Sessanta professionisti provenienti da tutta Italia, un percorso di alta formazione che mette insieme università, istituzioni, imprese e Forze Armate e un obiettivo chiaro: costruire le competenze necessarie per affrontare le sfide della transizione ecologica e della rigenerazione ambientale, trasformando il sapere accademico in interventi concreti al servizio dei territori.
È il bilancio del workshop “Sinergie tra Università e Industria per la transizione ecologica e la rigenerazione ambientale“, ospitato a Villa Doria d’Angri nell’ambito del Master universitario di II livello M-TERACS del Centro Alti Studi Difesa. L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo di un intenso percorso formativo che ha coinvolto sessanta corsisti, tra professionisti altamente qualificati ed esponenti delle Forze Armate, chiamati a mettere le proprie competenze al servizio di una delle sfide più complesse del Paese: la bonifica dei territori contaminati e la loro riqualificazione in chiave sostenibile.
Il Master, nato dalla collaborazione tra il Centro Alti Studi per la Difesa, sei università italiane, il Commissario Unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati e l’Hub Tecnologico Ambientale RemTech, ha alternato lezioni teoriche e formazione sul campo, offrendo ai partecipanti un’esperienza diretta nei principali luoghi simbolo della rigenerazione ambientale campana.
Nei giorni precedenti al workshop, infatti, i corsisti hanno visitato il sito di interesse nazionale di Bagnoli–Coroglio, l’impianto Q8 di Napoli Est e il CRITEST di Acerra, il Centro di Ricerca, Innovazione, Trasferimento tecnologico e Sviluppo sostenibile per la Transizione ecologica. La struttura è destinata a diventare uno dei più avanzati poli europei per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, capace di mettere università e imprese nelle condizioni di sperimentare, su scala reale, nuove tecnologie per i materiali innovativi, il recupero di materiale, zero liquid discharge, l’economia circolare e la produzione di energia rinnovabile. Il centro rappresenterà un ponte stabile tra ricerca scientifica e industria, consentendo di trasferire rapidamente le innovazioni dai laboratori ai cantieri e agli impianti produttivi.
Ad aprire il workshop è stato il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, Antonio Garofalo, seguito dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca e degli enti ambientali.
Il Commissario Unico per la Terra dei Fuochi, Giuseppe Vadalà, ha ricordato come «in Campania c’è bisogno di professionisti altamente qualificati, perché sono loro che possono semplificare i processi e portarli a termine in modo sostenibile». Un lavoro destinato a produrre risultati nel medio-lungo periodo, considerando che il fenomeno interessa circa 150 mila ettari e novanta comuni. «L’inversione di tendenza inizierà a vedersi nei prossimi anni. È un percorso che richiederà almeno cinque, probabilmente dieci anni, ma il lavoro è già iniziato e procede».
Per l’assessore all’Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro, si deve rafforzare la collaborazione tra università, imprese ed istituzioni. Iniziative di questo tipo rappresentano uno strumento strategico per il futuro della regione. «È necessario superare il tradizionale modello che vedeva università, imprese ed enti locali separati e costruire una rete stabile di collaborazione. Le università possono sostenere le imprese con ricerca e innovazione, formare professionalità sulla base delle esigenze del territorio e contribuire a trattenere i giovani, mentre le amministrazioni possono programmare gli investimenti partendo dai bisogni reali delle comunità».
Sulla necessità di rafforzare il dialogo tra istituzioni e mondo scientifico si è soffermato anche il Direttore Generale di ARPA Campania, Luigi Stefano Sorvino. «Un ente di controllo come ARPA deve confrontarsi costantemente con il mondo della ricerca e con gli operatori del settore. La collaborazione, nel rispetto dei diversi ruoli, consente di affinare le conoscenze, acquisire nuove esperienze e migliorare l’efficacia delle attività di monitoraggio e tutela ambientale».
Il professor Francesco Colangelo, docente dell’Università Parthenope, ha sottolineato il carattere innovativo del percorso formativo: «Abbiamo unito la formazione in aula con il training on the job. I partecipanti hanno potuto confrontarsi direttamente con i siti di bonifica e con i centri di ricerca, in uno scambio continuo di competenze. Non è soltanto insegnamento: è un’esperienza reciproca nella quale università e professionisti crescono insieme». Colangelo ha inoltre evidenziato come, sul tema delle bonifiche, sia fondamentale affiancare alla competenza tecnica anche una corretta comunicazione, per dimostrare ai cittadini la qualità degli interventi messi in campo.
Il workshop ha così confermato la vocazione del Master M-TERACS a formare una nuova classe di professionisti capaci di accompagnare i processi di bonifica, rigenerazione ambientale e riconversione industriale. Una rete di competenze che mette in relazione università, istituzioni, ricerca e imprese con un obiettivo comune: offrire risposte concrete ai territori più fragili, a partire dalla Campania, trasformando la transizione ecologica in un’opportunità di sviluppo, innovazione e crescita sostenibile.









