’associazione Gli Amici della Filangieri – dove spettatori, artisti, studenti e volontari condividono per una settimana esperienze artistiche, pratiche di yoga e meditazione con Annamaria De Gennaro e Bernard Stevens, idee e nuove visioni.
Le passeggiate naturalistiche tornano nel programma, così come concerti e performance. Il festival si concluderà con una camminata dal Monte Faito a Pimonte, dove il pubblico potrà assaporare le specialità culinarie locali e ascoltare un concerto con musicisti pimontesi.
Tra gli incontri con le associazioni: SOS Mediterraneo, lo Spartak di Napoli, Oltre il Guscio, e “Una e centomila” che lotta contro il femminicidio. Ogni film diventa così un’occasione per interrogarsi e giungere a una riflessione condivisa.
Per otto giorni il Monte Faito diventerà così un laboratorio a cielo aperto dove cinema, arte, natura e relazioni umane dialogano continuamente. Più che un festival, il Faito Doc è una comunità temporanea che ogni estate si ritrova sulla montagna per guardare il mondo con occhi diversi. Un luogo dove il cinema non è soltanto spettacolo, ma occasione di incontro, ascolto e trasformazione.









