La mostra che rielabora il passato in chiave moderna
Il tessuto come custode di storie e simbolo di unione. È il concetto alla base della mostra “Tessere e Connettere: un dialogo artistico tra le sete di San Leucio e i nodi millenari degli Inca”, che sarà inaugurata sabato 11 aprile al Museo della Moda di Napoli – Fondazione Mondragone.
L’esposizione, curata da Cynthia Penna con la collaborazione di Gabriella Esposito, pone l’accento sul tessuto visto non solo come materia, ma come linguaggio. Inserita nel progetto “Recupero dei vecchi mestieri”, uno dei principali filoni di attività del Museo, la mostra testimonia il recupero delle antiche arti manuali da parte di donne di diverse provenienze.
Il fulcro narrativo dell’esposizione risiede in una straordinaria connessione storica e simbolica: al centro della scena vi è l’opera di Jorge Eielson, artista peruviano che ha fatto dei quipus, gli antichi nodi comunicativi degli Inca, un proprio alfabeto creativo. Questo percorso si intreccia con la figura del principe di Sansevero, il primo in Europa a decodificare il linguaggio dei nodi precolombiani. Due menti visionarie, distanti nei secoli ma unite dalla stessa fascinazione per la comunicazione non verbale e la simbologia tattile.
Attraverso le opere di dodici artisti internazionali, il tessuto smette di essere merce legata all’abbigliamento per trasformarsi in uno strumento di indagine interiore: le sete di San Leucio, rielaborate in chiave moderna, celebrano l’eredità manifatturiera campana come esempio di perfezione ed equilibrio. Cuciture, ricami e rammendi diventano metafore della costruzione dell’identità, in cui ogni filo rappresenta un frammento di storia collettiva.
In questa cornice, la città di Napoli riafferma il suo ruolo storico di perno tra le civiltà. La mostra mette in luce come la tessitura sia, per sua stessa natura, un atto di accoglienza: un coordinamento armonico di elementi diversi che, intrecciandosi, creano una struttura solida e carica di significato.
“Tessere e Connettere è un invito a riscoprire il valore autentico del fare — spiega la presidente del Museo della Moda di Napoli, Maria d’Elia — a riconoscere la dignità del lavoro artigianale e a promuovere una cultura che sappia intrecciare radici e visioni contemporanee. Abbiamo voluto questa mostra perché si inserisce in un più ampio percorso di formazione finalizzato a creare concrete opportunità lavorative nel mondo dell’alta moda e dell’artigianato tessile, valorizzando al contempo saperi e competenze della tradizione del made in Campania e del made in Italy”.
L’iniziativa gode dei patrocini del Consolato Usa di Napoli, del Centro Studi Jorge Eielson di Firenze e dell’Archivio Jorge Eielson di Saronno.










