A Massa Lubrense il confronto sul marchio High Quality Whale-Watching®, tra formazione degli operatori e tutela della biodiversità
Come conciliare le escursioni per osservare balene e delfini con la protezione del mare? A Massa Lubrense, nella sede dell’Area marina protetta Punta Campanella, parchi e aree marine protette italiane si sono confrontati su formazione, standard di qualità e buone pratiche per gli operatori. Al centro dell’incontro, svolto in presenza e online, il marchio High Quality Whale-Watching® e un percorso dedicato agli enti che gestiscono i siti protetti.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione CIMA e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, punta a rafforzare la collaborazione tra attività turistiche, istituzioni e tutela della biodiversità. Il percorso avviato a Punta Campanella prevede ulteriori appuntamenti in altri siti protetti.
Più operatori in mare, il ruolo della formazione
Per Punta Campanella il tema si lega alla crescita delle attività commerciali in mare. Il direttore dell’area marina protetta, Pierluigi Capone, sottolinea che l’aumento degli operatori registrato negli ultimi anni rende fondamentali la preparazione professionale e il rispetto dei codici di buona condotta.
Secondo Capone, una maggiore pressione delle attività umane nell’area richiede un dialogo più stretto con chi organizza e svolge le escursioni, per conciliare il turismo con la conservazione della biodiversità. Il direttore annuncia per i prossimi mesi un confronto con tutti i portatori di interesse del territorio, con l’obiettivo di coinvolgerli direttamente nella tutela del mare.
Non si parte da zero: negli anni scorsi l’AMP ha già realizzato attività di sensibilizzazione e formazione rivolte agli operatori del turismo nautico attraverso il progetto europeo Life Delfi, affrontando anche i comportamenti da adottare quando si incontrano cetacei.
Un marchio per condividere qualità e buone pratiche
High Quality Whale-Watching® è un marchio riconosciuto a livello internazionale e gestito in Italia dalla Fondazione CIMA, Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale. L’incontro ha offerto agli enti gestori l’occasione di approfondire gli standard e le pratiche adottate dagli operatori della rete, impegnati nelle attività di osservazione di cetacei e altri animali selvatici in mare.
Al confronto hanno partecipato rappresentanti del MASE, di ACCOBAMS, l’accordo internazionale per la protezione dei cetacei e dei loro habitat nel Mar Nero, nel Mediterraneo e nell’area atlantica adiacente, e dell’Accordo Pelagos, che unisce Francia, Italia e Principato di Monaco per il Santuario dei mammiferi marini.
Aurélie Moulins, responsabile del progetto per Fondazione CIMA, attribuisce al sostegno delle istituzioni un ruolo decisivo: l’obiettivo è fare degli operatori qualificati una rete capace di scambiare esperienze e condividere criteri di qualità. Per Moulins, l’impegno del ministero e degli enti gestori può rendere stabile il dialogo tra chi lavora quotidianamente in mare e chi ha il compito di proteggerlo, favorendo un turismo marino più responsabile e sostenibile.
Gli avvistamenti tra le due costiere
Nelle acque tra la penisola sorrentina e la costiera amalfitana vengono avvistati spesso balene, delfini e capodogli. Le escursioni dedicate alla loro osservazione possono rappresentare un’opportunità per la Blue economy e per un turismo orientato alla conoscenza della biodiversità.
Il percorso formativo mette al centro proprio questa possibilità: accompagnare l’interesse per gli animali marini con competenze e comportamenti adeguati, costruendo una collaborazione tra operatori ed enti di tutela che prosegua anche oltre il singolo incontro.










