Da San Marzano sul Sarno, con la firma di Faiella Pastrychef, parte il viaggio nel nuovo tiramisù d’autore celebrato il 21 marzo
È il dessert italiano più amato al mondo, un simbolo di convivialità e di quel “vivere all’italiana” che unisce festa, energia e memoria. Il tiramisù, protagonista indiscusso delle tavole domestiche e della ristorazione, torna al centro dell’attenzione con il Tiramisù Day, celebrato ogni 21 marzo, data scelta non a caso perché coincide con l’inizio della primavera, stagione di luce, vitalità e rinascita. Un parallelismo naturale per un dolce che, secondo alcune interpretazioni, sarebbe nato proprio per “tirare su” corpo e spirito grazie alla sua combinazione di uova, mascarpone, savoiardi, zucchero e caffè. Le sue origini restano oggetto di dibattito: il Veneto, in particolare Treviso, lo lega allo sbatudin, una crema povera ma nutriente destinata a bambini e convalescenti; il Piemonte richiama una ricetta amata dal conte di Cavour, ritenuta ideale per sostenerlo durante le fatiche dell’Unità d’Italia; il Friuli rivendica una tradizione radicata nelle osterie locali. Tra leggende, rivendicazioni e racconti popolari, una certezza rimane: il tiramisù è oggi un dolce internazionale, capace di attraversare epoche, linguaggi gastronomici e territori.
Nel presente, il suo spirito si rinnova attraverso interpretazioni d’autore che ne rileggono struttura, consistenze e identità. A San Marzano sul Sarno, nel cuore dell’Agro nocerino-sarnese, la boutique Faiella Pastrychef rappresenta una delle realtà più interessanti della pasticceria contemporanea campana. Qui Vincenzo Faiella firma Cappuccino, una torta semifreddo che rilegge i codici aromatici del tiramisù senza replicarlo, trasformandoli in un linguaggio essenziale e moderno. La creazione si costruisce sulla Miscela del Maestro, un blend di pregiate Arabica con una piccola percentuale di Robusta, su una crema interna allo zabaione che richiama la rotondità del mascarpone e su una spolverata di cacao monorigine che chiude il profilo aromatico con eleganza. È un dolce che dialoga con la tradizione campana dei grandi lievitati e della pasticceria da boutique, fondendo influenze francesi e austriache con l’identità partenopea, e che conferma come il tiramisù possa essere punto di partenza per nuove forme espressive.
A Verona, il ristorante Iris dello chef Giacomo Sacchetto, una stella Michelin, propone un tiramisù rinnovato nelle forme e nelle texture, una lettura che conserva i riferimenti aromatici del dolce tradizionale ma li traduce in un’estetica essenziale, giocata su leggerezza, precisione e pulizia gustativa. A Torino, nel tempio piemontese della lievitazione guidato da Massimiliano Prete, il tiramisù appare nella sua veste più classica, ma è nei dettagli – l’equilibrio del caffè, la calibratura del cacao, la precisione delle creme – che rivela una mano contemporanea capace di valorizzare la tradizione senza stravolgerla.









